In un periodo di grande disorientamento come il nostro forse può essere utile riaprire i libri di storia. A scuola non è una disciplina amata da tutti e nei piani di studio delle facoltà universitarie italiane, fatta eccezione per quelle umanistiche, e a parte qualche esame complementare in altre, è assente. Eppure, per chi ricopre posizioni manageriali, rispolverare o aprire per la prima volta i manuali di storia e le biografie di uomini e donne eccellenti (o se preferite, sfogliarli sui moderni tablet), oggi può essere molto utile.

Nelle collane editoriali di settore non si contano i saggi sulle grandi figure della storia (Napoleone e il management, di Jerry Manas, per citarne uno, mi aveva incuriosito qualche anno fa, se l’ex manager Telecom Luca Luciani l’avesse letto forse avrebbe evitato l’ormai “storica” gaffe su Waterloo).

Personalmente sono sempre rimasto affascinato dal Rinascimento italiano e sono in buona compagnia: le società di consulenza e formazione lo stanno riscoprendo per offrire corsi ai manager. Steve Jobs era un profondo conoscitore di questo periodo storico in cui la tecnica si univa alla ricerca di un ideale di bellezza (i prodotti Apple in fondo si ispirano a questo principio). Il Forum della meritocrazia ha come motto una frase di Leon Battista Alberti: “L’uomo può ciò che vuole”. Una frase che tutti dovrebbero tenere a mente. I nostri obiettivi, nella vita e nella professione, possono essere raggiunti solo se sono ben chiari e se abbiamo forza di volontà. E una conferma di come la massima dell’Alberti sia attuale anche e soprattutto oggi ci è arrivata dalla tavola rotonda organizzata da Manageritalia lo scorso 16 maggio per commentare i risultati dell’ultima indagine dell’Osservatorio manageriale, dove 5 manager hanno raccontato di aver fatto scelte audaci durante il loro percorso professionale dando una svolta alla loro carriera.

L’Italia nel Rinascimento ha dato il meglio di sé ed era un modello per le altre nazioni. Allora perché non riscopriamo l’orgoglio del nostro passato, recuperando gli insegnamenti delle personalità geniali di quei secoli, che oggi ci dicono di osare e percorrere nuove strade per innovare?