Quale momento migliore della festa del 1° maggio per iniziare a lavorare tutti per creare in Italia un mondo del lavoro capace di ottimizzare produttività e benessere dei lavoratori e delle aziende. Qualcosa di più inclusivo e capace di massimizzare il valore della diversità (sesso, età ecc.) e di offrire a tutti la possibilità di realizzarsi come lavoratori e individui e all’economia e alla società di crescere e creare valore non solo economico.

Un’utopia? Abbiamo più di un esempio di sogni che sono diventati realtà e allora perché non provarci, ne va del futuro di tutti noi! Come? Cominciamo a vedere prima di tutto come raggiugere produttività e benessere, perché non si possono mai fare
i conti senza l’oste!

Alcune recenti indagini di Manageritalia lo hanno chiesto agli italiani e ai manager. Entrambi – intervistati via web per Manageritalia da Duepuntozero Doxa (672 italiani) e AstraRicerche (840 dirigenti) – dicono che per lavorare meglio ed essere più produttivi serve: valutare le persone su merito e risultati (manager 96% e italiani 88%), gestire le persone per obiettivi (93% e 81%), più formazione (93% e 91%), più gestione manageriale nelle aziende (92% e 72%), meno gerarchia e più collaborazione (87%), maggiore conciliazione tra lavoro e vita personale (85%), introduzione di programmi di welfare aziendale (77% e 81%).
Insomma, dobbiamo ripartire dal merito e cambiare l’organizzazione del lavoro e il coinvolgimento delle persone.

I manager indicano anche quale sia il ruolo che i vari attori devono giocare. Assumendosi onori e oneri, affermano che solo una vera e intelligente gestione manageriale può creare le condizioni per un miglioramento del lavoro a vantaggio di tutti (90%). E vorrebbero promuovere, anche fattivamente nelle loro aziende, un positivo e proficuo cambiamento del mondo del lavoro in Italia (88,8%). Fanno anche mea culpa, e non negano che spesso sono proprio loro, o comunque quelli che guidano le aziende e le persone, a bloccare ogni cambiamento (59,3%).

Ma tra i colpevoli dello stato del lavoro oggi in Italia al primo posto vedono i sindacati confederali che spesso bloccano miglioramenti tangibili e concreti e sono troppo ancorati ai vecchi schemi e incapaci di innovarsi e innovare (84,8%). Però, dicono, dei sindacati c’è bisogno, tant’è che sta a loro far evolvere le relazioni sindacali/industriali in modo utile a determinare un rapporto di collaborazione sempre più reale, invece che di contrapposizione tra imprese e lavoratori (74,3%). Non mancano peraltro chiusure anche da parte degli imprenditori, ritenuti dai manager, spesso, incapaci di una svolta culturale più collaborativa e partecipativa che incida sul modo di lavorare in azienda (75%). Per questo pensano che solo un miglioramento del rapporto tra imprenditori/azionisti e manager può far evolvere in positivo il lavoro nelle aziende (82,6%).

Insomma, oltre alla riforma del lavoro (vedi l’indagine completa su cosa vorrebbero i manager pubblicata sul numero di gennaio-febbraio della rivista Dirigente) che da mesi sta tenendo banco, c’è bisogno di un grosso cambio culturale che dobbiamo fare tutti. Una svolta che deve basarsi sul merito e che dobbiamo fortemente volere e pretendere tutti per meritarci un mondo del lavoro migliore e più produttivo.

Da cosa partiamo e cosa potremmo fare noi in prima persona?