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	<title>Crisi &#38; Sviluppo @ Manageritalia</title>
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	<description>Oltre la crisi, per cogliere opportunità e sviluppo</description>
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		<title>O accetti le regole e trovi una soluzione o te ne vai: superare la cultura dell&#8217;alibi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;allenatore della squadra italiana maschile e femminile di pallavolo negli anni Novanta Julio Velasco è intervenuto tempo fa su un argomento a lui caro a un nostro workshop dedicato alla “cultura dell’alibi” – molto diffusa a vari livelli nei più diversi contesti – e ai suoi effetti paralizzanti rispetto alla vita e alla gestione di un’azienda [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/scuse.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5015" alt="scuse" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/scuse-300x176.jpg" width="300" height="176" /></a>L&#8217;allenatore della squadra italiana maschile e femminile di pallavolo negli anni Novanta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julio_Velasco" target="_blank"><strong>Julio Velasco</strong></a> è intervenuto tempo fa su un argomento a lui caro a un nostro workshop dedicato alla “cultura dell’alibi” – molto diffusa a vari livelli nei più diversi contesti – e ai suoi effetti paralizzanti rispetto alla vita e alla gestione di un’azienda e, in generale, di un’organizzazione sociale.</p>
<p><strong>L&#8217;intervento di Velasco era incentrato sul racconto di un episodio, peraltro anche molto divertente, legato a una sua esperienza da dilettante, quando con gli amici si ritrovava a giocare a beach volley sulle spiagge di Mar del Plata in Argentina, suo paese d’origine.</strong> Un compagno di squadra, ogni volta che sbagliava un colpo, imputava la ragione dell’errore al fatto di giocare sulla sabbia, lasciando sconcertato Velasco che, a un certo punto, ci ha raccontato, prese il compagno sotto braccio e gli disse: «Senti un po’, capisco che giocare sulla sabbia sia difficile, ma devi fartene una ragione, perché stiamo facendo un torneo di beach volley e, forse non lo sai, ma sulla spiaggia c’è la sabbia. Quindi, o accetti la cosa e pensi a come giocare meglio sulla sabbia, oppure te ne vai».</p>
<p>Questo è il punto: o abbandoniamo la cultura dell’alibi e accettiamo di avere aree di miglioramento per facilitare la crescita e lo sviluppo delle nostre capacità, con cui incidere da protagonisti sugli eventi, o innescheremo un meccanismo che si rivelerà non solo regressivo ma, se portato all’estremo, pericolosamente paralizzante.</p>
<p><strong>Cosa ne pensate? </strong></p>
<p><strong>Avete mai avuto a che fare con persone che trovavano sempre un alibi, una scusa per non fare una cosa, per non partecipare a un progetto, mettersi in gioco e affrontare la realtà e le sue regole?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come creare una app di successo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;avvento degli smartphone ha trasformato il modo di comunicare e ha modificato anche il concetto stesso di comunicazione. Soprattutto grazie all’app che permettono di fare tantissime cose, tra cui, solo per citarne qualcuna, si possono aggiornare i profili social, leggere  quotidiani e fare acquisti. A oggi sul mercato sono disponibili circa 1 milione e 675 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/app.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-5011" alt="app" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/app-300x165.png" width="300" height="165" /></a>L&#8217;avvento degli smartphone ha trasformato il modo di comunicare e ha modificato anche il concetto stesso di comunicazione. Soprattutto grazie all’app che permettono di fare tantissime cose, tra cui, solo per citarne qualcuna, si possono aggiornare i profili social, leggere  quotidiani e fare acquisti.</p>
<p><strong>A oggi sul mercato sono disponibili circa 1 milione e 675 mila applicazioni, di cui 825mila realizzate per dispositivi Apple e le restanti 850mila disponibili per Android.</strong> Tenendo a mente questi dati, risulta difficile pensare di poter creare una nuova applicazione che risulti utile ed accattivante per gli utenti. In realtà, ci sono delle semplici regole che, se seguite, possono aiutarci a creare un&#8217;app di successo.</p>
<p><a href="http://www.walkonjob.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1337:come-creare-un-app-di-successo&amp;catid=7:mondo-del-lavoro&amp;Itemid=102" target="_blank">Continua a leggere su Walk on Job</a>.</p>
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		<title>Il gioco degli scacchi per i manager</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/05/scacchi-e-strategie-aziendali-luca-desiata/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Lucarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[#letturexmanager]]></category>
		<category><![CDATA[luca desiata]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi e strategie aziendali]]></category>

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		<description><![CDATA[In un precedente post ho parlato del libro “Scacchi e strategie aziendali” (Hoepli), un manuale pratico per affinare le capacità decisionali dei manager in situazioni complesse. Ho il piacere adesso di intervistare l’autore, Luca Desiata, che ringrazio per aver concesso questa intervista per la rubrica #letturexmanager. Il suo libro guarda al gioco degli scacchi come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/luca-desiata.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4997" alt="luca desiata" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/luca-desiata.jpeg" width="169" height="240" /></a>In un <strong><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/02/come-prendere-la-decisione-giusta/">precedente post</a></strong> ho parlato del libro “<strong><a href="http://www.hoepli.it/libro/scacchi-e-strategie-aziendali/9788820353056.html" target="_blank">Scacchi e strategie aziendali</a>”</strong> (Hoepli), un manuale pratico per affinare le capacità decisionali dei manager in situazioni complesse. Ho il piacere adesso di intervistare l’autore, Luca Desiata, che ringrazio per aver concesso questa intervista per la rubrica #letturexmanager.</p>
<p><b>Il suo libro guarda al gioco degli scacchi come a una metafora per capire i processi decisionali. Quali benefici può ottenere un manager dal gioco degli scacchi? </b><b>Come potrebbe aiutarlo nelle decisioni aziendali che deve affrontare ogni giorno?</b></p>
<p>Grazie alla collaborazione tra Rocco Sabelli, ex amministratore delegato di Alitalia, e Anatolij Karpov, campione del mondo di scacchi negli anni 70-90, nel libro “Scacchi e strategie aziendali” abbiamo identificato sette aree in cui il gioco degli scacchi può portare benefici alla pratica manageriale: pensiero strategico, pianificazione strategica, scacchi e finanza, marketing strategico, teoria delle decisioni, negoziazioni, leadership. Il messaggio principale che un manager può trarre dal gioco degli scacchi è la rivalutazione dell’importanza della fase del pensiero strategico che deve sempre guidare la decisione aziendale e l’azione.</p>
<p><b>Dal libro emerge uno stile di leadership razionale, un manager capace di valutare e decidere anticipando le “mosse” dell’avversario. Meno peso viene invece dato ai leader carismatici, ai manager che agiscono d’istinto. Quanto un manager dovrebbe affidarsi al proprio “sentire” e quanto al calcolo razionale per avere successo?</b></p>
<p>È vero: si tratta di un libro dai contenuti molto razionali. Eppure, a una lettura più approfondita, si scopre che la dimensione non-razionale è inevitabile nelle scelte del manager e dello scacchista. Nel capitolo “Teoria delle decisioni”, dopo un’iniziale carrellata di strumenti decisionali oggettivi, entriamo nel mondo dei bias, dei paradossi e degli esperimenti di Libet sulla consapevolezza delle decisioni umane. Come sostiene Karpov, nella scelta tra più alternative, il piacere che una mossa genera nel giocatore è una componente altrettanto importante quanto l’analisi dei pro e contro della posizione. Quanto al carisma, nel capitolo leadership ci concentriamo sulla componente della personalità e delle qualità intrinseche del leader, con particolare riferimento al pensiero strategico.</p>
<p><b>Lei sembra dare molto peso all’esperienza, al saper decidere con efficacia  grazie alle decisioni prese nel passato, agli scenari decisionali già affrontati. Il manager esperto avrebbe quindi un vantaggio competitivo dato dal proprio bagaglio professionale.</b><strong> È </strong><b>un messaggio per i manager senior “minacciati” dai manager più giovani,  di fresca nomina?</b></p>
<p>Nell’accezione di “Scacchi e strategie aziendali”, fare strategia significa elaborare schemi logici da sovrapporre alla realtà con l’obiettivo di modificarla. È importante quindi fare leva sia sulle proprie capacità logiche sia sul bagaglio di esperienza senza il quale gli schemi rimarrebbero allo stadio astratto.</p>
<p>Non vedo il conflitto generazionale, si tratta piuttosto di far leva sulle competenze specifiche di ciascuno (l’approccio logico dei giovani, l’esperienza dei manager senior) nell’interesse e nel successo duraturo dell’azienda.</p>
<p><b>Molte aziende sembrano più attente ai risultati di breve, a realizzare flussi di cassa nell’immediato e remunerare gli azionisti nel breve periodo. La strategia sembra essere un lusso che solo le grandi corporation si possono permettere. Secondo lei, perché questo rappresenta un errore nel lungo periodo?</b></p>
<p>Professionalmente mi sono formato nel settore energetico, dove le decisioni di investimento impattano anche su un arco temporale di 50 anni. Più che il conflitto, tra risultati di breve e strategie di lungo periodo, credo si sia diffusa una generale tendenza “mordi e fuggi” derivante dall’approccio distorto dei “flussi di cassa scontati”. Secondo questo approccio, per esempio, nelle valutazioni di investimento nel settore energia non fa differenza se un impianto produce per 20 o per 40 anni: i “flussi di cassa scontati“ azzerano ogni beneficio oltre i 20 anni. Gli scacchi sarebbero utilissimi per ristabilire un’etica e una visione di lungo termine nel ruolo del manager. Consiglierei gli scacchi anche ai politici che, oggi più che mai, inseguono i sondaggi dell’ultimo minuto a scapito dello sviluppo strutturale del paese.</p>
<p><b>Dopo “Scacchi e strategie aziendali” a cosa sta lavorando? Può anticipare qualcosa ai lettori di Manageritalia?</b></p>
<p>Sto lavorando alle edizioni internazionali di “Scacchi e strategie aziendali”. Per ciascun paese, l’idea è di selezionare un amministratore delegato di alta visibilità (come Sabelli per l’Italia) in modo da adattare la pubblicazione alla lingua e al paese di riferimento.</p>
<p><strong>L&#8217;autore</strong></p>
<p>Luca Desiata è un esperto di strategie aziendali con la passione per gli scacchi. Ingegnere, è oggi responsabile in Francia dell&#8217;ingegneria di Enel, dove ha anche lavorato come responsabile strategie internazionali. Ha lavorato in passato per Banca Mondiale, Bain, Accenture. Un MBA a Insead e vari corsi di formazione executive (incluso Harvard) gli hanno permesso di sviluppare i contenuti e la metodologia di Scacchi e strategie aziendali ®.</p>
<p><strong>Il libro</strong></p>
<p><b>Scacchi e strategie aziendali</b>, Luca Desiata (con la collaborazione di Rocco Sabelli e Anatolij Karpov), Editore Hoepli (collana Management), pagg. 160, € 18.</p>
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		<title>Il momento giusto per lasciare un posto di lavoro</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/05/momento-giusto-per-lasciare-lavoro/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampietro Vecchiato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
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		<description><![CDATA[Leggo sull&#8217;Harvard Business Review Italia una serie di consigli che vorrei condividere con voi. Qual è il momento giusto per lasciare un posto di lavoro? In un periodo in cui molti lo perdono forse possono apparire inopportuni, ma io sono convinto che se siamo tra coloro che un lavoro ce l&#8217;hanno l&#8217;insoddisfazione verso la propria [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/lasciare-lavoro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4990" alt="lasciare-lavoro" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/lasciare-lavoro-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Leggo sull&#8217;<strong><a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review Italia</a> </strong>una serie di consigli che vorrei condividere con voi.</p>
<p><strong>Qual è il momento giusto per lasciare un posto di lavoro?</strong> In un periodo in cui molti lo perdono forse possono apparire inopportuni, ma io sono convinto che se siamo tra coloro che un lavoro ce l&#8217;hanno l&#8217;insoddisfazione verso la propria attività debba spingerci a cercare nuove strade.</p>
<p>Lasciare un posto di lavoro può avere conseguenze negative sia sulla nostra carriera sia sul vostro conto in banca. Ma restare in una situazione insoddisfacente può essere anche peggio.</p>
<p>Ecco allora i tre suggerimenti per decidere se sia il caso di mollare o meno.</p>
<ol>
<li><strong>Definiamo la nostra insoddisfazione.</strong> Cominciamo col capire se ci manca un vero interesse in relazione al quadro generale o alle attività quotidiane. Se è la seconda delle due può essere possibile fare qualcosa per cambiare, ma se è la prima fare delle modifiche è piuttosto dura.</li>
<li><strong>Valutiamo altre opzioni.</strong> Non abbandoniamo sulla base di un capriccio emotivo. Anche se siamo infelici, prendiamoci del tempo per guardare a quello che c&#8217;è in giro. Nel confronto con alternative realistiche, forse la nostra situazione non è così brutta, dopotutto.</li>
<li><strong>Verifichiamo le nostre ipotesi.</strong> Facciamo qualche esperimento per verificare se le nostre percezioni corrispondono alla realtà. Per esempio, facciamoci avanti la prossima volta che il nostro capo ha necessità di un lavoro di alto profilo. Se non ci prende in considerazione, può darsi che non apprezzi le nostre competenze e che sia effettivamente il momento di fare le valigie.</li>
</ol>
<p><strong>Siete d&#8217;accordo? Vi siete mai trovati di fronte a un bivio nel vostro percorso professionale e avete deciso di voltare pagina? Qual è stata la vostra principale motivazione? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come lavorare col web e cambiare vita</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
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		<category><![CDATA[telelavoro]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[wwworkers]]></category>

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		<description><![CDATA[Visionari, innovatori, connessi, spesso invisibili per la classe politica e per una parte ancora troppo numerosa della società civile. Sono i wwworkers, ovvero i lavoratori italiani della rete. Il nome sta a significare “world wide workers” e in questo acronimo c&#8217;è la sintesi tra la rete e il lavoro. Ho iniziato a raccontare le storie [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/telelavoro_3619.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4980" alt="telelavoro_3619" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/telelavoro_3619-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Visionari, innovatori, connessi, spesso invisibili per la classe politica e per una parte ancora troppo numerosa della società civile. Sono i wwworkers, ovvero i lavoratori italiani della rete. Il nome sta a significare “world wide workers” e in questo acronimo c&#8217;è la sintesi tra la rete e il lavoro.</p>
<p><strong>Ho iniziato a raccontare le storie di questi lavoratori digitalizzati prima online, poi su Radio24 nello spazio Nòvalab condotto da Luca Tremolada e poi ancora nel libro “wwworkers” edito da Gruppo24Ore. </strong></p>
<p>All&#8217;inizio erano soltanto coloro che – come me – avevano lasciato il posto fisso e si erano messi in proprio grazie alle nuove tecnologie. Oggi invece la community aggrega chi abbraccia la rete per promuoversi, per vendere prodotti o servizi, per proporre un proprio brand, per conversare in rete e aggregare net-consumatori che oggi si annidano e si confrontano in community e micro-community molto specializzate e ad alto contenuto valoriale.</p>
<p><strong>Su <a href="http://www.wwworkers.it/" target="_blank">wwworkers.it</a> trovano spazio imprenditori e professionisti che operano con le nuove tecnologie, artigiani e commercianti che approdano online per vendere anche all’estero.</strong></p>
<p>I numeri dicono che in Italia siamo già settecentomila a lavorare con le nuove tecnologie, anche se spesso veniamo trattati come misteriosi innovatori.</p>
<p>Siamo coloro che aiutano il “made in Italy” a farsi conoscere nel mondo, ma talvolta siamo costretti ad espatriare. Siamo quelli che<a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/lavorare-da-casa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4981" alt="lavorare da casa" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/lavorare-da-casa.jpg" width="300" height="199" /></a> creano oltre il 2% del PIL, ma sembriamo ai più ancora invisibili. Con la community wwworkers abbiamo raccolto <strong><a href="http://www.wwworkers.it/pagine/10-azioni" target="_blank">dieci azioni</a></strong> e chiediamo a chi ci governa di scommettere su di noi, di guidare una nuova rivoluzione industriale che parta dalla rete e che porti di nuovo l’Italia a creare ricchezza e lavoro.</p>
<p><strong>Chiediamo che la nuova classe politica prenda atto che già esiste un&#8217;Italia che vive e lavora in rete. E ci siamo ritrovati a Bologna per il <a href="http://www.wwworkers.it/programma-wwworkers-camp" target="_blank">Wwworkers Camp</a>, il primo meeting nazionale dei lavoratori italiani della rete, per consegnare le dieci azioni raccolte in questi mesi.</strong></p>
<p>wwworkers come specchio della società e delle sue contraddizioni. In un Paese imbalsamato da logiche di casta, i wwworkers – connessi alla rete e alla capacità di innovare – sono anche la dimostrazione di come si può scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso. Se stessi.</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Giampaolo Colletti</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Founder <strong><a href="http://wwworkers.it" target="_blank">wwworkers.it</a></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">@WwworkersCamp</p>
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		<title>Crisi: più &#8220;pets&#8221; per tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zinola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[#consumatoreachi?]]></category>
		<category><![CDATA[accessori per animali]]></category>
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		<category><![CDATA[calo dei consumi]]></category>

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		<description><![CDATA[40 euro al mese. Quasi 500 euro all’anno. È quanto spende in media, secondo le stime Eurispes, oltre l’80% dei pet owner per alimentare il proprio cane o gatto. Di fatto la cifra tende a calare nel caso dei gatti, per i quali si spendono mediamente 230 euro l’anno (pari a 70 centesimi al giorno), e ad [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/accessori-per-cani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4944" alt="accessori per cani" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/accessori-per-cani-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>40 euro al mese. Quasi 500 euro all’anno. <strong><a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-e6b13328-7311-46ba-aa72-76fba6ee6a2f.html" target="_blank">È quanto spende in media, secondo le stime Eurispes, oltre l’80% dei pet owner per alimentare il proprio cane o gatto</a></strong>. Di fatto la cifra tende a calare nel caso dei gatti, per i quali si spendono mediamente 230 euro l’anno (pari a 70 centesimi al giorno), e ad aumentare nel caso dei cani di grossa taglia, la cui alimentazione arriva a costare 635 euro ogni anno (vale a dire 1,75 euro al giorno).</p>
<p><strong>Ma crocchette, paté e affini non sono l’unica voce di spesa. </strong>Vanno considerate anche le cure veterinarie e i medicinali, che per la maggior parte dei proprietari costano circa 100 euro l’anno, e la toelettatura, che nel 65% dei casi è gestita personalmente, senza affidarsi a centri specializzati. Vi è, poi, l’acquisto degli accessori, come collari, guinzagli ma anche abiti, scarpine e mollette. Si tratta di un settore in crescita: basta pensare che la quota di coloro che acquistano questo genere di prodotti è aumentata, dal 2011 a oggi, del 25%. La spesa media si attesta attualmente  intorno ai 50 euro l’anno, ma c’è anche un 6% che arriva a 100 euro.</p>
<p><strong>Nonostante la crisi, i pet owner continuano, dunque, a spendere per la cura e il benessere del proprio animale. Anzi, spendono (un<a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/cassettina-per-gatti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4945" alt="cassettina-per-gatti" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/cassettina-per-gatti-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a> poco) di più.</strong> Il motivo è semplice. Il cane o il gatto, tanto più in un momento di incertezza economica come quello attuale, svolgono un ruolo fondamentale: portano buonumore in casa, fanno divertire, distraggono dai problemi quotidiani. Per questo sono considerati, e trattati, come membri della famiglia: fanno parte a tutti gli effetti (consumi compresi) del perimetro domestico.</p>
<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/ciondolo-per-cane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4947" alt="ciondolo per cane" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/ciondolo-per-cane-232x300.jpg" width="232" height="300" /></a><strong>Non solo: prendersi cura di un animale domestico fa sentire importanti e amati.</strong> L’animale, e in particolare il cane, manifesta in maniera esplicita l’affetto e la gratitudine verso il proprio padrone attraverso mille segnali. E il padrone ricambia, acquistando le nuove barrette alla selvaggina o il collare tempestato di Swarovski…</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non solo crisi: c&#8217;è chi ce la fa. Ne parliamo oggi alle 17 alla Borsa di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 07:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Pedretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia&finanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[giornata nazionale previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai siamo obnubilati dalla crisi e parliamo solo di questo e di casi negativi. Certo, tanti, troppi soffrono. Ma proprio per aiutarli e aiutarci dobbiamo cominciare a valorizzare le non poche esperienze positive e vincenti che nella crisi, nonostante la crisi e a volte grazie alla crisi riescono a emergere. Lo spunto ci viene anche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai siamo obnubilati dalla crisi e parliamo solo di questo e di casi negativi.<a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/innovazione.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4960" alt="innovazione" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/innovazione.png" width="288" height="149" /></a></p>
<p>Certo, tanti, troppi soffrono. Ma proprio per aiutarli e aiutarci dobbiamo cominciare a valorizzare le non poche <b><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-21/valorizzare-esportazioni-ridare-slancio-081548.shtml?uuid=AbISmApH">esperienze positive e vincenti che nella crisi</a></b>, nonostante la crisi e a volte grazie alla crisi riescono a emergere.</p>
<p>Lo spunto ci viene anche dalla <a href="http://www.giornatanazionaledellaprevidenza.it/" target="_blank"><b>Giornata Nazionale della Previdenza </b></a>(Milano 16-18 maggio), l’evento dedicato al mondo delle pensioni e del welfare.</p>
<p>Perché sicuramente la previdenza è un diritto e un obbligo di tutti e quindi capire come costruirsela, come cambia e cosa fare è il primo passo. Ma se non riusciremo a riprendere la via della crescita, dello sviluppo e quindi dell’occupazione “non ci sarà trippa per gatti”.</p>
<p>Allora all’interno di questa tre giorni abbiamo voluto portare anche la testimonianza di quello che oggi in Italia funziona e di quello che serve per far sì che si possa espandere e prendere sempre più corpo.</p>
<p><b>NON C’È PREVIDENZA SENZA LAVORO. Sinergia tra imprenditori e manager per puntare a sviluppo, occupazione e sostenibilità. </b>Questo il tema del workshop che abbiamo organizzato venerdì 17 alle 17, anche perché non siamo superstiziosi, ma piuttosto vogliamo superare a piè pari gli ostacoli.</p>
<p>Insomma, managerialità, innovazione, export. Questi alcuni dei punti fermi di chi ce la fa. Ma soprattutto non c’è previdenza senza lavoro, e il <a href="http://donne.manageritalia.it/progetto-company-welfare"><strong>welfare, quello pubblico, contrattuale e aziendale, aiutano a lavorare per raggiugere più produttività e benessere</strong></a>.</p>
<p>Porteremo casi concreti, ne parleremo con imprenditori, manager e istituzioni. I casi ci sono e quasi tutti parlano di sinergia e collaborazione tra imprenditori e manager, ma non solo.</p>
<p>C’è la <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/07/Brembo_Bombassei_sceglie_top_manager_co_9_110607047.shtml"><strong>multinazionale tascabile che si affida ancor più al management</strong></a>, un <a href="http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2013/03/06/NZ_26_111.html"><strong>giudice, un manager e i dipendenti che salvano e rilanciano un’azienda</strong></a>, <a href="http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/03/13/news/un-manager-per-promuovere-il-commercio-1.6695923"><strong>piccole imprese che crescono affidandosi a un manager</strong></a>, aziende che <strong><a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/larticolo-sul-numero-di-maggio-2012-di-Dirigente.pdf">anche grazie al welfare competono al meglio.</a></strong></p>
<p>In ogni caso <b>venite all’incontro, vi aspettiamo venerdì 17 alle 17 al </b><strong>Palazzo della Borsa Italiana (Milano, Piazza Affari 6).</strong></p>
<p><b>Ma intanto, avete dei casi di imprese che sono in corsa da segnalarci?</b></p>
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		<title>Salone del Libro: da Saviano alla torta della nonna</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/05/salone-del-libro-torino-roberto-saviano/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[editoria italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi considero un lettore accanito e curo da anni la rubrica Libri su Dirigente, quindi non mi sono perso la XXVI edizione del Salone internazionale del Libro di Torino. La crisi dei giornali è sotto gli occhi di tutti. Se diamo un&#8217;occhiata ai numeri della manifestazione sembrerebbe che per i libri qualche speranza ci sia. Prima delle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/salone-del-libro-di-torino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4953" alt="salone del libro torino" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/salone-del-libro-di-torino-300x278.jpg" width="300" height="278" /></a>Mi considero un lettore accanito e curo da anni la <a href="http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Aprile_2013/PDF/17_libri.pdf"><b>rubrica Libri su Dirigente</b></a>, quindi non mi sono perso la XXVI edizione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salone_Internazionale_del_Libro"><b>Salone internazionale del Libro di Torino</b></a>.</p>
<p><strong><a href="http://www.huffingtonpost.it/2013/05/14/editoria-nel-primo-trimestre-peggiorano-i-conti-di-corriere-sole-mediaset-male-la-raccolta-pubblicitaria_n_3273291.html?utm_hp_ref=italy" target="_blank">La crisi dei giornali è sotto gli occhi di tutti</a>. </strong>Se diamo un&#8217;occhiata ai numeri della manifestazione sembrerebbe che per i libri qualche speranza ci sia.</p>
<p>Prima delle presentazioni, dei dibattiti e delle novità editoriali, sono <strong>i numeri</strong> che mi hanno colpito. Ve li riporto.</p>
<p><strong>Quattro padiglioni, 51.000 metri quadri di superficie, 27 sale convegni, più di 1.400 editori/espositori, una media di oltre 300.000 visitatori in cinque giorni.</strong></p>
<p>E ancora, interventi di circa 600 operatori professionali dell’editoria, tra cui oltre 250 provenienti da 24 paesi come Grecia, Egitto, Cina, Corea, Giappone, Stati Uniti.</p>
<p><b>Vogliamo parlare dell’impatto economico complessivo della manifestazione sul territorio?</b>   Oltre 52 milioni di euro (tra pernottamenti, ristoranti, mezzi pubblici, vendite di libri ecc.). Altra buona notizia, di questi tempi: la manifestazione ha <a href="http://www.booksblog.it/post/49787/il-salone-del-libro-di-torino-genera-circa-quattrocento-posti-di-lavoro"><b>generato circa 400 posti di lavoro</b></a>.</p>
<p>A giudicare dalle sue dichiarazioni, Rolando Picchioni, presidente del Salone, dovrebbe essere soddisfatto: “Malgrado le difficoltà che si sono succedute nel corso di ventisei anni il Salone è riuscito a superare crisi e competitività interne ed esterne. Il Salone è un’anomalia nel panorama culturale italiano”.</p>
<p><strong>I riflettori si sono naturalmente puntati sull’editoria digitale, con incontri a tema</strong> (io ho seguito<strong><a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2332-Ebook-in-biblioteca.html"> quello sugli ebook in biblioteca</a></strong>).</p>
<p>Il Cile è stato il paese d’onore. Respiro internazionale, dunque, ma è prevista allo stesso tempo la valorizzazione dell’editoria locale italiana. Molti gli ospiti famosi, da <a href="http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-824879db-649f-423f-952e-e61ab87ceb10.html" target="_blank"><strong>Roberto Saviano</strong></a> a <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/19/news/renzi_e_la_parola_rottamazione_ho_sbagliato_a_usarla_fa_paura-59143547/" target="_blank"><strong>Matteo Renzi</strong></a>.</p>
<p>Mi ha molto colpito lo spazio dedicato alla &#8220;letteratura da cucina&#8221;, con un food corner affollatissimo dove si sono succeduti chef, sommelier e giornalisti eno-gastronomici. Benedetta Parodi &amp; Co salveranno l&#8217;editoria?</p>
<p><strong>Il filo conduttore e tema di quest’anno è stato la creatività. Ecco allora che il Salone può essere visto come un incubatore di idee. È proprio dalla creatività e dall’innovazione che dobbiamo ripartire per essere più competitivi, per trovare e affrontare con coraggio nuove strade nella vita e nel lavoro. Siete d’accordo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confidi: idee nuove prima che sia troppo tardi</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/05/confidi-per-risollevare-economia-italiana/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 08:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Mantovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&finanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[confidi]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’asfissia generalizzata delle piccole imprese, il potenziamento dei Confidi è spesso invocato come l’ossigeno che potrebbe risollevare l’economia italiana. Se la forma è interessante e il coinvolgimento di alcune organizzazioni di rappresentanza è un elemento potenzialmente virtuoso, si profilano tuttavia nubi pesanti all’orizzonte. L’OCSE parla addirittura di “sistema bancario ombra”, sfuggente alla vigilanza e poco [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/confidi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4939" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/confidi-300x167.jpg" width="300" height="167" /></a>Nell’asfissia generalizzata delle piccole imprese, il potenziamento dei Confidi è spesso invocato come l’ossigeno che potrebbe risollevare l’economia italiana.</p>
<p><strong>Se la forma è interessante e il coinvolgimento di alcune organizzazioni di rappresentanza è un elemento potenzialmente virtuoso, si profilano tuttavia nubi pesanti all’orizzonte. L’OCSE parla addirittura di “<a href="http://www.linkiesta.it/shadow-banking-confidi#ixzz2SCp90xTK">sistema bancario ombra</a>”, sfuggente alla vigilanza e poco trasparente.</strong></p>
<p>Accanto ad alcune realtà organizzate, strutturate e in grado di valutare rischi e opportunità connessi alle aziende garantite, sta pericolosamente crescendo un sistema più funzionale alle “pulizie di bilancio” di alcune banche che all’interesse del sistema produttivo.</p>
<p><strong>E inoltre: attraverso i Confidi si riescono a far crescere aziende innovative e con alto potenziale?</strong></p>
<p><strong>Ed è possibile un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza (degli imprenditori e – perché no – dei manager) nella selezione, focalizzazione delle risorse di credito?</strong></p>
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		<title>Comunicare troppo fa male?</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2013/05/comunicare-troppo-fa-male/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Colonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[#trattativeincorso]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[email]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante comunicazioni riceviamo in cinque minuti della nostra giornata? Se ci va bene sono: 5 email, 3 tweet, 2 chat e 1 telefonata! La parola magica è sempre lei: “connessione”. Ma siamo proprio sicuri che essere iperconessi sia un vantaggio per noi, per la nostra vita e per la nostra professione? Uno degli effetti più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><img class="alignleft size-full wp-image-4924" alt="valore del silenzio" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2013/05/valore-del-silenzio.jpg" width="200" height="246" /><a href="http://sidsavara.com/personal-productivity/strategies-for-dealing-with-email-overload" target="_blank">Quante comunicazioni riceviamo</a> in cinque minuti della nostra giornata? Se ci va bene sono: 5 email, 3 tweet, 2 chat e 1 telefonata! La parola magica è sempre lei: “connessione”. Ma siamo proprio sicuri che essere iperconessi sia un vantaggio per noi, per la nostra vita e per la nostra professione?</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Uno degli effetti più dirompenti del web e dei social network è la sovraesposizione del nostro pensiero e delle nostre idee e la vorace inquietudine di condividerle.</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>La parola d’ordine sembra essere comunicare, essere connessi, avere una ribalta, come individui e come singoli. Non importa che cosa metto dentro, oggi sembra importante  dirompere con le proprie parole, dare prova della propria esistenza semplicemente perché si comunica.</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Susan Cain &#8211; ricercatrice americana che ha approfondito il valore della quiete e dell’introversione &#8211; ha sottolineato come ci sia un&#8217;interessante origine di natura storico-sociologica che porta oggi a riconoscere valore all’essere “dirompenti” dal punto di vista della comunicazione.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Secondo la Cain siamo passati da un&#8217;economia contadina e da una società rurale, dove per il tipo di lavoro avevi necessità di parlare poco, anche perché si viveva in una comunità dove tutti si conoscevano e non c’era bisogno neppure di uscire dall’anonimato, a un&#8217;economia industriale e a una società di grandi agglomerati urbani, dove siamo costretti ad emergere: se non lo facciamo, se non ci facciamo notare, se non VENDIAMO noi stessi o le nostre idee, non conquisteremo mai il nostro posto al sole. Questo perché siamo portati a seguire una figura dominante che coincide spesso con chi emerge perché urla di più, si fa sentire di più, comunica di più.</p>
<p><strong>Questo modello fa scintille sul web e sui social, dove banalmente il ruolo di comunicatore può essere rivestito da chiunque. Sul web avere qualcosa da dire è quasi d’obbligo… altrimenti perché ci dovremmo connettere?</strong></p>
<p>Così, nelle aziende impazzano il lavoro di gruppo e gli open space; a scuola ci mettono in banchi da condividere per forza con altri, e sembra essere una vergogna sociale riproporre il banco singolo.</p>
<p>Eppure, figure come Mosè, Gesù, Maometto, Buddha vissero a lungo isolate, alla ricerca di una verità che poi rivelarono agli altri. Il silenzio non esclude il contatto, ma assicura la riflessione, la ponderatezza, l’approfondimento e l’ascolto, in primis di sé stessi.</p>
<p><strong>Forse oggi abbiamo bisogno di ritrovare e valorizzare noi stessi e l’individuo, posticipando il momento del confronto non perché non sia importante, ma per renderlo più produttivo.</strong> Allora sì che potremmo permettere alle nostre idee di giungere a una conoscenza veramente approfondita, e non fondata sui 140 caratteri di un tweet. Solo così saremo pronti per il meraviglioso momento della condivisione di queste idee, anche sui social media, perché no!</p>
<p>“Get unplugged” forse potremmo dire: disconnettiamoci, per assicurarci una migliore connessione perché, come diceva John Selden, giurista e politico inglese del 600: “Quelli che contano di più sono quelli che fanno meno rumore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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