La differenza tra manager – dall’inglese to manage = gestire e quindi chi gestisce – e managger – dal maccheronico maneggione=maneggiare e quindi chi traffica/imbroglia – c’è tutta e pesa un sacco e una sporta.
Questo mi è venuto in mente leggendo le cronache di questi giorni dove un Francesco Belsito qualsiasi è passato da fattorino e procacciatore di focacce a tesoriere della Lega e addirittura vicepresidente di Fincantieri. Quindi, per la cronaca, a manager. Insomma, qualcosa di simile a Caligola che fece senatore il suo cavallo. Ma anche quando leggo che Orsi, attuale AD di Finmeccanica (bravo manager pare, ma si dice anche uomo in quota alla Lega, amico di Maroni, la cui moglie lavora all’Aermacchi del gruppo Finmeccanica …) potrebbe essere implicato in tangenti alla Lega. Il fatto che citi due fatti riconducibili alla Lega è del tutto casuale e congiunturale, basta fare un cerca con Google su internet e si trovano vari casi per ogni partito dell’arco costituzionale ed extracostituzionale.
Nello stesso tempo mi vengono in mente storie di manager, noti o meno noti, che senza aver portato focacce a nessuno o essere in quota ad alcun partito, hanno fatto e fanno bene i manager. Uno è Giuseppe Castaldi di Akka Italia, che ha combattuto contro gli stereotipi e ha vinto aumentando credibilità, occupazione e fatturato della filiale italiana della multinazionale e l’altro è quel manager che licenziato come tutti i suoi colleghi ha riaperto l’azienda riassumendoli.
Due storie come tante altre che conosco e che sento quotidianamente.
Ma allora mi dico: perché non ci incavoliamo un poco e pretendiamo che venga dato a Cesare quel che è di Cesare e che non si facciano manager i cavalli di Caligola (dei partiti)? Che tutto sommato vuol dire tre cose.
Primo, che dobbiamo pretendere, come per i politici e per tutti quelli che hanno responsabilità, che i manager siano specchiati e se sbagliano, pur bravi che siano, vadano fuori dalle scatole. Questo anche perché tra i compiti di un manager, di uno che ha responsabilità, c’è prima di tutto la responsabilità morale di competere con il merito e non con le focacce o le tangenti!
Secondo, che la politica tolga le sue mani e il suo controllo da tante cose e persone, ma soprattutto da nomina e valutazione di quei manager che devono gestire le cose pubbliche, che poi sono tali perché sono dei cittadini e non dei politici.
Terzo, che il merito valga sempre e per sempre per i manager e per tutti gli italiani che se lo meritano.
Insomma, tanto per cominciare a mettere i puntini sulle i e non far sì che chiunque passi per manager anche se è solo managger, che si dia risalto al lavoro dei tantissimi dirigenti veri che ogni giorno in azienda si assumono responsabilità e raggiungono risultati, che il merito prevalga su tutto il resto. Insomma, che magari dando spazio ai manager veri e bravi l’Italia, anche grazie a loro, possa ripartire.





bella la trovata del managger con due g e anche le metafore. Purtroppo sono spesso parte di una realtà stereotipata.
In ogni caso, appoggio in pieno quanto si dicve e direi che tutti gli italiani, mamager e non manager, dovrebbero pretendere quanto diciamo. E’ la via maestra per avere un Paese migliore e dovrebbe valere in tutti i campi.
Pienamente d’accordo poi sul fatto che si debba essere manager per merito e che il primo compito del dirigente sia quello di creare un ambiente atto a competere sui meriti e si debba lottare perchè sia così. Questo anche se spesso questo può costare il posto! Di sotorie personali e non al riguardo ne ho tantissime.
Io da manager vi appoggio e sono pronto a fare tutto quanto serve.
23 aprile 2012 alle 14:35Io, per mia fortuna ora e da poco, sono in pensione e pur essendo stato un quasimanager – avendo ricoperto la carica di direttore affari legali per 30 anni- ho avuto modo di conoscere tanti colleghi e colleghe.
23 aprile 2012 alle 17:16Concordo su quanto detto e aggiungo che essenziale è la formazione e la cultura personale perchè troppe volte oggi i c.d. manager sono yesmen privi di una propria identità culturale.
Un bravissimo avvocato del lavoro, che ormai ci ha lasciato, mi diceva che tante volte la sua controparte erano “monager” e per noi veneti non occorre dire altro.
L’opacità che circonda la gestione dei partiti è un fatto estremamente grave: chi gestisce con metodi scorretti, poco trasparenti e professionali in casa sua è ben difficile che possa cambiare atteggiamento quando gestisce la cosa pubblica.
23 aprile 2012 alle 18:28Più sottile ma non meno grave la distinzione ormai data per scontata tra “politico” e “tecnico”, dove il primo parrebbe esentato dall’obbligo di possedere competenze e di dimostrare capacità. Senza essere necessariamente “tecnici”, anche i politici dovrebbero conoscere meglio ciò di cui parlano e legiferano, possedere competenze verificabili e dedicare tempo a svilupparle. Fantascienza, allo stato attuale
Purtroppo ,stiamo vivendo un periodo di grande degrado della vita politica italiana , inoltre il tutto risulta essere più grave e piu’ odioso, in quanto coincidente con una grave crisi economica, che sta’ mettendo in ginocchio molte famiglie e l’intera economia italiana. I fatti recenti dimostrano che non e’ un problema di colore o della sigla politica ma emerge con tutti ii suoi lati negativi la parte peggiore dell’ uomo ossia l’avidita’ e l’indidualita’. Occorre fare subito qualcosa al fine di salvare il futuro dei nostri figli. Occorre creare un reating pubblico per tutte le cariche pubbliche ed in particolare per coloro che si propongono come nostri rappresentanti ( deputati, cariche pubbliche, ect… ) Non perdiamo questa grande occasione per cambiare in meglio l’ Italia e quindi il futuro degli italiani.
23 aprile 2012 alle 23:54Senza falsa modestia mi reputo , un Manager con una sola ” g.” Tutti i riconoscimenti che ho avuto in carriera e fuori li ho ho ottenuti per merito. Posso vantarmi di non aver mai chiesto una raccomandazione ne per me ne per i miei famigliari. Ho sempre gestito centinaia di persone apprezzandone solo il merito, posso anche vantarmi di non avere mai accettato raccomandazioni per nessuno , neanche quando venivano da qualche ” Don ” catanese in
27 aprile 2012 alle 17:26odore di mafia. Qualcuno dirà che sono un vecchio idealista, fuori dal tempo..Io non mi ritengo tale e continuo da pensionato, a ricercare il merito, l’onestà, la rettutudine. Ma la cosa più importante non è il mio comportamento ma la convinzione di non essere solo. Sono convinto che siamo in tanti a detestare i ” procacciatori di focacce ” in tanti che possiamo (e dovremo) mobilitarci per migliorare il nostro Paese.. La prima cosa che auspico è quella che venga modificata la legge elettorale, vengano ripristinate le preferenze, venga fissato un limite significativo del quorum per beneficiare del premio di maggioranza. Dopo la modifica della legge elettorale ( e non prima ) si dovrebbe andare a votare.
Credo che questo dovrebbe essere considerato da Manageritalia un impegno politico prioritario da portare avanti seriamente con tutti i mezzi disponibili. Io e le migliaia di
colleghi che la pensano come siamo disponibili a dare il nostro contributo. diteci come.
Enrico Bondi questo è un manager con una sola “g” e che manager http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/452401/
1 maggio 2012 alle 17:34avercene come lui.
… e perchè non colpire anche il “papà” del manager, non quello che gli ha dato il cognome, ma lo sponsor, quello che per bieca convenienza gli ha anche creato il posto per farlo diventare manager e manag(g)er allo stesso tempo : “papà, sponsor” che bisognerebbe punirlo con la fusione della chiave della cella dove dovrebbe essere rinchiuso. Troppi bisognerebbe, dovrebbe ecc. L’Italia è piena di condizionali, congiuntivi sbagliati e priva di certezze. E nemmeno una totale modifica del “porcellum” potrà spazzare il malcostume “manag(g)eriale” !! Ma torniamo ai nostri manager ed ai “non” nostri manag(g)er. Conosco personalmente uno dei due citati nell’articolo di Enrico Pedretti e gli sono grato di non aver mai modificato il suo modo di essere nell’arco del percorso lavorativo : anzi, ritrovato dopo … alcuni anni … mi ha dato la buona impressione di una persona aliena da interessi personali, ben credibile ed attenta al “sociale”, vedi aumento di occupazione e fatturato aziendali. In questi momenti poco sereno della nostra Italia, mentre cerchiamo di uscire dal tunnel degli ultimi vent’anni di porcherie commesse o anche solo pensate ( non che prima fosse meglio … ), dobbiamo convincerci che i manag(g)er bisogna imparare a riconoscerli e distruggerli da piccoli … !!
3 maggio 2012 alle 23:11Ringrazio Ermanno Ross per quanto espresso sul mio conto ed ancora una volta mi ritrovo ad essere valorizzato per aver fatto “semplicemente” il mio dovere.
13 maggio 2012 alle 19:23Il tutto mi (ci ) fà riflettere su fatto che vi è una grande carenza di persone che svolgano “semplicemente” il ruolo per cui sono designati e pagati. Nel mio caso personale , sono stato premiato come “manager dell’anno”…. miglior capo progettio ….ect ect….ma ogni volta mi sono chiesto ma perchè mi premiano ??? io stò facendo “semplicemente” il mio dovere e non credo di essere una eccellenza ma “semplicemente” un manaGer che fà il prioprio dovere fino in fondo!!!! …Probabilmente ricevo questi riconoscimenti in quanto non tutti fanno il proprio dovere??
Fare il manager dovrebbe voler dire “semplicemente” di NON anteporre se stessi agli interessi aziendali ed inoltre valorizzare le risorse umane che se ben gestite danno il massimo chiedendo “semplicemente” di essere Rispettate!!!
Il dramma di questo paese e che la maggior parte pensa “solo” a se stessi ed al proprio personale potere !!!
@giuseppecastaldi
16 maggio 2012 alle 00:34Penso che tu dica e racconti con estrema semplicità quelli che sono gli attrezzi di un manager. Di un bravo manager? Certo, ma in un certo senso anche di una persona che ha scelto di svolgere un ruolo che e’ quello di guidare aziende e quindi persone verso determinati obiettivi. Il profitto, perché senza profitto non si sta sul mercato, ma anche un profitto solido e costruito grazie al senso dato a quello che l’azienda fa (siano prodotti di largo consumo, servizi ecc) e le persone fanno per l’azienda, ma di fatto per i clienti e per se stessi.
Facile? Per nulla! Raro? Neppure! Sono tanti i manager che lo fanno e non da soli ma grazie al contributo di chi lavora con loro.
E vero forse abbiam perso di vista il senso di fare impresa, forse tanti non lo hanno neppure mai avuto! E’ colpa della finanza? Non credo e comunque non solo! E’ colpa dell’attenzione al breve termine? In parte, ma non solo! E’ più colpa del fatto che e’ più lungo, difficile e rischioso cercare di costruire quell’ambiente e quel senso e significato. Perché richiede di mettersi in gioco ogni giorno, di gestire con l’esempio, cambiando i paradigmi e tutto ogni giorno, ma mantenendo fermo il senso di quello che si fa! Ricercandolo e ritrovandolo quando sfugge.
Questo credo!
Poi alcune degenerazioni nulla hanno a che fare con tutto ciò, ma sono solo storie di ordinaria follia, degenerata ancor più ai tempi nostri dove qualcuno pensa che mettere qualcuno a capo di un’impresa (per interesse, per esplicare e gestire il potere, per coltivare un consenso che nulla ha a che fare con il senso di quella azienda ecc.) sia naturale e dovuto perché lui ha ricevuto dei voti, e’ figlio di ecc.
Ecco quando sento e leggo Tizio e’ in quota a x, e’ stato scelto xche e’ uomo del territorio ecc mi vengono i foruncoli. Purtroppo con i manager e’ più facile che con altre categorie professionali, ma i danni sono forse anche più gravi.
Si può mettere un Belsito nel cda di un’azienda, di un ospedale ecc., ma non si può metterlo primario di un ospedale. Primario di un ospedale si può mettere un medico mediocre, ma non se non in casi eccezionali un Belsito qualunque.
Quindi abbiamo tre problemi
1) manager non bravi che devono migliorare o cambiare mestiere(come in ogni altra professione). Ma questo e’ gestibile
2) manager anche bravi, ma che si fanno condizionare da fattori esterni (politici, ecc). Ma questo e’ gestibile allontanando l’influsso improprio su aree che non dovrebbero essere nella sfera di influenza di politica altro fuori luogo. E dall’avere manager che tirino fuori le palle anche rischiando di perdere l’incarico.
3) manager che non sono manager ma parcheggiati in quel posto per tutt’altro chebl’interesse degli stakeholder dipendenti ecc. E questo va stroncato subito
Da qui dobbiamo ripartire selezionando i migliori su merito ecc
Buongiorno,
Manager come il dott. Castaldi o il dott. Stangalini sono, secondo me, persone illuminate che a seguito di un percorso di sviluppo della propria intelligenza emotiva, contribuiscono al proprio successo ed a quello delle persone che hanno vicino. Loro ci sono arrivati da soli; io concordo con il dott. Bohm che con un adeguata formazione all’assunzione di responsabilità ed alla gestione degli stress emotivi, avremmo un numero maggiore di leader “puliti” e di conseguenza una “società” migliore. Come avrebbe voluto fare Olivetti o come hanno fatto in Francia per la politica con la creazione dell’Università “Science Po”. Ci vorrebbero delle scuole per lo sviluppo dei tantissimi potenziali talenti. A “Science Po” studiano i politici francesi dei diversi schieramenti, ma poi quando arrivano in posizioni chiave, sia che siano di destra che di sinistra, sono preparati a fare politica. Così dovremmo fare anche noi, sia per i Politici che per i Manager.
Concordo infine anche con la visione del dott. Pedretti, aggiungendo solo che, se ci si allena all’”etica” e si studia, si può riuscire a stare anche lontani dai condizionamenti.
22 maggio 2012 alle 08:34