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Commenti degli utenti

Tempi moderni: Michael O'Leary come Charlie Chaplin?

l’approccio di chi viaggia per lavoro è molto diverso da chi viaggia per piacere. i clienti ryanair sono molto soddisfatti di quello che ricevono in quanto in linea con le loro aspettative (viaggiare con pochi soldi). Ryanair è anche molto brava a esternalizzare i disagi (se atterri in un aeroporto lontano, con pochi servizi e il cui parcheggio è costoso o non ha collegamenti diretti con mezzi pubblici non è colpa di ryanair…). le regole sul bagaglio ci sono sta a chi sceglie di volare così rispettarle…

diverso è l’approccio al lavoro, low quality low respect: mi ricorda molto la gestione delle cooperative degli ausiliari del traffico… obiettivo di produttività misurato con il numero di multe. il problema del traffico non si risolve. darà divertente assistere ai litigi tra l’addetto al peso del bagaglio e lo sfortunato che bloccherà la fila e pretenderà che si pesino i bagagli degli altri, con un inevitabile finale tragicomico…

Lele Mora non è un manager

la cosa più amara è che il termine manager viene sempre più frequentemente utilizzato dai giornalisti con accezione negativa. il motivo mi sfugge… dobbiamo tornare indietro a farci chiamare dirigenti per andare avanti? mi pare anacronistico e pure sbagliato, anche se nel significato di dirigente ci sta l’essenza di “dare la direzione”…

Gli sportelli stage delle università: esperienze e consigli

nella mia azienda tutti gli assunti degli ultimi 4 anni sono entrati attraverso gli stage. i nostri stagisti sono pagati (400 euro netti/mese+ i buoni pasto) e hanno tutte le coperture assicurative derivanti dagli accordi con le università. non possiamo garantire l’assunzione per tutti, ma è certo l’unico canale che usiamo per i profili junior. la complessità del nostro lavoro e l’attitudine a lavorare con i numeri è di per sè un filtro, e per introdurre uno stagista facciamo una selezione in tutto e per tutto identica a quella di un’assunzione. il costo della persona sbagliata in una piccola struttura è enorme e la dimensione tecnica del nostro lavoro impone agli stagisti 3 settimane di formazione serrata prima di essere operativi. fatta questa premessa devo dire che negli ultimi mesi ho avuto pessime esperienze (pessime!). l’ultima è di ieri (7 ottobre): dopo 3 giorni una nuova stagista (ne prendiamo una sola per volta) dice che non viene più perchè non le diamo “GARANZIE PER IL FUTURO” (la ragazza si è laureata a luglio…). è vero, siamo stati sinceri e trasparenti e non promettiamo cose che non possiamo mantenere, però il costo amministrativo (3 colloqui, pratiche con l’università e con gli enti previdenziali, messa a disposizione e set up pc/posta elettronica/postazione di lavoro….). capisco l’interruzione di uno stage perchè si viene assunti altrove, ma non capisco perchè iniziare e mollare dopo 3 giorni… è solo un punto di vista dell’azienda, ma prendere in stage, come ogni selezione, ha dei costi….

Ripresa, sogno o realtà?

al di là di valutazioni locali influenzate da dinamiche di mercato isteriche e segnate da una paura a innovare e investire, la realtà italiana mi appare sempre più critica ad ogni viaggio all’estero. sono appena tornato dalla Svezia, paese dal dna essenzialmente e profondamente diverso dal nostro.
Crescita e sostenibilità sono 2 parole che hanno un senso in Scandinavia. qui mi pare molto meno.
ogni volta che ci vado mi pare che il gap culturale aumenti. è come se ci fossimo fermati, incapaci di affrontare il cambiamento.
la resistenza al cambiamento mi pare proprio essere il nucleo delle nostre difficoltà. resistenza che la crisi ha accresciuto anzichè sciogliere.

Manager sui carboni ardenti

alè tutti manager… questi erano venditori immobiliare di agenzie… sono tutti manager, tranne chi veramente fa il manager. che tristezza.

Le relazioni sindacali e la "lezione" di Pomigliano

concordo nella difficoltà di raccogliere informazioni precise sull’accordo più che opinioni del tipo “tu da che parte stai”. in ogni caso credo sia un nodo gordiano il rapporto con il sindacato e la tutela del lavoro in Italia. tutti hanno esagerato in passato o assunto posizioni anacronistiche e autistiche. Marchionne ha fatto quello che fece Alessandro Magno: poichè il nodo non si poteva sciogliere, lo tagliò di netto con la sua spada. lasciando alle polemiche e alle considerazioni gli altri.

Lo stagista ideale

regolarmente prendo stagisti nella mia azienda. spesso dopo lo stage è seguito un contratto di apprendistato e poi l’assunzione a t.indet. è per noi un passo obbligato e essenziale a capire se la persona può essere adatta al nostro lavoro (che ha una grande componente matematica, e quindi non piace a tutti…) e che mi permette di fornire la prima formazione per eventualmente proseguire il rapporto su basi più solide. noi retribuiamo lo stage con un adeguato rimborso spese.
la mia esperienza illustra che negli ultimi tempi i candidati si sono fatti estremamente pretenziosi.
l’ultimo, poche settimane fa, mi ha detto “vorrei sapere esattamente cosa farò tra 6 mesi”.
“anch’io” gli ho risposto.

Quale management per competitività e sviluppo?

esco ora dal convegno con alcune grandi suggestioni positive, ma come provocatoriamente ha detto Barisoni si cerca la moglie bella, ricca simpatica e che resti single per sempre….
con 100.000 euro lordi anno bisogna lavorare 60 ore con “enorme energia”, “decidere e rischiare”, andare d’accordo con la proprietà, avere molta esperienza ma 40 anni al massimo, sostituire l’imprenditore nella delicata fase del passaggio generazionale (e poi sparire senza pretese)….

bene, tutti contenti, ma poi i manager nelle aziende diminuiscono e la categoria soffre di licenziamenti…

la fiaba del re nudo è sempre di grande attualità

Manager: dopo i sequestri anche lo stalking

beh, almeno questa volta il giudice ha tutelato il manager. in questo senso la notizia è positiva.

Il fisco tartassa dipendenti e pensionati. Noi lo denunciamo!

se penso alle perdite di efficienza che il sistema fiscale delle imprese e dei contribuenti causa all’economia italiana perdo la speranza e la grinta per il futuro.
specie quando mi sorpassa un gioielliere (o un verduriere) con il porsche cayenne in corsia di emergenza e penso che denuciano mediamente 15000 euro (lordi!!). mah. forse hanno trovato il modo di rubare le auto senza farsi beccare…

Giovani: come sfondare se non sei nessuno?

la situazione è difficile. molto. per i giovani bravi e per gli altri. ci vuole costanza determinazione e un po’ di fattore C. una cosa che riscontro è una limitata tensione al rischio da parte dei giovani. ho conosciuto uno stagista da un cliente qualche settimana fa, gli ho chiesto il c.v. e l’ho chiamato per un colloquio. bravo, motivato, con un ottimo inglese (cosa rarissima!!!).
questi mi chiede di spiegargli esattamente cosa avrebbe fatto tra un anno se fosse venuto da noi…
vorrei che fosse chiaro a tutti i giovani che non è possibile rispondere a una domanda del genere.
il mio consiglio è: approfondite delle competenze tecniche e imparate meglio l’inglese.

in bocca al lupo.

Be stupid: un'alternativa, anche manageriale, per la crescita e lo sviluppo?

caro Enrico, lavorando quotidianamente con Anglosassoni e Nordici registro un atteggiamento “smart” e molto rigoroso nei loro modelli di azione e di pensiero. tutti i miei colleghi applicano le tecniche apprese all’MBA e sono molto rigorosi.
noi in generale siamo più casinisti e talvolta (ma solo talvolta) più creativi.

il mio punto di vista che in Italia e noi manager italiani siamo già abbastanza “BE STUPID” e forse ci serve un po’ più di disciplina.

Downshifting: la nuova moda dei manager?

caro Paolo, questo blog non credo sia frequentato da Marchionne o da Montezemolo (che definireri imprenditore più che manager). se conosci Manageritalia sai che un tema caro all’associazione è proprio quella di distinguere tra i manager “comuni mortali” che hanno retribuzioni medie di 100.000 euro lordi all’anno e i pochi top manager milioniari.

dopodichè il tema del downshifting è legato non solo alla difficoltà di avere retribuzioni più elevate ma a attribuire diverse priorità alle scelte di vita che molti manager hanno fatto negli ultimi 10-15 anni della propria esistenza.

Manager: tagliatori di teste o creatori di valore?

per la prima volta nella mia carriera sono chiamato dalla mia azienda a andare a valutare la situazione in un altro ufficio europeo (leggi riorganizzazione e tagli). anche se mi troverò a essere un “esterno” (un po’ come nel caso di Clooney) vivo con stress l’idea di dover procedere a soluzioni non popolari. per restare nel filone cinematografico, nel film Master & Commander (che consiglio a tutti i manager) il comandante deve sacrificare un uomo a mare e lasciarlo morire per salvare tutto l’equipaggio.
ebbene è LUI a tagliare la cima, a prendere sulle proprie spalle la responsabilità di quella morte. che ci piaccia o no, credo che sia il manager che deve prendere su di sè le responsabilità di decisioni amare. è l’altra faccia della medaglia dei meriti e dei bonus.

Ripresa sì, ripresa no... Non ho un lavoro! W il VIL, abbasso il PIL

circa nove mesi fa, un collega blogger e manager (chiamiamolo F), stavamo parlando della crisi. ero ottimista, nel senso che speravo in una nuova via etica e sostenibile che portasse un nuovo modo di essere e di pensare il lavoro e lo sviluppo; invece F mi disse che secondo lui dalla crisi ne saremmo usciti ma senza cambiamenti significativi nel modo di fare.
bene… non siamo ancora usciti dalla crisi, ma aveva ragione F…
peccato, perdiamo un’altra occasione per noi e per il paese.

d’altra parte nella nostra costituzione mica c’è scritto che ognuno ha il diritto di perseguire e costruire la propria felicità…

w l’italia, con la i minuscola.

Giovani e senza conoscenze… Come possono fare carriera?

è bello che finalmente qualcuno se ne occupi…
a mio parere in Italia, dove è molto difficile emergere se non si è figli di e si vuole stare nelle regole ci vuole una combinazione di molti ingredienti
un mix di ambizione (ambizione etica, nel rispetto delle regole), essere disposti al sacrificio (bisogna studiare e lavorare di più e all’inizio i guadagni sono pochi), consapevolezza critica delle proprie capacità, voglia di rischiare, esperienze all’estero e anche un po’ di faccia tosta e fattore C.
il fattore C però te lo devi cercare, non è la manna dal cielo, ma piuttosto la costruzione di un futuro che uno vuole per sé.
capisco che suoni retorica questa ricetta, ma io ci credo veramente e l’ho applicata. ho cambiato 11 case in 20 anni (oggi ne ho 39) e ho sempre seguito le opportunità, anche se al mio paese nelle alpi si stava molto più comodi…
the future we image is the future we create

E dagli col manager! Gli stereotipi nei media che poi guidano le opinioni...

scusate l’espressione, ma… che palle!!!

siamo un paese dove l’idea del manager è mal digerita dalla proprietà (mi rubano la scena) e dagli altri dipendenti (sono superiori a me) oltre che da una società civile ancora imbevuta di strane idee su presunti privilegi di chi dirige (ossia letteralmente “da la direzione”) organizzazioni.

non basta essere i primi contribuenti d’Italia, non avere peso politico (siete pochi, troppo pochi e i voti degli altri sono più numerosi…). Pure i giornalisti -?- (pennivendoli!) si accaniscono.

la nostra categoria sta fattivamente cercando di tirare fuori le aziende dalla crisi, sta pagando pesanti prezzi alla crisi e in tutto questo siamo diventati un aggettivo.

scriviamo al giornalista, scriviamo al corriere. chiediamo il diritto di replica.

Il web un'opportunità per andare verso crescita e sviluppo. Ma come?

concordo con Federico. è impossibile immaginare l’attività professionale nei servizi b2b (ma credo anche in tanti altri settori) senza il supporto del web. considero discutibile considerare il web come una cosa ancora esogena ai modelli organizzativi. è un po’ come se si dicesse “pensate che l’utilizzo dell’auto possa essere un modo per fare più business?”… quello che intendo dire è che il vero limite non è non conoscere le potenzialità del web, ma piuttosto continuare a non considerarlo un elemento ormai “embedded” nei comuni processi organizzativi.

…una chiosa: gli ultimi 2 headhunter che mi hanno contattato lo hanno fatto via web.

Bonus dei manager bancari: tetti o ancoraggio al valore prodotto?

anch’io non sono d’accordo con la logica del tetto. certo sono (come credo -quasi- tutti) allibito di fronte a certe retribuzioni e fatico a capire l’effettivo valore aggiunto al risultato di impresa di un singolo (che non fa l’imprenditore, e quindi rischia del suo) dipendente per decine o centinaia di milioni.
detto questo però sono molto contrario alla logica dei tetti… in Italia abbiamo bisogno di molto fuorchè di ulteriori regole e lacci a un mercato del lavoro ingessato.
per i manager bancari, specie quelli di banche che hanno ricevuto sussidi o aiuti statali per sopravvivere (dopo essere stati i primi creatori della crisi), devono rispondere ai propri stakeholders e quindi con loro concordare il proprio salario.

il principio ideale per me è proprio questo: la capacità di negoziare il proprio valore (e il proprio compenso) con gli stakeholders, in modo che nessuno si senta privato di una quota del rispettivo valore generato dall’impresa.

…Ahimè discorso assai teorico, anche perchè in Italia i top manager sono i soliti noti…

- tra il dire e il fare…

Federico

mi piace il tuo post. sono contrario ai “decaloghi” ma quello che proponi tu è una “summa” un bigino di esperienze e lezioni apprese, che ci permette di condividere alcuni stimoli e lezioni apprese.

vorrei estendere anche questo alle esperienze meno positive, in modo che non solo impariamo a cucinare alla perfezione, ma anche a evitare di bruciare cibo e padelle….

in effetti trovo abbastanza fastidiosi in questo periodo le ricette semplicistiche alla “nella crisi ci sono opportunità”, oppure di “non fermiamoci alle prime difficoltà”.

aggiungo quindi un punto:
- evitiamo di fornire ricette semplicistiche a chi magari è davvero in difficoltà (ieri a un incontro MIT ho visto 2 ex-manager di miei clienti a spasso…): approfondiamo, riscopriamo il tempo da dedicare all’analisi e alla comprensione dei fenomeni e del contesto. la complessità discontinua è una bella gatta da pelare…

AAA Manager virtuosi cercasi disperatamente

come dici tu, le storie di virtù sono assai diffuse e rappresentano per la maggior parte di noi la quotidianità, che se scritta e raccontata appare ovvia e banale.
un paio di settimane fa mi ha chiamato un collega che ha avuto un incarico europeo e lascerà la consociata italiana. lui sostiene che all’estero su 100 manager 95 fanno un lavoro assolutamente standard, 5 sanno gettare il cuore al di là dell’ostacolo. In Italia invece esiste una situazione molto diversa: 80 sono manager che fanno un lavoro eccezionale e overperformante, e ce ne sono 20 che sono “fannulloni”.
questi 20 sono quelli che ci sputtanano all’estero e non ci fanno progredire. a me la sua ipotesi appare assai plausibile.

…per tornare alla tua richiesta quindi mi pare difficile segnalare piccole continue e numerose cose che la grande maggioranza di noi fa quotidianamente.

La credibilità dei manager è messa a dura prova

un esponente della casta politica disse poco tempo fa “siamo alle comiche finali”. si credo che siamo proprio alle comiche finali. oggi tutti ci confrontiamo continuamente con la riduzione dei costi e ricerche di produttività, sperando che i pochi margini aggiuntivi possano aiutare gli investimenti in innovazione (ormai al lumicino..).
Leggere questo mi lascia perplesso: quando Stanca era in IBM poteva permettersi di rinunciare a una struttura gratuita per una che costa 1 milione di euro all’anno?
quanto dobbiamo continuare a leggere queste cose?

Prestare competenze manageriali al pubblico: sono questi i risultati? amaramente dico: in natura non è dato che una mela sana in un cesto di mele marce guarisca tutte le altre, piuttosto è vero il contrario… perchè dovebbe essere diverso con le persone?

Basta, la recessione non c’è più?

Laura

personalmente mi sono sempre sentito vintage, anche nei momenti della greed economy… credo dobbiamo tutti smettere di correre dietro ai giornalisti, che non colgono i segnali deboli, e quando credono di farlo prendono lucciole per lanterne.

Anche negli USA il mood manageriale è sobrio, anche se questo non vuol dire che ci si lasci travolgere dalla negatività e dal pessimismo… anzi, mai come in questo periodo si fanno riunioni di sostanza e non di proclami.

i media hanno creato i Fabrizio Corona e chiamavano “manager” Matteo Cambi, per cui lasciamoli perdere.

Riflessioni dalla strada...

Federico, sono molto d’accordo con la tua analisi. purtroppo mi sembra che la prima categoria sia quella più importante (vogliamo dire il 60%?).
più o meno uguali le percentuali delle altre 3.
che ne dici, ti sbilanci anche tu su una valorizzazione percentuale?

Manager o padroni travestiti?

non sono molto in accordo con l’acredine di questo post. Personalmente credo che fino a quando ci saranno logiche contrappositive, termini come controparte, i nostri interessi vs. i loro interessi non riusciremo a trovare una soluzione.

La greed economy non è solo dei pochi privilegiati farabutti che hanno guidato hedge funds&co. ma la si ritrova in comportamenti di tutti, dalle assenze per malattie fasulle certificate da medici incoscienti, alle piccole meschine logiche da orticello che ognuno di noi ogni giorno vive.

Dobbiamo cominciare a pensare che siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo tutti remare nella stessa direzione.