Venezia è come il giano bifronte. Durante il giorno appare come un grande Lunapark assediato dai turisti, un brulicare di gente e di grandi iniziative private (due nomi? Pinault e Benetton), che rendono viva la serenissima, ma da una certa ora in poi il sipario si abbassa e dietro le facciate dei palazzi non di rado c’è caos e desolazione (topi, appartamenti abusivi, impiegati fannulloni, resti di solai abbandonati, casse comunali prosciugate ecc.).

Sul Corriere leggiamo dell’esasperazione dell’ex sindaco Massimo Cacciari, insofferente ai piagnistei. Bene, aggiungiamo noi, superiamo le lagne e rimbocchiamoci le maniche provando a gestire questa grande città in un modo più manageriale. Certo, gli investimenti dei mecenati sono utili ma non bastano. Venezia e i veneziani avrebbero bisogno di più manager per far funzionare una città che se ha da sempre una vocazione terziaria e richiede sempre più strategia, progetti, intelligenza, competenze e problem solving.