La Responsabilità Sociale d’Impresa, che sarà il 30 e il 31 maggio al centro di un evento dedicato all’Università Bocconi (Dal Dire al Fare), si configura come l’attenzione e l’inclusione negli obiettivi aziendali (economici e di contributo al benessere della comunità) degli interessi degli stakeholder. Una prospettiva da cui, tra l’altro, nasce anche il concetto di stakeholder. Un management realmente attento alla RSI, in senso strategico, seleziona le iniziative o le cause su cui investire per massimizzare il vantaggio di tutti gli stakeholder. Ma oggi si deve fare di più.

È possibile catalizzare, promuovere e orientare questo sistema di reti tra stakeholder non solo in un’ottica di vantaggio competitivo di impresa ma anche di vantaggio competitivo di territorio? È a questo interrogativo che tenta di dare risposta la “Responsabilità Sociale di Territorio” (RST), una nuova prospettiva che sposta l’attenzione dall’impresa e i suoi stakeholder ad un nuovo concetto plurale di territorio.

In prima istanza, territorio come area geografica racchiusa entro certi confini caratterizzata da peculiarità fisiche ed ambientali frutto dell’azione delle forze naturali e delle trasformazioni dell’uomo. In secondo luogo, territorio come entità politico-amministrativa determinata da logiche di governance multilivello stabilite da un contratto sociale condiviso. In terzo luogo, territorio inteso come luogo sociale e relazionale che supera le tradizionali categorie di appartenenza o inclusione/esclusione.

Il territorio non è più un insieme di persone e relazioni radicate in una certa area geografica ma è il “contesto di circolazione” nel quale si muovono persone, capitali, relazioni, turisti, risorse tangibili e intangibili. Si parla in questo caso di “territori plurali” caratterizzati da una comunità orizzontale che attraversa le categorie tradizionali: non più residenti o non residenti ma persone che utilizzano il territorio per scopi diversi: ludici (shopping, divertimento ecc.), lavorativi (pendolari, ospiti o relatori di convegni), turistici e culturali ecc.

Una comunità territoriale non data una volte per tutte ma mobile, flessibile e frutto di una scelta fatta in base alle risorse materiali ed immateriali offerte dal territorio che, in questa prospettiva, è intreccio di relazioni fondate sulla riscoperta di valori condivisi.

Comunità Territoriale e substrato valoriale condiviso rappresentano due elementi fondati del concetto di Responsabilità Sociale di Territorio. RST e RSI sono prospettive complementari da non intendersi solo in senso evolutivo. La RSI (o meglio la Company Social Responsability) è il presupposto irrinunciabile per iniziare a lavorare su reti di valore all’interno del territorio: senza imprese e organizzazioni responsabili, attori fondamentali di qualsiasi territorio, non è possibile nemmeno pensare ad una logica di governance multivello partecipata condivisa tra tutti i soggetti di un territorio. Imprese e organizzazioni responsabili in grado di integrare in modo trasparente, responsabile e sostenibile gli interessi degli stakeholder possono continuare a perseguire i propri obiettivi contribuendo per la loro parte ad uno sviluppo del territorio senza per forza innescare un processo consapevole e programmato di gestione delle reti territoriali.

La responsabilità è realmente un nuovo modo di fare business e di strutturarsi in organizzazioni, un approccio integrato (e integrale) che, per prima cosa, passa per la responsabilità individuale. In questo senso, sia il concetto di RSI che di RST risultano superati perché insiti non in un modo di fare ma in un modo di essere: un approccio alla Responsabilità (o alla Sostenibilità intesa nella sua tripartizione economica, sociale e ambientale) che faccia andare di pari passo doveri e diritti nella convinzione che lo sviluppo o è sostenibile o, semplicemente, non è sviluppo.

Probabilmente fermarsi a una consapevole applicazione della prima ipotesi traducendola in concreti modelli di sviluppo territoriale sostenibile sarebbe un ottimo risultato.

Che cosa pensate di questa visione? Nelle vostre aziende c’è un CSR management?