Il tema degli stipendi dei manager è all’ordine del giorno da tempo. Proprio nei giorni scorsi il neo presidente francese François Hollande, dopo aver proposto di tagliare il suo stipendio e quello del capo dello Stato e dei membri del governo del 30%, è intervenuto anche su quello dei manager pubblici. In pratica, il presidente e amministratore delegato di un’azienda pubblica non potrà guadagnare più di venti volte il suo dipendente meno pagato.
Anche negli Usa Obama è intervenuto sugli stipendi dei manager delle Banche assistite dallo Stato. La stessa cosa aveva fatto il Governo Monti proponendo che un dipendente dall’amministrazione pubblica non possa guadagnare più di 293.658 euro. Ma nulla è ancora certo e se ne discute proprio in questi giorni.
Alla fine dei conti tra Italia e Francia saremmo lì, con un tetto vicino a massimo 20 volte lo stipendio più basso.
Questo, riguarda il settore pubblico, e quello privato? Qui non ci sono tetti, c’è il controllo di proprietà e azionisti che difficilmente dovrebbero strapagare, pagare oltre il reale valore apportato, i manager. Vero, ma non sempre. Infatti a volte c’è un intreccio diabolico che fa sì che i decisori siano al soldo dei manager stessi e anche i comitati di remunerazione non siano in questo da meno (vedi La paga dei padroni di Dragoni e Meletti).
Proprio su questo è intervenuta nei giorni scorsi l’acuta penna di Alberto Statera rispondendo ad una nota dell’ufficio stampa Pirelli che precisava che Tronchetti Provera (come tanti altri milionari un imprenditore più che un manager) guadagna non 61mila euro al giorno, come aveva scritto un giornalista, bensì 22.300, perché il resto è legato a un bonus triennale che però se spalmato sui tre anni determina la prima cifra.
E siamo alle solite perché poche situazioni in effetti imbarazzanti mettono alla gogna tutti i manager. Perché in verità i dirigenti del settore privato (123mila), salvo rare eccezioni (qualche centinaio di teste), hanno una retribuzione media annua lorda di 105mila euro, pari a 4.000 euro netti al mese. Quindi, anche per quelli che secondo Trilussa di polli ne mangiano due, stiamo parlando di cifre ben sotto il 300 mila euro circa del possibile tetto pubblico.
Stiamo parlando di un rapporto del tutto normale con gli stipendi delle altre categorie: quadri (53 mila), impiegati (27 mila), operai (22mila). Un rapporto che è più che motivato da responsabilità , rischi ecc. E da una cospicua parte legata ai risultati.
Il clamoroso autogol dell’ufficio stampa Pirelli ha fornito un assist straordinario a Statera che, più che mettere in dubbio la liceità di quella cifra spropositata, discute sul merito. E come dargli torto?
Ma allora secondo voi qual è la remunerazione giusta? È quella legata ai risultati prodotti? Ci vuole comunque un tetto, se non altro per dignità e rispetto per chi ha poco o nulla? E perché poi si discute sempre delle retribuzioni dei manager e mai di quelle degli sportivi, artisti, giornalisti ecc. E non diciamo che li se li guadagnano e abbondantemente, perché visti i bilanci delle squadre di calcio e della Rai non pare proprio!
 Tabella - RETRIBUZIONE TOTALE ANNUA MEDIA GENERALE - Trend 2011-2010
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CATEGORIA |
2010 |
2011 |
TREND |
|
Dirigenti |
€ 103.908 |
€ 105.621 |
+ 1,6% |
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Quadri |
€ 53.418 |
€ 53.303 |
-0,2% |
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Impiegati |
€ 27.092 |
€ 26.920 |
-0,6% |
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Operai |
€ 21.529 |
€ 22.006 |
+2,2% |
Fonte: Indagine retributiva OD&M Consulting





In effetti se guardiamo il tutto alla luce dei dati, salvo alcune eccezzioni deprecabili e ingiustificabili si rientra in una normalità basta su buon senso e merito.
16 maggio 2012 alle 11:06Io non ho esperienze di dirigenti privati, salvo alcuni soliti noti, che abbiano stipendi stratosferici e/o fuori dalla grazia di Dio. Nella precedente azienda un mio collega e superiore aveva una retribuzione abbandante, ma l’abbondanza era tutta data da un variabile legato alla penetrazione vincente in nuovi mercati. L’azienda ha raggiuto e superato gli obiettivi e la sua retribuzione si è triplicata, ma prendendo una percentuale bassa di quanto ha fatto guadagnare all’azienda in termini di fatturato, margini, prospetive future ecc.
Tant’è che un concorrente lo ha dopo due anni corteggiato e preso, non tanto per un maggior stipendio, ma soprattutto perchè gli offriva una nuova sfida, che qui aveva già fatto e vinto.
Io lavoro da due anni innuna grande azienda. Ho un capo del capo che si dice guadagni più di 150.000 euro. Per quello che vedo e che so se li merita tutti. Mentre ci sono altri capi e colleghi che mi pare abbiano un collegamento meno proporzionale ai meriti ed risultati.
16 maggio 2012 alle 14:20Io stessa, seppure in piccole dosi, ho una parte di retribuzione legata ad alcuni risultati miei, ma per lo più della mia divisione.
Aspirerei a guadagnare bene se lo merito. Quindi, si a buoni guadagni per chi fa e merita, no a guadagni milionari in generale per tutti men che meno per chi non lo merita proprio.
Magari con i 10 milioni in meno di qualche milionario ci assumiamo due giovani?
Un tetto ci vuole comunque, tanto più oggi e in Italia in cui è completamente sfuggito di mano il rapporto tra i redditi.
16 maggio 2012 alle 18:06Quanto alla situazione nel privato, il problema è tutto itailano e non sembra risolversi con il passaggio generazionale.
Gli stipendi dei manager sono sempre più legati alla fedeltà , anzichè al merito e quindi sfuggono a qualsiasi criterio, compreso quello della ragionevolezza. Come scrive Elena, molto spesso il problema non è sul quantum. Se un manager è bravo e contribuisce al successo dell’azienda, merita un alto stipendio.
Se invece si preoccupa di fare solo ciò che l’azionista di maggioranza gli chiede, non lo meriterebbe neanche lo stipendio. Andrebbe soltanto sfiduciato.
D’acccordo sul fatto che ci sia un limite a quello che si guadagna, ma in tutto e per tutti. Il primo limite deve essere il merito, il secondo la sconfitta delle oligarchie.
17 maggio 2012 alle 08:41Perchè vorrei sapere, parlando di retribuzioni, perchè dovrebbe essere logico che un notaio guadagni in media più di 400mila euro lordi all’anno, un farmacista 120mila, un dirigente 100mila, un dentista 50mila. Anzi pardon, per notai, farmacisti e dentisti (soprattutto questi ultimi), il guadagno reale è ben più alto, ma loro evadono le tasse.
Però ritornando a bombo, se qualcuno mi vuol dire è il mercato bellezza che determina quei guadagni io dico di no e mi altero.
Non è il mercato che impone di andare dal notaio per tutta una serie di incombenze che in un paese civile sono svolte tra privati senza inutili intermediazioni. Non è il mercato che impone che i farmacisti non possano aumentare e che abbiano il monopolio su tutto o quasi è farmaci. Non è il mercato che fa sì che i farmacisti siano in oligopolio bloccato e, direbbe l’antiturust, abbiano fatto un bel cartello ai danni dei cittadini.
Insomma, qui ci sono davvero retribuzioni fuori dalla grazie di Dio e dovute solo a inesistenza della concorrenza, caste ecc. E non mi si dica che questi rischiano, perchè in un mercato così bloccato, che infatti difendono ancora oggi con le unghi e con i denti, non rischiano nulla.
Rischia molto di più un manager, che può essere licenziato e che spesso paga per colpe non sue e paga le tasse sino all’ultimo. E qui, per fortuna, spesso, anche se non senmpre, è il merito quello che prevale, salvo casì come quello di Tronchetti Provera & Company. Ma salvo casi sporadici (vedi Statera) di questi imprenditori, che alla bisogna quando se ne deve parlar male diventano manager, non se ne parla. I giornali e i giornalisti ne parlano poco, perchè sono i loro azionisti e padroni.
Poi, certo, le retribuzioni a 6 zeri e doppia cifra davanti sono inconcepibili. Ma non prendiamoci in giro e continiamo a vedere il dito per non vedere la Luna.