Molti, moltissimi manager hanno partecipato ai lavori dei quattro giorni di #PRIORITALIA. Ma altrettanti ci hanno seguito dal web durante la diretta streaming. E che dire di Twitter (cercate l’hashtag #PRIORITALIA, per leggere tutti i tweet legati al progetto) o delle foto scattate coi nostri smartphone e subito caricate su Facebook (cliccate “mi piace” sulla pagina Facebook di Manageritalia per vederle)?

Tra i commenti arrivati, ne abbiamo scelti alcuni che dimostrano l’interesse diffuso e l’appoggio dato alle organizzazioni. L’estate è lunga, ma la discussione è ancora aperta. Continuate a scriverci a prioritalia@gmail.com

 

Mi complimento per la lodevole iniziativa di attivarsi per dar vita ad un “movimento” che possa portare ad una partecipazione propositiva diretta di tutti noi associati. Solo un piccolo piccolo suggerimento; cerchiamo tutti noi di individuare obiettivi precisi, magari anche di impatto economico-sociale non rilevante, ma che possano veramente essere raggiunti nel brevissimo periodo. Sono convinto che i piccoli risultati aiutino nel credo complessivo e diano vero convincimento di concorrere al bene comune. Non solo parole per progetti di ristrutturazione globale del sistema (pur indispensabile e non più rinviabile), ma poter essere in grado di dimostrare che la percorrenza della lunga e difficile strada del risanamento e dello sviluppo è fatta di piccoli passi. A tal proposito, perché non rivolgere via internet a tutti gli associati, non certo copiando il ns. attuale Governo, di individuare, su un elenco di argomenti quelli maggiormente sentiti  (i libri, i servizi giornalistici, le innumerevoli tavole rotonde ne hanno individuati a centinai). E poi iniziare una pressante azione di sensibilizzazione di tutti i Cittadini affinché il Governo ed il Parlamento inizi a considerare tali argomenti? Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che la tanto invocata vera PARTECIPAZIONE del cittadino che lavora è veramente questione difficile.

Fabio Tacchinardi

Ho voluto analizzare i temi proposti per queste giornate dedicate a Prioritalia, verificando la percentuale delle ricorrenze delle parole presenti nei temi, idee e proposte e le ho rappresentate in questa nuvola. Considerando che il momento è propizio al cambiamento perchè tutti i politici intelligenti, pochi per la verità, hanno capito che per risalire la china del consenso devo rinnovarsi, vorrei porre a questa assemblea la richiesta di disponibilità ad impegnarsi a sponsorizzare un movimento di orientamento su un tema fondante: “Il politico come riferiemnto di tutta la società e delle sue varie componenti, deve essere fuori da ogni impegno di business, attraverso il potere di nomina, occupandosi esclusivamente delle grandi scelte di indirizzo e controllo dei risultati”.

Antonino Pitrone

Ormai tanti paesi che noi, ottusamente, continuiamo a definire di “terzo mondo”, ci hanno sorpassato in molti parametri di misurazione della crescita. Anch’io, che sono in pensione da qualche anno, sono convinto che molte conoscenze e alte professionalità vengono vergognosamente mortificate e buttate al vento invece di utilizzarle in modo virtuoso, e a basso costo, per una crescita più proficua delle giovani generazioni e, quindi, a totale beneficio del sistema. La mia amara considerazione è che più passa il tempo è più questo paese sembra perdere ogni energia propulsiva, quasi una sorta di rassegnazione e fatalismo. Mai come in questo momento siamo ben rappresentati da modelli tipo Schettino…

Nicola Lombardi    

Opinioni di un dirigente industriale pensionato da poco e che ha prestato lavoro all’estero per ca 15 anni (di cui 14 in Europa). Considero il tentativo di Prioritalia un primo importante tassello di una iniziativa che risvegli la “voce sopita” di tanti cervelli buoni-utili che molto potrebbero dare all’Italia in termini di contributo professionale , etica morale ecc per la “rinascita” del paese. Nella mia esperienza professionale ho combattuto epiche battaglie (il piu’ delle volte vinte) sui campi del mercato dell’Europa Ovest, nord e est ,oltre a Sud America, Cina e Far East. Partendo dal niente siamo arrivati in un ventennio (1978-1998) ad essere il leader italiano, poi il secondo europeo, poi il quarto mondiale.  All’inizio ero incredulo dei risultati positivi miei e del mio team in bench contro gli avversari (tedeschi, francesi, inglesi, svedesi, cinesi, giapponesi,americani…), poi ho chiaramente capito che noi italiani quando abbiamo la motivazione giusta ( mix di risultato aziendale-personale ma anche fierezza di costruire qualcosa per la tua provincia-regione e per l’Italia) li battiamo tutti. Però c’è un però : riusciamo difficilmente a fare squadra, con enfasi nei rapporti tra il settore  pubblico ed il privato, dove invece tedeschi, giapponesi e americani ci surclassano. Chiaramente loro dispongono di un supporto-forza nazionale in tutte le sue sfaccettature, che noi italiano non abbiamo. E allora da qui bisogna partire : strutture e servizi pubblici più leggeri-meno costosi, minor burocrazia, maggior meritocrazia sopratutto nel pubblico ma anche talvolta nel privato, spending review a livello nazionale e locale da fare con 100 dr Bondi. Gli sprechi di questo paese , in confronto ad es .a Germania,Benelux e Francia sono “scandalosi” ed alla fine portano al delta “BTP-Bund di 2,5 punti percentuali che significano 45 miliardi €/anno che moltiplicati per 10 fanno 400 miliardi € o per 20 fanno 800 miliardi €: e il debito pubblico sarebbe dimezzato!!! 45 miliardi €/anno che regaliamo ai ns concorrenti diretti (Germania e Francia) e con i quali loro si fanno “ricerca e sviluppo” oltre ad una vera politica del sociale. Sveglia Italia, riscopri i valori dello sviluppo degli anni ’50-70, o se non lo farai alla svelta,  sarai tra poco la nuova Grecia dell’Europa. Auguro ai presenti “buon lavoro” e conclusioni convinte e determinate , per cercare di cambiare questo paese, stritolato dalle mire di politici e politicanti vari , che continuano a succhiare in maniera indegna e vergognosa le migliori risorse del “Bel Paese”.

Rodolfo Bellintani 

Carissimi amici, a causa di impegni familiari e di lavoro presi da lungo tempo, sono all’ estero e non ho potuto partecipare direttamente ai  vostri lavori, che seguo però con interesse e ammirazione grazie ai mezzi informatici; soprattutto penso di leggere e approfondire con calma tutto quanto è  stato prodotto; credo sia la prima volta che i manager si propongano in modo così concreto, diretto ed efficace e di questo sono felice e ringrazio chi ha prodotto lo sforzo intellettuale e organizzativo; da quanto ho finora ascoltato mi sembra cresca la consapevolezza di come inadeguato e poco professionale ed etico sia l’approccio alla politica e di quanto sia importante il diretto impegno della nostra categoria; come piccolo contributo personale , voglio esternarvi la mia personale preoccupazione della necessità di accentuare l’impegno sui problemi e le emergenze immediate: mi sembra che quanto diciamo abbia la forza di imporsi per il prossimo futuro, ma nell’immediato il paese rischia il crollo ogni giorno e molte famiglie sono angosciate da problemi di sopravvivenza; cresce pertanto il rischio che la risposta maggioritaria del paese non sia la nostra ma quella di vecchie e nuove demagogie; la priorità delle priorità quindi rimane quella di salvare il paese oggi, assumendoci come sempre fardelli pesanti che ne eviteranno in futuro altri ancora più pesanti assieme a tutti coloro che condividono il nostro pensiero, e che sono probabilmente gli stessi con cui realizzare gli scenari che state tratteggiando. Quello che l’Italia ha bisogno è molto poco, ma per gli Italiani è come togliergli il fiato. Sarebbe sufficiente che tutti facessero bene il proprio lavoro. Non sto a chiedere e a proporre onestà, Sarebbe troppo.  Solo che gli Italiani facessero decentemente bene il proprio lavoro.

Cesare Canevari

Io non c’entro molto, non direttamente almeno. Sono uno storico (mestiere un po’ incomprensibile oggi, ne convengo) e sono un accademico, precario ma di certa fama… Uno storico a cui piacerebbe molto raccontarvi perché ritiene l’accademia italiana ormai insanabile e perché ha smesso di credere nel proprio mestiere come missione (o come destino, fate voi: son tutte parole decrepite oggi). Il problema, visto dal mio pertugio, mi sembra, che sì, sia importante avere idee e sapere come confezionarle, ma esistono meccanismi complessi che semplicemente ti permettono di provarle (quasi sempre non ti permettono neanche di dirle). Al di là, insomma, di improbabili think tank, mi piacerebbe trovare il modo per rendere pensabile un’università in cui insegnare serva a qualcosa, e in cui la ricerca abbia un senso di per sé e non per i meccanismi di potere e di sudditanza che può innescare. Quello che segue è una breve e inelegante (ne convengo) considerazione fatta su Facebook a margine di un ennesimo ridicolo decreto. La lascio così com’è aggiungendo solo una nota mesta (che vale ovviamente solo per il mio settore umanistico: non mi permetto di giudicare ciò che non conosco dall’interno): qualcuno ha il coraggio di chiedersi seriamente perché nelle nostre università non c’è nessun docente straniero? Perché paghiamo meno? Può essere certo… mi sembra debole però come risposta: non me ne vogliate se salutando, scivolo nel personale, ricordando le tante volte in cui, a molti chilometri da casa, ho provato con amici e colleghi, il piacere ormai sempre più raro di pensare e, pensando, di riuscire a sperare nel proprio pensiero.

Alessandro Vanoli

Inizio molto interessante e ben orientato… le persone e l’ informazione hanno bisogno di chi possa offrire percorsi “ virtuosi “ concreti , con un reale ritorno in termini di nuove motivazioni , fiducia nel futuro nonché in termini di una nuova economia per lo sviluppo, la stabilità e la crescita personale e del paese. Penso che da questo evento si debba uscire con pochi, ma concreti obiettivi : per esempio quale immagine dell’ Italia può emergere nell’applicazione dei 9 principi a 2 -3 ambiti della vita di tutti i giorni: sanità… lavoro e… con l’apporto della nostra associazione e professionalità. Buon lavoro.

Vincenzo La Bella

Buongiorno. Personalmente, credo che ci siano nel nostro Paese professionalità e competenze tali da ritenere superfluo qualsiasi suggerimento e/o contributo per aiutarci a uscire dal pantano nel quale ci ritroviamo. Tuttavia, poichè la nostra Associazione (Manageritalia) si è fatta portavoce di questa bella iniziativa, mi permetto solamente di suggerire ai nostri Amministratori (partendo dalle circoscrizioni,  Sindaco e a seguire Governatore, Presidente del Consiglio e via dicendo) di iniziare a far rispettare le regole di convivenza civile, inziando proprio dalle più elementari forme di educazione civica. Quanti di noi osservano distrattamente coloro che gettano a terra il pacchetto di sigarette o le cartacce con assoluta non curanza, così come assistiamo inermi alla devastazione dei nostri giardini o strade, chiese, monumenti (l’elenco è lungo); tutto ciò accade perchè a noi manca sostanzialmente l’educazione alla convivenza civile, al rispetto delle persone, al buon gusto e all’educazione. Molto possono e devono fare le famiglie ma, le Istituzioni hanno il dovere di controllare e stimolare il rispetto delle regole! Che dire dei nostri giardini lasciati alla più totale incuria, nessuno se ne cura, ma come può accadere tutto cio? Perché non c’è qualcuno che va a controlare materialmente come vengono eseguti i lavori di pulizia? Cosa fanno coloro i quali dovrebbero verificare la qualità del lavoro? Se non riusciamo ad applicare questi semplici quanto elementari principi, come possiamo pretendere che tutti paghino le tasse ? Abbiamo, purtroppo (e lo dico con amarezza) nel nostro DNA una radicata forma di induzione all’evasione che trova solidarietà ad esempio tra i commercianti, i gestori di Bar ecc. ecc. (molti sono ligi ma quanti possono affermarlo guardandosi allo specchio?). Personalmente, sarei d’accordo se da domani, si decidesse di assumere un numero signficativo di addetti al controllo delle seguenti attività: “proprietari di cani” che vigliaccamente non puliscono dove dovrebbero; controllo sistematico, discreto quanto rigoroso degli esercizi pubblici per la pulizia e per le verifiche contabili; controllo sistenatico della pulizia delle strade, marciapiedi, giardini ecc ecc. Tassiamo tutti i cittadini di una città con 1 euro a testa e vediamo se riusciamo a risolvere i primi, elementari problemi di una città, poi passiamo oltre e, probabilmente, così facendo, risolveremo anche la piaga della disoccupazione, più lavoro e meno spread. La mia non è solo una provocazione ma, anche una semplice quanto accorata invocazione affinchè si cominci dai piccoli problemi che affliggono noi Tutti. Dai coraggio, che ce la possiamo fare!! Cordialmente,

Saverio De Luca

Ho voluto analizzare i temi proposti per queste giornate dedicate a Prioritalia, verificando la percentuale delle ricorrenze delle parole presenti nei temi, idee e proposte  e le ho rappresentate in questa nuvola.

Emanuele Schirru

Ho seguito online qualche ora dell’evento #PRIORITALIA, organizzato a Roma da Federmanager e Manageritalia. Mi entusiasma l’idea che anche noi manager (nel mio caso ex in quanto in pensione) si sia deciso di partecipare più attivamente anche alla “gestione” dell’azienda Italia, cercando di trasferire alle istituzioni la mentalità ed i criteri positivi che abbiamo implementati nelle aziende che abbiamo dirette. Vorrei solo aggiungere: concordo sul fatto che, vista la grave situazione, il nostro impegno per partecipare ad una “gestione” virtuosa del Paese Italia debba essere nell’immediato prioritario; credo, però, che se l’impegno deve essere finalizzato, come evidenziato nel corso dell’evento, al futuro del Paese, dobbiamo impegnarci anche alla realizzazione di una vera Unione Europea Federale, cioè Stati Uniti d’Europa.

Roberto Giacone