Ieri alla conferenza stampa organizzata a Roma dall’Ambasciata Americana, nell’ambito degli appuntamenti legati al Digital Economy Forum, Arianna Huffington (fondatrice di uno dei blog più letti al mondo e che porta il suo nome) e Lucia Annunziata (direttore editoriale dell’edizione italiana) hanno presentato a una platea ristretta di giornalisti e blogger gli obiettivi e le peculiarità di quello che è un vero e proprio “caso” di come il web abbia scompaginato il mondo dei media. L’edizione italiana dell’Huffington Post, lanciata martedì, segue quella francese, che ha visto la luce in aprile (ha già una media di 2,2 milioni di visitatori mensili). Prossimo passo la Germania, con un piano di espansione ambizioso su larga scala, dal Brasile alla Corea del Sud e un team di traduttori che fa girare le notizie da un sito all’altro del network.

Ho trovato la signora Huffington brillante, disponibile e dal fascino innegabile!  Dietro ai sorrisi dispensati generosamente, un’imprenditrice con le idee chiare e che ha voluto scommettere sull’Italia. Accanto a lei, una giornalista che dalla carta stampata è diventata un volto noto della televisione legata all’impegno civile, ora pronta a tenere le redini di questo progetto entusiasmante che si gioca tutto sui terreni fluidi del web.

Cerco di sintetizzare per punti ciò che mi ha colpito da questo incontro.

  1. L’Huffington Post ha rivoluzionato il mondo dell’informazione e ha sviluppato all’ennesima potenza la comunicazione one-to-one, diretta e senza censure (i contributi sono comunque selezionati e i commenti vengono moderati), stravolgendo per la prima volta i modelli dell’informazione politica. La parola d’ordine è “engagement”.
  2. L’HP non rappresenta un punto di arrivo. I media cambiano e si evolvono, il web cambia ancora di più e costringe tutti i mezzi di informazione tradizionali a mettersi in discussione. Non c’è nessuna competizione con la carta stampata, sia chiaro, ma le opportunità offerte oggi da internet fanno impallidire i giornali (e soprattutto i quotidiani) in edicola.
  3. La stampa tradizionale è divisa per categorie e ha sempre adottato una gerarchia delle notizie, di cui il web “si fa beffa”. L’HP lo dimostra pubblicando un’analisi politica del conflitto in Medio Oriente accanto ai consigli per apparire in forma dopo una serata di bagordi (e se le persone amano leggere notizie di livello alto e basso, alternandole, lunga vita al lifestyle e all’informazione che aiuti a vivere meglio, non a caso l’HP ha lanciato una app per misurare il nostro livello di stress, GPS for the soul). Idem per gli autori di questi pezzi: il presidente, la cantante, lo studente disoccupato, la suora… La parola – purché interessante – viene data a tutti, indistintamente.
  4. Le notizie oggi vengono consumate come noccioline, ovunque. I contenuti provengono da una moltitudine di canali che il web cerca di mixare (video, testi, immagini, audio, slide…). Noccioline che noi offriamo volentieri ai nostri amici attraverso i social network.
  5. Quotidiani di destra o di sinistra: mi aspetto sempre di trovare un certo orientamento politico nelle pagine che leggo. Sull’HP Italia leggeremo l’opinione della Santanchè accanto a quella di Vendola (parola di Annunziata).
  6. Nessuno è perfetto. “Il fallimento è un modo per costruire”, dichiara la Huffington (un ottimismo tutto americano che a noi manca). “All’inizio ho avuto pessime critiche” (i commenti positivi oggi sono il 90%, al debutto solo il 20%). “Ho imparato a non interiorizzare i feedback negativi, a non assorbirli come verità. Ho commesso anche errori grossolani, come l’accordo iniziale e poi rimosso con Facebook che permetteva ai nostri contatti di sapere ciò che stavo leggendo sull’HP” (l’articolo letto poteva rivelare curiosità imbarazzanti).
  7. Ogni edizione dell’HP ha sue peculiarità, in quella italiana la politica avrà un peso importante, perché gli italiani amano discutere di politica, e troppo spesso non hanno la possibilità di partecipare al dibattito sui temi cruciali per il paese. In Italia c’è sempre più esigenza di confronto vero e diretto che il giornalismo tradizionale non è in grado di colmare.
  8. La qualità dell’informazione va garantita. Il lavoro giornalistico è in prima battuta della direzione editoriale (attenzione alla grammatica e allo stile, la scelta delle parole o del virgolettato non devono essere MAI casuali, le fonti sono indicate in modo chiaro, le storie create devono essere nuove per suscitare interesse). Allo stesso tempo, tutti possono contribuire a fare giornalismo di qualità, come ha dimostrato il citizen journalism degli ultimi anni.
  9. Si parla di digital divide in Italia. È vero, ma resta il fatto che il 52% degli italiani naviga ed è utente attivo sul web: vi sembra poco?
  10. La democrazia oggi ha un altro nome: internet!

Al termine del dibattito, la Huffington ha distribuito i suoi biglietti da visita e dopo aver stretto le mani agli “adoranti” blogger che hanno conosciuto dal vivo la loro guru è scomparsa in una Mercedes dai vetri oscurati (è pur sempre una VIP internazionale). La Annunziata si è intrattenuta un po’ a parlare coi più giovani, disponibile al confronto e ascoltando con attenzione le opinioni di tutti (ormai è già 2.0). Dopo un drink e qualche considerazione appassionata sul dopo Monti (“Nessuno può immaginare cosa accadrà”) ha salutato anche lei: “Scusatemi, ma Arianna mi chiama a rapporto”. Complimenti e “good luck” a entrambe!

Qual è la vostra opinione sull’Huffington Post e sul nuovo modo di fare informazione oggi?