La crisi ci ha colpiti e ci colpisce quotidianamente con dolorose frustate di pessimismo. L’ansia collettiva ci attanaglia e ci impedisce di trovare sbocchi ad una sfiducia dilagante. Ma lo spirito di sopravvivenza dell’italiano, ma dell’essere umano in generale, sta facendo capolino. Ben venga allora l’idea di ritornare al baratto avuta da alcuni commercianti nel ricco (?) nord, a Concorezzo alle porte di Milano. Ben venga tornare agli albori, a quando la vita aveva il sapore della terra dei campi.

Ben venga il valore dei valori, delle cose che contano e delle persone che esistono. Se dovessi barattare qualcosa vorrei dare tutto quello che ho per riavere quello che non ho più.

Lo dicevano i nostri nonni ed è una grande verità: la necessità aguzza l’ingegno. Proverbio famoso anche nel dialetto milanese con la popolare “bulèta” (bolleta = ristrettezze economiche).

In assenza di ceto medio, passato da perno centrale del sistemo socio-economico italiano a mero ricordo di un tempo che non c’è più, chi non ha fatto suo questo proverbio? Chi non ha ripristinato l’abc dell’economia domestica pur di far fronte agli aumenti incontrollati e ad una gestione delle spese ormai fuori controllo?

La crisi ci ha colpiti e ci colpisce quotidianamente con dolorose frustate di pessimismo. L’ansia collettiva ci attanaglia e ci impedisce di trovare sbocchi ad una sfiducia dilagante. Ma lo spirito di sopravvivenza dell’italiano, ma dell’essere umano in generale, sta facendo capolino.

Stiamo finalmente capendo – come dice giustamente Zygmunt Bauman – di aver vissuto oltre le nostre possibilità per troppo tempo e che sia arrivato il momento di tornare indietro per poter andare avanti. Allora ben venga l’ingegno, di cui l’Italia non è certo povera, e ben venga la ricerca dell’equilibrio, dell’anglosassone understatement, del bilanciamento tra bisogno e soddisfazione dello stesso. Non tutti i bisogni sono primari, non tutti meritano attenzione, non tutti vanno soddisfatti. E quando si soddisfano, non necessariamente bisogna utilizzare gli stessi strumenti e spendere gli stessi soldi.

Se siamo nella situazione in cui siamo è solo ed esclusivamente colpa nostra, dell’ottusità di ognuno di noi, dell’incapacità di guardare al bene collettivo per privilegiare il proprio interesse. Oggi paghiamo, e a carissimo prezzo, una suicida gestione dell’orticello personale per non aver avuto l’intelligenza – badate, l’intelligenza, non l’altruismo – di ragionare in un’ottica solidale, di lungo periodo, con una visione d’insieme. Abbiamo passato gli ultimi vent’anni a gonfiare il più possibile un palloncino pensando che non scoppiasse mai, sapendo però che prima o poi sarebbe esploso, ma pensando: “non è un problema mio, speriamo esploda e colpisca qualcun altro”. Questa logica egoista, ottusa e interessata, che pervade ogni ambito del nostro mondo (e parlo soprattutto di quello politico – economico) non poteva che portarci al tracollo di un sistema basato sul nulla, vestito di falsità, vuoto di contenuto e stracolmo di forma. Un sistema utile solo a dare l’idea che tutto vada bene e abbia un senso, quando – come direbbe il buon Vasco Rossi – un senso non ce l’ha….se non per pochi eletti.

Allora cosa fare per cambiare veramente le cose e per ridare un senso al nostro futuro?