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	<title>Crisi &#38; Sviluppo @ Manageritalia</title>
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	<description>Oltre la crisi, per cogliere opportunità e sviluppo</description>
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		<title>Manager: superiamo l&#8217;articolo 18</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi e Regolamenti]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[indagine Manageritalia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi 1.000 manager intervistati da Manageritalia ci hanno detto che la riforma del mercato del lavoro è necessaria per modernizzare il Paese e sostenere la crescita. L’articolo 18 non è un tabù, i lavoratori si tutelano aiutandoli a sviluppare professionalità e competenze! La maggioranza dei manager nei confronti dell’articolo 18 ha un atteggiamento laico. Infatti, dicono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/articolo-18.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2141" title="articolo-18" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/articolo-18-192x300.gif" alt="" width="192" height="300" /></a>Quasi 1.000 manager <a href="http://www.manageritalia.it/export/sites/it.manageritalia/content/download/Informazione/Indagine_Manageritalia_Lavoro_art_18_22gen2012.pdf">intervistati da Manageritalia </a>ci hanno detto che la riforma del mercato del lavoro è necessaria per modernizzare il Paese e sostenere la crescita. L’articolo 18 non è un tabù, i lavoratori si tutelano aiutandoli a sviluppare professionalità e competenze!</p>
<p><strong>La maggioranza dei manager nei confronti dell’articolo 18 ha un atteggiamento laico</strong>. Infatti, dicono che non è sicuramente l’esistenza dell’articolo 18 che impedisce alle aziende di assumere e all’occupazione di aumentare (61,7%, 32,4% molto 29,3% abbastanza d’accordo). Così come pensano che comunque l’articolo 18 e le logiche sottostanti siano negative per le aziende, ma soprattutto per i lavoratori che a fronte del mantenimento del posto rischiano di avere un danno a livello professionale, fisico e psicologico (53,3%, 19,3% molto e 34% abbastanza d’accordo).</p>
<p><strong>Questa visione laica dell’articolo 18 non si motiva con un disinteresse per i diritti dei singoli, ma deriva da quella che secondo i manager deve essere la moderna tutela del lavoro</strong>. Infatti, si dice che oggi sempre più spesso la competizione mette le aziende di fronte all’obsolescenza di alcune professionalità e alla rapida sostituzione con altre e questo problema va gestito a livello di sistema cioè con una riforma del lavoro complessiva (86,4%, 48,1% molto e 38,3% abbastanza d’accordo).</p>
<p><strong>Proprio per questo i manager affermano che nell’attuale contesto economico bisogna difendere non il posto di lavoro, ma il lavoro e la professionalità delle persone</strong> e quindi parti sociali e politica devono ripartire da qui (88,2%, 49,8% molto e 38,6% abbastanza d’accordo).</p>
<p>Allora il problema e la tutela degli individui deve essere gestita a livello di sistema. Dalle aziende che hanno il compito di assicurare per quanto possibile ai propri collaboratori una continua crescita professionale con opportunità di riconversione della professionalità verso le nuove esigenze (90%, 48,1% molto e 41,9% abbastanza). Dal sindacato che deve aiutare i lavoratori a difendere non il posto di lavoro, ma la loro professionalità (76%, 41,2% molto e 34,8% abbastanza). Dagli stessi lavoratori che, aiutati da sindacati e aziende, devono curare il loro sviluppo professionale (83,4%, 42,9% molto e 40,5% abbastanza). A conferma di tutto ciò negano con forza che i singoli possano essere abbandonati a se stessi, dal sistema, dalle aziende e dai sindacati, nel difficile compito di curare il loro sviluppo professionale (60%, 42,9% poco e 17,1% per niente d’accordo).</p>
<p>Insomma, <strong>una visione più al passo con i tempi che si fonda sulla difesa non del posto di lavoro, ma del lavoro e della professionalità delle persone</strong>. Un cambiamento che non vuol dire meno sindacato o meno tutele, ma piuttosto più adatti al contesto.</p>
<p>Sulla riforma del lavoro vi segnaliamo anche l&#8217;<a href="http://video.corriere.it/brava-fornero-ma-piu-coraggio/daec0c08-4cbd-11e1-8838-1be80b480ae6">intervista di Daniele Manca a Roger Abravanel sul Corriere.it</a>.</p>
<p><strong>Si può non essere d’accordo con l&#8217;opinione dei manager e con quella dei commentatori più onesti, in grado di osservare in modo lucido la realtà delle nostre aziende e di un mercato del lavoro che sta inesorabilmente cambiando?</strong></p>
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		<title>Cade l&#8217;ultimo tabù: il posto fisso non c&#8217;è più!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[mario monti]]></category>
		<category><![CDATA[matrix]]></category>
		<category><![CDATA[Posto fisso]]></category>
		<category><![CDATA[susanna camusso]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo ha detto ieri il premier Monti a Matrix e questo scatenando un sacco di polemiche. Non si capisce perché visto che questa è ormai la realtà da parecchi anni (per un approfondimento, leggi questo articolo e l&#8217;indagine di Manageritalia), realtà che tanti hanno pensato di non voler vedere e  contrastare con inutili casse integrazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/monti-posto-fisso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2125" title="monti-posto-fisso" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/02/monti-posto-fisso-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a><strong>Lo ha detto ieri il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-02/monti-posto-fisso-esiste-063814.shtml?uuid=Aa0zGjlE">premier Monti a Matrix</a> e questo scatenando un sacco di polemiche. </strong>Non si capisce perché visto che questa è ormai la realtà da parecchi anni (per un approfondimento, leggi <a href="http://www.manageritalia.it/export/sites/it.manageritalia/content/download/Informazione/LaStampa_1_2_2012.pdf">questo articolo</a> e l&#8217;<a href="http://www.manageritalia.it/export/sites/it.manageritalia/content/download/Informazione/Indagine_Manageritalia_Lavoro_art_18_22gen2012.pdf">indagine di Manageritalia</a>), realtà che tanti hanno pensato di non voler vedere e  contrastare con inutili casse integrazioni per svariati anni a lavoratori di aziende morte. Inutile sovvenzionare aziende morte, doveroso aiutare lavoratori senza lavoro, ma non mantenendo in vita aziende zombi, ma piuttosto dando loro reddito e formazione per rientrare in nuove aziende e business che andrebbero incentivati e non lo sono!</p>
<p><strong>Tutti sappiamo, anche per esperienza diretta, che sempre più spesso  gli individui sopravvivono, anche in termini di vita lavorativa, alle aziende.</strong> Soprattutto sappiamo che aziende e individui devono cambiare “pelle” sempre più spesso nell’arco della loro vita (business o professione che sia).</p>
<p>Allora, perché tanti si stupiscono e si indispettiscono (per non dire di peggio) di fronte a un premier che osa dire la verità, che i sindacati non vogliono vedere, capire o dire?</p>
<p><strong>Bello, a questo proposito, il dialogo a distanza tra <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/31/news/sindacato_marsigliese-29051997/">Eugenio Scalfari e Susanna Camusso</a>, che ha come primo incomodo Luciano Lama.</strong> Un dialogo tra sordi, dove l’età non centra nulla (Lama e Scalfari sono i più anziani) e come pare chiaro è direttamente proporzionale alla capacità di leggere la realtà e alla volontà di governarla piuttosto che subirla!</p>
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		<title>Qualche (breve) dritta dai Ceo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[ceo]]></category>
		<category><![CDATA[consigli per i manager]]></category>
		<category><![CDATA[fare carriera]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienze, consigli, best practice. Ma anche, perché no, aforismi. Purché siano brevi, efficaci e soprattutto autentici. Un Ceo dovrebbe sempre tenere presente gli esempi virtuosi e trarne degli insegnamenti per lavorare meglio, come spiega Peter Corbett, il giovane amministratore delegato di iStrategyLabs. Se viviamo nel mondo dei social network, dove tutto scorre veloce e muta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/sunshine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2118" title="sunshine" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/sunshine-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Esperienze, consigli, best practice. Ma anche, perché no, aforismi. Purché siano brevi, efficaci e soprattutto autentici. Un Ceo dovrebbe sempre tenere presente gli esempi virtuosi e trarne degli insegnamenti per lavorare meglio, <a href="http://om.ly/BlGiY">come spiega Peter Corbett</a>, il giovane amministratore delegato di <a href="http://om.ly/BlGiY">iStrategyLabs</a>. Se viviamo nel mondo dei social network, dove tutto scorre veloce e muta in fretta, rapporti compresi, ecco che tenere qualche punto saldo ogni tanto può esserci d’aiuto. Una serie di massime per riflettere e su cui, ne siamo certi, ci sarebbe molto altro da dire (ma il tempo di lettura di un post non può che essere breve, quindi le dichiarazioni lo saranno altrettanto).</p>
<p><strong>Daniel Ek</strong> (Ceo <a href="http://www.spotify.com/int/">Spotify</a>): “Individua le 5 priorità su cui concentrarti e dedicati a queste in modo implacabile e ripetutamente. Se sono di meno è anche meglio”.</p>
<p><strong>Dennis Crowley</strong> (Ceo <a href="https://it.foursquare.com/">FourSquare</a>): “Non permettere che la gente ti dica che le tue idee non funzioneranno. Se hai il presentimento che una cosa funzionerà realizzala. Non dare retta a chi ti disprezza”.</p>
<p><strong>Sarah Prevette</strong> (Fondatrice <a href="http://sprouter.com/">Sprouter</a>): “Fallo. Concludilo. Verifica i feedback e sistemalo di conseguenza. Affrettati, persevera e non perdere la fiducia in te stesso”.</p>
<p><strong>Sarah Lacy</strong> (Ceo <a href="http://pandodaily.com/">PandoDaily</a>): “Segui il tuo istinto. Può essere sbagliato, ma non avrai rimpianti se sbagli. Ti pentirai invece se non consideri il tuo istinto e poi sbagli”.</p>
<p><strong>Craig Newmark</strong> (Fondatore <a href="http://www.craigslist.org/about/sites/">Craigslist</a>): &#8220;Tratta le persone allo stesso modo in cui vuoi essere trattato e fai sempre riferimento al Customer service&#8221;.</p>
<p><strong>Gary Vaynerchuk</strong> (Ceo <a href="http://vaynermedia.com/">VaynerMedia</a>): “Lavora per i tuoi clienti, non per la stampa o per i report finali. Il tuo target finale (cliente, consumatore ecc.) è l’unica cosa che importa a lungo termine”.</p>
<p><strong>Matt Mullenweg</strong> (Ceo <a href="http://automattic.com/">Automattic</a>): “Reinventa le ruote di cui hai bisogno per correre”.</p>
<p><strong>Jason Goldberg</strong> (Ceo <a href="http://Fab.com/">Fab.com</a>): “Afferra una cosa e fai quella cosa meglio di chiunque altro”.</p>
<p><strong>Alexis Ohanian</strong> (Ceo <a href="http://it.reddit.com/">Reddit</a>): “Fai ciò che la gente vuole, poi stroncalo e farai qualcosa che la gente adorerà”.</p>
<p><strong>Chris Brogan</strong> (Presidente <a href="http://www.humanbusinessworks.com/">Human Business Works</a>): “Compra il libro di Eric Ries e poi  costruisciti un palco. Questo è un anno alla grande”.</p>
<p><strong>Matt Howard</strong> (Ceo <a href="http://zoomsafer.com/">ZoomSafer</a>): “Saggezza di una startup. Il primo lavoro di un Ceo non è dirigere per il denaro”.</p>
<p><strong>Brian Wong</strong> (Ceo <a href="http://kiip.me/">Kiip</a>): “Impara sempre dagli altri. Quando incontri qualcuno non devi voler qualcosa da lui ma devi voler imparare qualcosa da lui”.</p>
<p><strong>Seth Priebatsch</strong> (Direttore <a href="http://twitter.com/sethpriebatsch">Ninja</a>, <a href="http://www.scvngr.com/about">Scvngr</a> e <a href="https://www.thelevelup.com/">LevelUp</a>): “Una cosa che mio padre mi ha insegnato. Chiedi il perdono, non il permesso”.</p>
<p><strong>Hooman Radfar</strong> (Fondatore <a href="http://www.clearspring.com/about#.TyeobZi0c4Y">Clearspring</a>): “Regala la vittoria, trattieni le sconfitte. Il tuo lavoro consiste nel curare la grandezza”.</p>
<p><strong>Alexa Hirschfeld</strong> (Ceo <a href="http://www.paperlesspost.com/">Paperless Post</a>): “I clienti e i dipendenti sono gli indicatori chiave del successo di un’azienda. La stampa e gli investitori arrivano dopo mesi”.</p>
<p>Sicuramente nel corso della vostra carriera avrete incontrato <strong>uomini e donne eccezionali che hanno saputo trasmettervi importanti valori e insegnamenti.</strong> Magari, tra questi, c&#8217;erano anche vostro padre e vostra madre. Allora perché non ci scrivete la vostra massima, il vostro pensiero guida in grado di dare lo spunto per lavorare (e vivere) sempre meglio?</p>
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		<title>Twitter in azienda con più hashtag</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunicare con Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[hashtag]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Che il “fenomeno” Twitter sia ormai esploso anche in Italia nessuno lo può negare. L’utilizzo di questo social network che mette a disposizione 140 caratteri per lanciare i nostri messaggi è senz’altro un’opportunità per creare maggiori connessioni e comunicare in modo più diretto ed efficace anche in chiave corporate. Gli hashtag sono tuttavia ancora poco conosciuti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Hashtags.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2114" title="Twitter-Hashtags" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Hashtags.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>Che il “fenomeno” Twitter sia ormai esploso anche in Italia <a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-318b2683-8de6-4bfb-886d-9b88e842588c.html">nessuno lo può negare</a>. L’utilizzo di questo social network che mette a disposizione 140 caratteri per lanciare i nostri messaggi è senz’altro un’opportunità per creare maggiori connessioni e comunicare in modo più diretto ed efficace anche in chiave corporate.</p>
<p><strong>Gli <a href="https://gaggleamp.com/blog/hash-tagging-corporate-tweets/?utm_source=GaggleAMP-GaggleAMP&amp;utm_medium=Twitter%20(GaggleAMP)&amp;utm_content=13264-Using%20hashta&amp;utm_campaign=(GaggleAMP)">hashtag</a> sono tuttavia ancora poco conosciuti. Giusto per essere chiari, stiamo parlando di tweet preceduti da un cancelletto (#) che vengono creati di solito in occasione di eventi su cui si offrono rapidi e costanti aggiornamenti, come se si seguisse una conversazione in corso.</strong> Corrispondono ai tag dei post dei blog o dei video di YouTube. Il vantaggio? Questi tweet possono essere trovati e classificati meglio e in modo più ordinato. Allo stesso tempo si aumenta il numero dei nostri follower.</p>
<p><strong>Facciamo un esempio. </strong><a href="http://twitter.com/manageritalia">Manageritalia</a> ha organizzato un convegno sulla carriera e vuole dare la possibilità di seguire la discussione via Twitter. Ecco che l’hashtag da ricercare potrebbe essere #Manageritaliaconvegnocarriera. Se si cercasse solo la parola Manageritalia su Twitter uscirebbe di tutto (ebbene sì, siamo noti, citati e ripresi anche lì).<br />
<strong>Un consiglio pratico per l’utilizzo degli hashtag?</strong> Se ne possono usare più di uno per ogni tweet ma è comunque preferibile scegliere parole chiave che sono già state create e che hanno un loro pubblico (come i tag dei post del resto).</p>
<p><strong>E voi a che punto siete con Twitter dentro e fuori l’azienda? Utilizzate gli hashtag?</strong></p>
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		<title>Ceto medio bye-bye: è la globalizzazione, bellezza?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Tema caldo di questi giorni è la crescita del divario tra i più ricchi e tutti gli altri. I dati ci dicono che c’è stato globalmente un crollo dei redditi medi dei ceti medi e bassi e un aumento di quelli, pochi, alti e anche che chi guadagna e possiede di più non è aumentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/rich_poor.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2107" title="rich_poor" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/rich_poor-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a>Tema caldo di questi giorni è la crescita del divario tra i più ricchi e tutti gli altri. I <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/24/news/istat-28671975/?rss">dati</a> ci dicono che c’è stato globalmente un crollo dei redditi medi dei ceti medi e bassi e un aumento di quelli, pochi, alti e anche che chi guadagna e possiede di più non è aumentato per numero ma solo per entità del guadagno, mentre gli altri hanno perso. In Italia questo è avvenuto ancora di più a tutto danno di chi non è ricco (ma chi sono i ricchi in Italia?), soprattutto negli ultimi 10 anni dei lavoratori dipendenti.</p>
<p><strong>Ora il problema è complesso, la causa principale è per tanti rintracciabile nella globalizzazione che ha veramente messo in concorrenza tra loro, senza se e senza ma (non valgono più distanze, monete ecc.), tantissimi paesi, quelli più avanzati e quelli che stanno avanzando velocemente (Bric, Brics ecc.).</strong> Una concorrenza sui costi, che ha portato alle ben note delocalizzazioni, ma ormai anche su tecnologia, innovazione ecc. perché i Brics e non solo anche in questo sono forti. Il tutto senza considerare che è nei Brics che sta il futuro in termini di mercato, miliardi di consumatori che stanno neanche più tanto piano piano elevando il loro reddito ecc. diventando in minima parte (ma là sono centinaia di milioni) ricchi e molti di più classe media.</p>
<p>Il paradosso è che da noi la classe media non c’è più, o meglio c’è ma a livelli di reddito e vita si è notevolmente spostata in basso.</p>
<p><strong>Per farla breve cosa fare? <a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/01/26/thomas-friedman-new-york-times-apple-iphone-ipad_n_1234271.html">In Usa il dibattito è caldo </a> e c’è chi dice come Friedman che la classe media deve aumentare conoscenze e non solo per produrre valore aggiunto e non combattere solo sul costo e chi non è d’accordo.</strong> Ma soprattutto se la classe media occidentale deve fare questo up grade e quella dei paesi in via di sviluppo è in fase di creazione non rischiamo di passare dalla lotta tra ricchi e poveri a quella della classe media al di là e al di qua della ormai inesistente linea di demarcazione tra chi è avanzato e chi si sta sviluppando? E allora?</p>
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		<title>Lezioni 2.0 e non solo da Monsignor Ravasi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Pedretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[l'espresso]]></category>
		<category><![CDATA[monsignor gianfranco ravasi]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera leggendo su l’Espresso la rubrica di Monsignor Gianfranco Ravasi, ho trovato un monito forte per quanti nella vita e nel business pensano ancora che il mondo 2.0 (ormai potremmo essere a X.0) sia un gioco. Ravasi, che travalica nella qualità ogni ideologia, mi ha stupito perché ha fatto in 4.000 battute la miglior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/gianfranco-ravasi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2101" title="gianfranco-ravasi" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/gianfranco-ravasi.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Ieri sera leggendo su l’Espresso la rubrica di Monsignor Gianfranco Ravasi, ho trovato un monito forte per quanti nella vita e nel business pensano ancora che il mondo 2.0 (ormai potremmo essere a X.0) sia un gioco. <a href="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/01/Anche-Ges%C3%B9-userebbe-Twitter.-Gianfranco-Ravasi.-LEspresso.pdf">Ravasi</a>, che travalica nella qualità ogni ideologia, mi ha stupito perché ha fatto in 4.000 battute la miglior analisi di quello che dovrebbe essere il mondo 2.0 per tutti noi.</p>
<p><strong>Leggere il suo commento non potrà che convincere anche i più scettici che la rete, i social ecc. non sono giochi, ma modi attuali di comunicare, vivere e avere relazioni.</strong> E quindi da tenere nel dovuto conto da tutti e ancor più da chi, manager o lavoratore, deve anche e soprattutto personalmente utilizzare questi strumenti senza se e senza ma. Interessante è anche pensare, come dice Ravasi, che scrivere qualcosa in 140 battute ci aiuta a essenzialità e chiarezza, non male come monito per la comunicazione in generale.</p>
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		<title>Martone? In fondo ha un poco ragione!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bamboccioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Le dichiarazioni di ieri del viceministro del Lavoro Michel Martone hanno suscitato un putiferio, sui giornali e sul web. Apostrofare col termine “sfigati” i giovani che a 28 anni non sono ancora laureati, chi non ha scelto studi tecnici e non è “secchione” è senz’altro discutibile per il modo (ci sono termini migliori) e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/michel-martone-università.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="michel-martone-università" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/michel-martone-università-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Le dichiarazioni di ieri del viceministro del Lavoro Michel Martone hanno suscitato un putiferio, sui <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_24/martone-laureati-sfigati_7b0f4f6a-4679-11e1-90ee-63dee1b6b376.shtml?fr=box_primopiano">giornali</a> e sul <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/24/chi-e-michel-martone/">web</a>. Apostrofare col termine “sfigati” i giovani che a 28 anni non sono ancora laureati, chi non ha scelto studi tecnici e non è “secchione” è senz’altro discutibile per il modo (ci sono termini migliori) e la generalizzazione (ci sono sicuramente eccezioni in chi lavora, magari perché non ha una famiglia che possa pagare gli studi, fa figli ecc.).</p>
<p><strong>Però, se andiamo al sodo e escludiamo tutti i casi particolari, non ha tutti i torti, anche se non può parlare solo a nuora, se suocera non fa nulla.</strong></p>
<p>L’Italia ha un problema serio a livello formativo, un problema che incide non poco sulla nostra crisi e che dobbiamo risolvere. Il problema è sintetizzabile nel fatto che abbiamo pochi laureati e troppi dei pochi che lo fanno sono in ritardo, per non parlare dei tanti che abbandonano. Poi c’è anche il fatto che anche con la laurea trovare un lavoro, ancor più decente, non è facile.</p>
<p>Le colpe? Andiamo con ordine.</p>
<p><strong>Sicuramente e soprattutto di un Paese che fa poco per i giovani e per formare al meglio i futuri lavoratori della conoscenza, che ha un sistema universitario inefficace</strong> (troppe università e poca qualità, costoso per chi non ha possibilità …) e inefficiente (scollegato dal mondo del lavoro, non favorisce l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro, c’è scarso orientamento professionale, le borse di studio non sono sempre facili da ottenere e i corsi di laurea prevedono esami con programmi nebulosi e dove l’approccio pratico – o epistemologico, come si dice all’università – risulta carente). E qui la suocera, lo Stato, deve darsi una mossa e fare tantissimo e visto che Martone è di casa potrebbe parlare pure a lei.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda la nuora, resta vero come dice Martone, non nei termini in cui lo dice, che anche i giovani devono darsi una mossa,</strong> tanti già lo fanno, ma qui parliamo di quelli che allungano gli studi oltremodo e senza nessuna seria motivazione, che non hanno fame di sapere lingue, conoscere il mondo ecc. Bene questi prima di tutto per loro stessi, ma anche per il Paese devono darsi una mossa.</p>
<p>Ma diamoci tutti una mossa. Perché se l’economia non riparte, il lavoro per i giovani resta un tabù… rischiamo di diventare un Paese sfigato, per dirla con Martone. E se alcuni possono scappare all’estero, i tanti che vogliono restare è bene che si diano da fare. Insomma anche qui non ci starebbe male un &#8220;ritornate a bordo, cazzo!&#8221;. Un monito, forte rivolto a tutti quelli che hanno responsabilità e tutti ne abbiamo e ce le dobbiamo prendere. Martone in primis parlando anche a suocera.</p>
<p><strong>E voi cosa ne pensate, da manager e magari selezionatori del personale? Quali sono i problemi principali che causano il ritardo dei tempi di laurea? Tutta colpa dell’indole “bambocciona” oppure qualche responsabilità ce l’hanno anche gli atenei italiani, le aziende e quindi i manager?</strong></p>
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		<title>Liberalizzazioni: i manager dicono di sì, ora avanti con le altre priorità</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggi e Regolamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[manager]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo economico]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa pensano i manager delle liberalizzazioni, tema caldo di questi giorni? Gli 840 dirigenti e quadri intervistati via web da AstraRicerche per Manageritalia tra il 17 e il 18 gennaio sono favorevoli alle liberalizzazioni di settori e professioni e le ritengono importanti (85,9%, molto importanti 57,1% e abbastanza importanti 28,8%) per riprendere a crescere. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/21/news/liberalizzazioni_i_manager_controcorrente_le_vere_riforme_burocrazia_e_spesa_pubblica-28534958/">Cosa pensano i manager delle liberalizzazioni</a>, tema caldo di questi giorni? Gli 840 dirigenti e quadri intervistati via web da AstraRicerche per Manageritalia tra il 17 e il 18 gennaio sono favorevoli alle liberalizzazioni di settori e professioni e le ritengono importanti (85,9%, molto importanti 57,1% e abbastanza importanti 28,8%) per riprendere a crescere.</strong> Ma questo non basta e non è neppure al primo posto nelle cose da fare. Ancor prima i manager indicano quali condizioni sono necessarie per lo sviluppo: tagliare la spesa pubblica (95%, 85% molto e 10% abbastanza d’accordo), supportare e incentivare R&amp;D e innovazione (96,2%, 71,7% molto e 24,5% abbastanza d’accordo), migliorare tempi e modi della giustizia civile (91%, 70,5% molto e 20,5% abbastanza d’accordo), semplificare e abbattere costi di incombenze amministrative e burocratiche delle aziende e dei cittadini (92,6%, 69,5% molto e 23,1% abbastanza d’accordo), diminuire il costo del lavoro abbassando le tasse su dipendenti e imprese (92,9%, 61,9% molto e 31% abbastanza d’accordo), attuare un collegamento strutturale tra formazione scolastica (diplomi professionali e università) e aziende (92,4%, molto 58,1% e 34,3% abbastanza d’accordo). A seguire, dopo le liberalizzazioni, troviamo: investire in infrastrutture (95,7%), sviluppare una politica industriale tesa a supportare i settori portatori di valore aggiunto oggi e soprattutto in futuro (92,8%) e finanziare solo i settori che hanno futuro (78,3%).</p>
<p><strong>«I manager» dice Guido Carella, presidente Manageritalia (<em>vedere l&#8217;intervista sotto a SkyTg24</em>) «hanno voglia, come ci manifestano da tempo nei modi più svariati, di dire la loro e di contribuire a cambiare il Paese per tornare a crescere in modo strutturale.</strong> Come abbiamo visto ritengono le privatizzazioni importanti, anche se, dicono, ci sono altri aspetti che lo sono ancora di più. In ogni caso, visto che subiscono sulla loro pelle quotidianamente, come manager e come cittadini, tantissimi di questi vincoli chiedono a gran voce di procedere spediti con le liberalizzazioni, ma anche e soprattutto con tagli della spesa pubblica e miglioramento di giustizia e burocrazia e abbattimento di costo del lavoro e de troppi “monopoli” sia a livello professionale che settoriale. Sia chiaro, liberalizzare non è positivo in sé e per sé, ma soprattutto non vuole e non può dire arrivare a una deregulation selvaggia. In generale, deve portare ad aumentare la concorrenza a vantaggio dei consumatori e degli operatori più capaci che potrebbero trovare slancio e nuova linfa in un settore più concorrenziale. Deve creare più spazio per i giovani, per chi ha competenze e capacità da mettere in campo in un vero regime di libera concorrenza e un indubbio vantaggio per i cittadini e consumatori. La liberalizzazione è d’altronde in atto da anni anche nel mondo del lavoro dipendente e già oggi, pur permanendo ancora parecchie regole e norme del passato, di fatto abbiamo un lavoro che cambia più volte nell’arco del ciclo di vita degli individui per professionalità, azienda, tipo di contratto ecc. Un lavoro a fronte del quale alcune vecchie tutele non hanno più senso e anzi rischiano di lasciare i singoli nella falsa illusione di avere un posto sicuro che prima o poi viene invece inesorabilmente smentita dai fatti, senza che siano preparati a gestirli. Un lavoro che anche qui si deve basare sempre più sul merito. Certo, in questo come in tutti gli altri casi, dobbiamo accompagnare il cambiamento supportando le persone con incentivi, strumenti e programmi volti ad aiutare, accompagnare e spingere al cambiamento. Ma cambiare è indispensabile per gli individui e la collettività».</p>
<p><strong>E voi? Cosa pensate del decreto legge sulle liberalizzazioni? Quali sono le priorità per far tornare a crescere il nostro paese?</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/yemI43FNuPE?rel=0" frameborder="0" width="400" height="301"></iframe></p>
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		<title>Come diventare un community manager di successo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[community manager]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Si celebra oggi il terzo anniversario simbolico della nascita del community manager, una figura manageriale sempre più richiesta nelle grandi e piccole aziende, grazie all’importanza crescente assunta dagli ambienti del web 2.0 (social network, blog, canali di informazione come Twitter ecc.). Le caratteristiche migliori per ricoprire questo ruolo con efficacia? Ecco una lista che può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/job-community-manager.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2082" title="job-community-manager" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/job-community-manager-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si celebra <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/community_manager_appreciation_day_2012.php">oggi</a> il terzo anniversario simbolico della nascita del community manager, una figura manageriale sempre più richiesta nelle grandi e piccole aziende, grazie all’importanza crescente assunta dagli ambienti del web 2.0 (social network, blog, canali di informazione come Twitter ecc.).</p>
<p><strong>Le caratteristiche migliori per ricoprire questo ruolo con efficacia?</strong> Ecco una lista che può essere presa in considerazione e alcune indicazioni sugli errori che non dovrebbero mai essere commessi.</p>
<p><strong>Caratteristiche migliori</strong></p>
<ul>
<li>Essere preparato sul prodotto/marchio/argomento che si sta trattando.</li>
<li>Far sentire tutti benvenuti nelle community.</li>
<li>Dare a tutti una seconda possibilità per replicare, creare dibattito e interagire con gli altri membri.</li>
<li>Conoscere le esigenze dei membri della community e, meglio, conoscerli anche nella realtà.</li>
<li>Sorridere anche nella vita reale ogni volta che pubblica un emoticon smile.</li>
<li>Non nascondersi dietro a una maschera ma rivelare la propria identità dalla passione con cui modera e padroneggia determinati argomenti.</li>
<li>Avere competenze legate al marketing, al supporto per la clientela, alla strategia di prodotto e alla user experience.</li>
<li>Avere interesse ad approfondire nuove  competenze, dall’apprendimento di nuove skill a una nuova lingua.</li>
<li>Difendere il brand per cui lavora  ma non spaventarsi di fronte alle scuse da rivolgere al pubblico in caso di errore/incidente.</li>
<li>Trovare la soluzione migliore per uscire da un impasse nella discussione.</li>
<li>Essere interessati a confrontarsi con opinioni e pensieri diversi dai propri.</li>
<li>Leggere test psicologici, report e statistiche.</li>
<li>Condividere informazioni e materiali.</li>
</ul>
<p><strong>Difetti imperdonabili</strong></p>
<ul>
<li>Giudicare i membri della community, anche sul modo in cui scrivono o sulle loro abilità comunicative.</li>
<li>Essere frenetici.  Deve essere rapido, ma non lasciarsi prendere dalla fretta, ha pochi minuti per rispondere e dar voce al brand, deve essere calmo e ponderare con cura quel che deve dire.</li>
<li>Essere permalosi. Il community manager è in costante contatto con le persone (utenti e clienti) e non deve mai perdere la calma se qualcuno lo contraddice, gli fa un appunto o lo critica.</li>
<li>Non avere autonomia. Deve essere in grado di prendere decisioni e assumersi delle responsabilità sia in agenzia che in azienda.</li>
<li>Essere incapaci di modificare il linguaggio e il tono specifici per ogni situazione.</li>
</ul>
<p><strong> E voi? Conoscete o siete dei community manager? Dal vostro punto di vista, quali sono i must e gli errori da evitare nella maniera più assoluta? Come si evolverà questa professione nei prossimi anni?</strong></p>
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		<title>Email dopo il lavoro? In Brasile scattano gli straordinari</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggi e Regolamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Rispondere alle email fuori dall’orario di lavoro capita a tutti e per i manager è, di fatto, la norma. Eppure il Brasile, paese dall’economia in forte sviluppo, tanto da far parte della sigla Bric insieme a Russia, India e Cina, ha lanciato in questi giorni un segnale a tratti sconcertante . Il presidente Dilma Rousseff [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/smartphone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2076" title="smartphone" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/smartphone-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Rispondere alle email fuori dall’orario di lavoro capita a tutti e per i manager è, di fatto, la norma. Eppure il Brasile, paese dall’economia in forte sviluppo, tanto da far parte della sigla Bric insieme a Russia, India e Cina, ha lanciato <a href="http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_15/burchia-brasile-email-dopo-lavoro-straordinari_86431324-3f8c-11e1-8779-a112fb36ee96.shtml">in questi giorni un segnale a tratti sconcertante </a>. Il presidente Dilma Rousseff ha attirato ancora una volta l’attenzione internazionale per aver emanato da poco una legge sugli smartphone, secondo la quale i lavoratori che rispondono alle email dopo l’orario di lavoro hanno il diritto di chiedere la retribuzione degli straordinari. Tra le prime reazioni dal mondo delle aziende, quella di <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/24/business/volkswagen-curbs-company-e-mail-in-off-hours.html?_r=1">Volkswagen</a>: il server smetterà di inoltrare le mail 30 minuti prima dell’inizio della nuova giornata. Atos ha dichiarato di interrompere l’invio di email aziendali ai propri lavoratori a partire dal 2013. Iniziative che vanno in questa direzione anche da Deutsche Telekom e Henkel.</p>
<p><strong>Cosa ne pensate? Si tratta di una norma giusta, visto che l’attività di scrittura delle email è vero e proprio lavoro, oppure è un’esagerazione? E ancora, dovremmo o no tutti noi dare una graduatoria di importanza ai vari messaggi per staccare veramente con la mente? Ma per il lavoro manageriale tutto ciò ha poi senso? È realistico chiedere di sospendere questa attività o pagarla come extra?</strong></p>
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