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	<title>Crisi &#38; Sviluppo @ Manageritalia &#187; Economia&amp;finanza</title>
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	<description>Oltre la crisi, per cogliere opportunità e sviluppo</description>
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		<title>Attentati a Equitalia, contro gli italiani e l’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Pedretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rigore, equità e crescita. Queste le parole d’ordine e gli obiettivi non tanto del governo Monti, ma direi dell’Italia che vuole avere un futuro. Ma a ben guardare le cronache di questi giorni c’è chi non ci sta e attenta contro il nostro futuro, contro rigore, equità e crescita, facendo ormai quotidiani attentati contro Equitalia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/equitalia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1988" title="equitalia" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/01/equitalia-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Rigore, equità e crescita. Queste le parole d’ordine e gli obiettivi non tanto del governo Monti, ma direi dell’Italia che vuole avere un futuro.</p>
<p>Ma a ben guardare le cronache di questi giorni <strong>c’è chi non ci sta e attenta contro il nostro futuro, contro rigore, equità e crescita,</strong> facendo ormai quotidiani attentati contro Equitalia, ente statale incaricato della riscossione dei tributi. Quindi attenta contro lo Stato, contro tutti noi, o almeno contro quelli che di Equitalia non hanno paura visto che le tasse le pagano eccome, salate e da sempre.</p>
<p>Poi c’è chi come la politica (i partiti), le parti sociali (sì proprio i sindacati ecc.) dovrebbe parlare a difesa del bene comune e invece tace o parla a malincuore. <strong>Forse ha paura di perdere voti o consensi dicendo che pagare le tasse è un dovere, un diritto degli altri cittadini, e se non lo sì fa si viene puniti (in Italia per il momento solo per modo di dire).</strong> E che chi si macchia di simili gesti è un delinquente, per non dire un terrorista (fattispecie sempre chiamata in gioco a sproposito da tanti politici, ma oggi stranamente ignorata).</p>
<p>Tra l’altro le prove della sfacciataggine dei troppi che non dichiarano redditi e non pagano tasse è ben testimoniata dalla recente operazione dell’Agenzia delle Entrate a Cortina per l’ultimo dell’anno<strong><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/04/news/cortina_fisco-27599079/">. I risultati parlano da soli</a>: presi centinaia di quasi nulla tenenti proprietari di macchinoni e la sola presenza degli uomini dell’Agenzia delle Entrate ha fatto lievitare scontrini e incassi del 400%,</strong> quando si dice il caso! Grida allo scandalo difendendo i malfattori il sindaco di Cortina, un politico in tutto e per tutto!</p>
<p>Insomma, attentati contro lo <a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_03/silenzi-politica_4a801224-35d2-11e1-8614-09525975e917.shtml">Stato</a> e <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41">contro il bene comune</a> e quindi contro tutti noi. Forse sarebbe il caso che si facesse sentire e forte chi le tasse le paga!</p>
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		<title>Draghi: quando gli uomini fanno la differenza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un debutto col botto, quello di Mario Draghi alla guida della BCE. Un tormentone che ci accompagna da mesi. Prima la lunga fase di scelta con le inevitabili – ma perché poi non potremmo evitarle e scegliere il migliore? – scaramucce tra i paesi europei che nelle nomine al vertice delle massime istituzioni utilizzano purtroppo il manuale Cencelli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un debutto col botto, quello di Mario Draghi alla guida della BCE.</strong> Un tormentone che ci accompagna da mesi. Prima la lunga fase di scelta con le inevitabili – ma perché poi non potremmo evitarle e scegliere il migliore? – scaramucce tra i paesi europei che nelle nomine al vertice delle massime istituzioni utilizzano purtroppo il manuale Cencelli. Poi, scelto Mario Draghi, quest’estate  il tormentone dell’esplosione della crisi dell’euro, dell’Europa e quindi della nostra indecorosa perdita di credibilità e incapacità di reagire e agire.</p>
<p><strong>L’uomo non ha un compito facile: guidare la BCE nel massimo momento di crisi dell’Europa e dell’euro,</strong> che mette addirittura in discussione il futuro della moneta unica. A questo si aggiunga il fatto che è un italiano e che l’Italia è oggi il sorvegliato speciale della comunità.</p>
<p><strong>La prova è di quelle toste: tutti a guardare cosa fa, se è indulgente con l’Italia ecc. Ebbene, lui si insedia proprio al culmine della crisi e già al terzo giorno spariglia tutto e tutti agendo al meglio per il bene non dell’Italia, ma dell’Europa e della sua moneta. </strong>Abbassa il tasso di sconto, facendo quello che si doveva fare da mesi, visto che l’economia langue e i tassi sono sotto stress. Una mossa indispensabile per provare a gestire in modo attivo gli eventi e non subirli. Una mossa apprezzata e utilissima a livello globale. Una mossa che ridà un ruolo da protagonista all’Europa nella politica economica e monetaria mondiale. <a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/11/Anche-i-manager-italiani-hanno-apprezzato..pdf">Anche i manager italiani hanno apprezzato.</a></p>
<p>Insomma, come si dice gli uomini quando sono competenti, credibili e decisi fanno la differenza.</p>
<p><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/11/draghi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1882" title="draghi" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/11/draghi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
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		<title>Dal crac al Bric: chi rallenta e chi accelera nell&#8217;economia globale</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 14:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Noi occidentali siamo tutti presi dall’evoluzione della crisi iniziata nel 2008 (Lehman Brothers) e dai suoi sviluppi. Una crisi che si è ulteriormente incattivita e che noi in Italia subiamo più di tutti. Una crisi che ha messo in dubbio forse definitivamente l’idea di crescere sempre e comunque e che sta purtroppo mettendo in dubbio tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Noi occidentali siamo tutti presi dall’evoluzione della crisi iniziata nel 2008 (Lehman Brothers) e dai suoi sviluppi. <strong>Una crisi che si è ulteriormente incattivita e che noi in Italia subiamo più di tutti.</strong> Una crisi che ha messo in dubbio forse definitivamente l’idea di crescere sempre e comunque e che sta purtroppo mettendo in dubbio tante nostre conquiste: lavoro, welfare ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Però <strong>non tutto è forse perduto</strong>, perché sappiamo che c’è chi, seppur partendo da “zero”, sta galoppando a grandi passi verso quel benessere che noi oggi rischiamo in parte di perdere, come ci ricorda in <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/06/il-sorpasso-indiano.html" target="_blank">questa interessante cronaca</a> <strong>Federico Rampini</strong> la gara in atto tra l’elefante indiano e il dragone cinese, a colpi di Pil, produttività ecc., ci riguarda sotto molti punti di vista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/09/elefante-indiano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1723" title="elefante indiano" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/09/elefante-indiano-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Perché <strong>questi sono i nostri nuovi concorrenti, clienti, partner,</strong> che vengono e verranno sempre più in Italia a soggiornare, ai quali dobbiamo e dovremo saper vendere a casa loro merci e servizi, con i quali dobbiamo e dovremmo fare affari insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche con i quali dovremmo vivere, convivere e crescere pensando e lavorando perché<strong> la crescita e l’ampliamento della forza economica e del benessere dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina) non sia un gioco a somma zero con quello dell’Occidente</strong>, Europa in testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, visto che alcuni manager già li conoscono perché ci lavorano, ci fanno affari ecc. vediamo di inquadrare il fenomeno, di raccontarci esperienze e tanto altro utile come cittadini e come manager a capire un fenomeno che ci tocca e ci toccherà sempre di più.</p>
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		<title>Crisi: la parola ai manager</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 13:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c’è dubbio, la crisi è grave. Lo sappiamo, lo viviamo quotidianamente! Allora che fare? A Cernobbio imprenditori e economisti dicono che bisogna muoversi. C’è anche l’ipotesi di un possibile incarico per il top manager Alessandro Profumo. Voi cosa ne pensate? Cosa bisognerebbe fare? E che dite dell’eventuale “discesa in campo&#8221; di Profumo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c’è dubbio, la crisi è grave. Lo sappiamo, lo viviamo quotidianamente!</p>
<p style="text-align: justify;">Allora che fare? A <a href="http://www.corriere.it/economia/11_settembre_02/crisi-pessimisti-cernobbio-pica_1156f8d0-d562-11e0-b96a-5869f8404a57.shtml" target="_blank">Cernobbio</a> imprenditori e economisti dicono che bisogna muoversi. C’è anche l’<a href="http://www.corriere.it/economia/11_settembre_01/profumo-politica-casini-tabacci_155761d2-d4c1-11e0-b70d-4333dfe15096.shtml" target="_blank">ipotesi di un possibile incarico per il top manager Alessandro Profumo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/09/alessandro-profumo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1718" title="alessandro profumo" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/09/alessandro-profumo.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voi cosa ne pensate? Cosa bisognerebbe fare? E che dite dell’eventuale “discesa in campo&#8221; di Profumo?</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uniti per il paese: al via la Costituente Manageriale</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 09:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le organizzazioni dei manager del settore privato e pubblico Confedir-Mit e Cida – di cui Manageritalia e Federmanager fanno parte – si sono “coalizzate” per dare un forte contributo allo sviluppo dell’economia italiana e allo stesso tempo far sentire la loro voce in termini di proposte per migliorare la manovra correttiva del governo. Sulla base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le organizzazioni dei manager del settore privato e pubblico Confedir-Mit e Cida – di cui Manageritalia e Federmanager fanno parte – si sono “coalizzate” per dare un forte contributo allo sviluppo dell’economia italiana e allo stesso tempo far sentire la loro voce in termini di proposte per migliorare la manovra correttiva del governo. <strong>Sulla base di queste premesse, il 24 agosto è nata la Costituente Manageriale, </strong><strong>un nuovo soggetto che rappresenta quasi un milione di individui: oltre 500mila dirigenti, quadri e alte professionalità in attività e oltre 300mila pensionati. </strong>Più di un milione di manager, dunque, che avranno un peso decisivo nelle relazioni con il mondo delle istituzioni e della politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/08/unione.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1706" title="unione" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/08/unione-300x284.jpg" alt="" width="300" height="284" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non solo numeri, ma un contributo straordinario fatto di idee, proposte e azioni.</strong> Allo stesso tempo, un segnale concreto di come, quando il gioco si fa duro, i manager sono sempre pronti a scendere in campo e a unire le forze, consapevoli che il loro bagaglio fatto di competenze, insieme alle caratteristiche distintive del loro ruolo, abituato a fronteggiare le situazioni più difficili, possa incidere realmente su tutti quegli interventi necessari per risollevare il nostro paese, prostrato da una crisi economica che morde e colpisce le imprese, l’economia e di conseguenza l’intera società.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo obiettivo, allora, il contrasto della manovra (forti anche delle </strong><a href="http://www.manageritalia.it/comunicazione_stampa/archivio_news/2011/MANOVRA_LE_RICHIESTE_DEI_MANAGER.html" target="_blank"><strong>opinioni</strong></a><strong> dei manager) affinché diventi equa, non colpisca i soliti noti, e possa favorire realmente la crescita del paese. Un no secco al contributo di solidarietà, all’aumento della tassazione che colpisce gli italiani che dichiarano interamente il reddito, il ceto medio, insomma, che da troppi anni sta pagando il prezzo di un paese che non vuole crescere.</strong> Ma soprattutto un impegno a contribuire con idee e proposte alla crescita e allo sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Domani sui principali quotidiani nazionali un <a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/08/annuncio-stampa1.pdf">annuncio stampa</a> per comunicare l’unione e l’impegno per il paese. Un segnale pubblico per annunciare l’impegno dei manager.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa pensate di questo nuovo soggetto di rappresentanza? Quali sono le priorità su cui si deve intervenire? Diteci la vostra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manager contro la manovra per un reale sviluppo del Paese</title>
		<link>http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2011/07/manovra-correttiva-2011/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forte protesta dei manager sui principali quotidiani nazionali contro la manovra correttiva. Una protesta perché vengono colpiti sempre i soliti noti e soprattutto non c’è nulla in termini di tagli e investimenti per rilanciare veramente il Paese e dare un futuro. Allora perché non parlare insieme di quelle che potrebbero essere le linee guida di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Forte protesta dei manager sui principali quotidiani nazionali contro la manovra correttiva. Una protesta perché vengono colpiti sempre i soliti noti e soprattutto non c’è nulla in termini di tagli e investimenti per rilanciare veramente il Paese e dare un futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allora perché non parlare insieme di quelle che potrebbero essere le linee guida di un piano per rilanciare l’economia e il Paese, per andare verso uno sviluppo reale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa fare per recuperare produttività? Come tagliare la spesa pubblica produttiva? Su quali settori puntare? Cosa fare per i giovani? Ecc.</p>
<p><strong>Facciamolo insieme!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Marketing Usa, “nuove” trappole per il consumatore</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 08:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la distribuzione Usa la ricetta anticrisi è opulenza e scaffali stracolmi, dice Federico Rampini. La strategia del troppo sembra il cavallo di battaglia della distribuzione a stelle e strisce. Riempire qualsiasi spazio, merci sempre più in alto negli scaffali, disordine per creare l&#8217;effetto discount, sconti per creare il piacere della caccia, dare la stoccata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per la distribuzione Usa <strong>la ricetta anticrisi è opulenza e scaffali stracolmi</strong>, dice <strong><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/12/news/supermarket_anticrisi-14825550/index.html?ref=search" target="_blank">Federico Rampini</a></strong>. La strategia del troppo sembra il cavallo di battaglia della distribuzione a stelle e strisce. Riempire qualsiasi spazio, merci sempre più in alto negli scaffali, disordine per creare l&#8217;effetto discount, sconti per creare il piacere della caccia, dare la stoccata finale vicino alla cassa dove il consumatore e più vulnerabile.<br />
Insomma, forse analizzando bene il tutto, non c&#8217;e nulla di veramente nuovo sotto il sole Usa. <strong>Sono déjà vu e azioni da libro di testo</strong>. Trappole di marketing per i consumatori che per non farsi fregare devono indossare <strong><a href="http://www.oggi.it/focus/13-2011/acquisti-supermercato-pieno-trappole-sfuggitele-cosi-3084003269.shtml" target="_blank">mutande di ghisa</a></strong>, come dicono <strong>Marco Fratini</strong> e <strong>Lorenzo Marconi</strong> nel loro ultimo libro.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/04/immagine-usa-mass-retailing.jpg"><img class="size-medium wp-image-1438  aligncenter" title="immagine usa mass retailing" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/04/immagine-usa-mass-retailing-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1437"></span>Ma allora ci sorgono due domande:</p>
<p>- ha ancora senso pensare di fregare il consumatore? Non ci eravamo detti che oggi con i clienti dobbiamo collaborare, farli entrare in azienda e costruire con loro i prodotti e servizi che li soddisfino e appaghino?</p>
<p>- <strong>voi quali tecniche di marketing state mettendo in campo per superare la crisi e battere la concorrenza</strong>? Qualità, quantità e/o saturazione degli spazi o cosa?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Geronzi non era un manager</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 09:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Pedretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diamo a Cesare quel che è di Geronzi, si potrebbe dire. Cioè non diciamo, come hanno fatto e fanno spesso i media a tanti altri, che Cesare Geronzi era, è e (forse) sarà un manager. Cesare Geronzi è tutto quello che ognuno vuole pensare che sia stato, è e sarà, ma non un manager. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Diamo a Cesare quel che è di Geronzi, si potrebbe dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Cioè non diciamo, come hanno fatto e fanno spesso i media a tanti altri, che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Geronzi" target="_blank">Cesare Geronzi</a> era, è e (forse) sarà un manager. Cesare Geronzi è tutto quello che ognuno vuole pensare che sia stato, è e sarà, ma non un manager. Se proprio vogliamo dire qualcosa, possiamo tranquillamente dire che Cesare Geronzi è stato da sempre, sin dai tempi della DC e di Andreotti, un raccordo, forse il principale “raccordo”, tra politica e finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, Geronzi è tutto quello che un manager non dovrebbe essere e non dovrebbe fare: avere rapporti troppo stretti e non prettamente professionali con la politica. Perché, come diceva qualcuno, se i ruoli hanno un senso, classe politica e classe manageriale devono, nei confini dei loro poteri, compiti e obiettivi, dialogare per favorire la crescita del sistema. Ma un’eccessivo intreccio tra politica ed economia, tra poltici e manager porta inevitabilmente a dannose e spesso illecite degenerazioni. Come la storia del nostro Paese testimonia quotidianamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro motivo per il quale Geronzi non centra nulla con i manager, anzi per il quale è stato ed è uno dei principali contraltari, “nemici”, avversatori di un sano e produttivo ruolo dei manager è nella storia degli ultimi tempi e nella causa delle sue dimissioni di ieri.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1393 alignnone" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Generali, i consiglieri chiedono la sfiducia di Cesare Geronzi" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/04/geronzi.jpg" alt="" width="432" height="288" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1392"></span>Cesare Geronzi è <a href="http://www.corriere.it/economia/11_aprile_06/geronzi-retroscena-bocconi_dfe64a40-606c-11e0-b08f-b6a500053cfc.shtml" target="_blank">entrato in conflitto con il management di Generali</a>, con l’amministratore delegato Giovanni Perissinotto e tutto il management di <a href="http://www.generali.it/generaliit/" target="_blank">Generali</a>. Si è dimesso proprio per non incappare nella sfiducia della maggioranza del Cda per aver oltrepassato le sue deleghe operative, volendo così limitare, controllare e indirizzare quelle che invece tutto il Cda aveva giustamente concesso all’AD Perissinotto. Creando con comportamenti e dichiarazioni pubbliche seri e inequivocabili danni alla società e ai suoi azionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo rapporto di deleghe e poteri inespressi, non chiari, non concessi è purtroppo in Italia la quotidianità di tante aziende a carattere familiare e non, grandi e piccole, dove proprio per questo il management, quando c’è, non può esplicare al meglio il suo ruolo, compito ed efficacia.</p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>ITALIA: Guardie e ladri era un gioco, onesti ed evasori la realtà</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 09:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&finanza]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[attilio befera]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Governatore Banca Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[In pochi giorni due autorevoli rappresentanti delle istituzioni, Mario Draghi (Governatore della Banca d’Italia) e Attilio Befera (Direttore Agenzia delle Entrate), hanno pubblicamente descritto com’è fatta l’Italia. Ha cominciato Draghi, che il 21 marzo in occasione di un discorso all’Università Cattolica di Milano ha detto: “Aumentare le aliquote fiscali… sottoporrebbe i contribuenti onesti a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In pochi giorni due autorevoli rappresentanti delle istituzioni, <strong>Mario Draghi</strong> (Governatore della Banca d’Italia) e <strong>Attilio Befera</strong> (Direttore Agenzia delle Entrate), hanno pubblicamente descritto com’è fatta l’Italia.</p>
<p>Ha cominciato Draghi, che il 21 marzo in occasione di <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/21032011/draghi_21_03_2011.pdf">un discorso all’Università Cattolica di Milano</a> ha detto: “<em>Aumentare le aliquote fiscali… sottoporrebbe i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione; le aliquote andrebbero piuttosto diminuite, man mano che si recuperino evasione ed elusione</em>”.  Ha proseguito Befera il 30 marzo in un’<a href="http://www.ficiesse.it/home-page/5036/fisco_-befera_-chi-evade-e_-un-ladro_-fenomeno-in-riduzione_-lotta-evasione-frutta-11-mld_-boom-redditometro_-volano-richieste-pagamenti-debiti-a-rate_-15-mld---francia_-lista-falciani-non-utilizzabile-da-gius">intervista a Sky Tg24 Economia</a> dicendo: &#8221;<em>Chi evade è un ladro, un ladro nei confronti di tutti gli italiani e inoltre falsa la concorrenza&#8217;</em>&#8216;. E anche riconoscendo la nostra particolarità “<em>Nel mondo ci sono molti paesi in cui il dato sull&#8217;evasione è alto ma in Italia è una cifra particolarmente significativa</em>&#8221; e vantando risultati efficaci, si fa per dire, nella lotta all’evasione ha ammesso &#8221;<em>ma non si sconfigge qualcosa che ha origini ataviche in un anno</em>&#8221;.</p>
<p>Insomma, visto che gli onesti sono noti, basta guardare ai dipendenti e pensionati (vedi tabella) che sono l’87% di chi dichiara un reddito e l’88% di chi lo dichiara superiore a 70mila euro, viene da chiedersi: ma nel paese degli imprenditori (6 milioni si dice) gli imprenditori che fanno? Guadagnano o no, dichiarano o no? Insomma, direbbe qualcuno: essere o apparire per il fisco è la stessa cosa!</p>
<p>Parole sante quelle di Draghi e Befera, che rischiano però di restare inascoltate. Proprio di questi giorni è infatti l’aumento del costo dell’energia del 3,9% e del gas del 2%. Una chiara forma di tassazione, perché il motivo non è tanto nell’aumento dei prezzi della materia prima (oil e derivati), ma nella necessità di finanziare i sussidi alle rinnovabili. E l’aumento delle tasse non finisce qui. La regione Veneto prospetta di alzare l’aliquota regionale Irpef per i redditi sopra i 50mila euro per sanare il suo deficit sulla sanità e tanti altri propongono patrimoniali e/o tassazioni di vario genere. E siamo certi, a pagare saranno sempre i soliti noti, mentre i disonesti e ladri continueranno a farla franca! Il tutto in barba a promesse, concorrenza ecc. e l’atavicità della nostra inciviltà fiscale e sociale continuerà a farla da padrone.</p>
<p>Allora, c’è qualcosa che non torna e c’è troppo che non va! Forse guardare Facebook, come diceva Befera giorni addietro, per stanare chi bara può essere un’idea, ma un atavico problema non può essere risolto solo con soluzioni 2.0, forse c’è bisogno di cambiare qualcosa nel molto più tradizionale e importante aspetto relativo alla civiltà di un popolo e di una nazione. Nelle regole comuni e condivise! Perché è vero che c’è chi, e sono tanti, in primis lo Stato,  paga le fatture in ritardo, come diciamo in <a href="../2011/03/partiamo-dal-ritardo-dei-pagamenti-per-cambiare-davvero/">un recente post nel nostro blog</a>, ma qui è ben peggio! Ci sono tantissimi, troppi che non pagano mai le tasse e questo è insopportabile.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/04/befera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1362 aligncenter" title="befera" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/04/befera-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p><span id="more-1352"></span>Forse è ora che gli italiani facciano qualcosa, ma anche le istituzioni devono fare la loro parte. Per non parlare della politica che appare lontana e disattenta. O no?</p>
<table style="height: 210px;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="646" valign="bottom"><strong>Dichiarazioni dei redditi 2010 su redditi 2009</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="145"><strong>CLASSI DI REDDITO LORDO ANNUO   COMPLESSIVO</strong><strong> </strong></td>
<td width="149"><strong>Numero di contribuenti totali</strong><strong></strong></td>
<td width="147"><strong>Numero lavoratori dipendenti</strong><strong></strong></td>
<td width="103"><strong>Numero pensionati</strong><strong></strong></td>
<td width="103"><strong>% sul totale di dipendenti e pensionati</strong><strong></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">sino   a 35.000</td>
<td valign="bottom">37.460.428</td>
<td valign="bottom">18.394.839</td>
<td valign="bottom">14.067.242</td>
<td valign="bottom">86,66</td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">oltre   i 35.000</td>
<td valign="bottom">3.135.975</td>
<td valign="bottom">1.926.233</td>
<td valign="bottom">966.630</td>
<td valign="bottom"></td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">%</td>
<td valign="bottom">100,00</td>
<td valign="bottom">61,42</td>
<td valign="bottom">30,82</td>
<td valign="bottom">92,25</td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">oltre   i 70.000</td>
<td valign="bottom">532.324</td>
<td valign="bottom">318.805</td>
<td valign="bottom">150.060</td>
<td valign="bottom"></td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">%</td>
<td valign="bottom">100,00</td>
<td valign="bottom">59,89</td>
<td valign="bottom">28,19</td>
<td valign="bottom">88,08</td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">oltre   i 100.000</td>
<td valign="bottom">394.327</td>
<td valign="bottom">231.042</td>
<td valign="bottom">108.429</td>
<td valign="bottom"></td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">%</td>
<td valign="bottom">100,00</td>
<td valign="bottom">58,59</td>
<td valign="bottom">27,50</td>
<td valign="bottom">86,09</td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">TOTALE</td>
<td valign="bottom">41.523.054</td>
<td valign="bottom">20.870.919</td>
<td valign="bottom">15.292.361</td>
<td valign="bottom"></td>
</tr>
<tr>
<td width="145" valign="bottom">%</td>
<td valign="bottom">100,00</td>
<td valign="bottom">50,26</td>
<td valign="bottom">36,83</td>
<td valign="bottom">87,09</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="646" valign="bottom">Fonte:   elaborazioni Manageritalia su dati Agenzia delle Entrate 2011</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parmalat, Bulgari…Ci scippano le imprese?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 13:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi e Regolamenti]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgari]]></category>
		<category><![CDATA[caso Parmalat]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[internazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[italianità]]></category>
		<category><![CDATA[libero mercato]]></category>
		<category><![CDATA[LVMH]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Parmalat]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani Bulgari]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi l’italianità delle imprese è un tema caldo. Certo, il più recente è il caso Parmalat, dove pare che nessun imprenditore o gruppo di questi sia stato capace di pensare e realizzare un progetto strategico capace di aggregare più marchi per fare un gruppo più dimensionato e in grado di competere sui mercati globali (lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi <strong>l’italianità</strong> delle imprese è un tema caldo. Certo, il più recente è il <strong>caso Parmalat</strong>, dove pare che nessun imprenditore o gruppo di questi sia stato capace di pensare e realizzare un progetto strategico capace di aggregare più marchi per fare un gruppo più dimensionato e in grado di competere sui mercati globali (lo stavano pensando tardi e altri li hanno preceduti).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima ancora c’è stato il caso <strong>Bulgari</strong>, acquisita da <strong>LVMH</strong>, dopo inutili tentativi da parte dell’AD <strong>Trapani</strong> di trovare un partnership nella penisola.<br />
Insomma, proprio nei pochi settori dove abbiamo <strong>“gioiellini”</strong> (lusso e moda, alimentare ecc.) stiamo perdendo pezzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/03/parmalat.jpg"><img class="size-medium wp-image-1333     aligncenter" title="parmalat" src="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2011/03/parmalat-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
<span id="more-1331"></span>Il dibattito è aperto e ha varie sfaccettature: dobbiamo difendere l’italianità con la capacità di fare gruppo e avere strategie vincenti, dobbiamo avere un aiutino dalle leggi o dobbiamo lasciare che il mercato agisca liberamente?<br />
<a href="http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1002220.html" target="_blank"><strong>Alcuni dati </strong></a>paiono dire che non è che siamo così invasi, anzi l’investimento in Italia pare minore di quello in altri  paesi proprio per la<strong> nostra incapacità di attrarlo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, dobbiamo difenderci? E come? Dobbiamo essere capaci di coagulare capitali e idee di imprenditori e banche nazionali (ma ne siamo capaci?) o <strong>dobbiamo lasciare che il mercato faccia il suo corso?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo che alla fine pare di capire che salvo rarissime eccezioni (ad esempio <strong>Autogrill</strong> o <strong>Luxottica</strong>) da noi si viene a “rapinare” (la <strong>Parmalat</strong> ha un buon business e un sacco di soldi in pancia) quel poco di eccellente che c’è e noi non siamo capaci di andare all’estero. Non è forse ora di mostrare gli “attributi” (idee, strategie, investimenti) se ce li abbiamo?</p>
]]></content:encoded>
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	</channel>
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