Gli sportelli stage delle università sono nel mirino della riforma del lavoro annunciata dal ministro Fornero. Ci chiediamo in effetti quale possa essere il destino di questi servizi presenti in quasi tutti gli atenei e rivolti a chi è a un passo dalla laurea ma sempre più spesso anche a chi è già laureato. In realtà gli stage, in Italia, negli ultimi anni hanno fatto comodo soprattutto alle imprese anziché ai giovani. Il motivo è semplice: invece di sobbarcarsi gli oneri e investire sulle persone si offriva “manovalanza” qualificata a costo zero.

Se una prima e breve esperienza professionale, libera da vincoli e senza retribuzione, può avere senso durante il percorso di studi, dopo, vista la cattiva prassi che si è subito diffusa nel nostro paese, è senz’altro da regolamentare. 

Siete d’accordo con questa presa di posizione netta nei confronti degli stage?

Da parte vostra, con quale formula contrattuale dovrebbe avvenire l’inserimento nelle aziende di chi non può vantare grandi esperienze professionali ma che ha comunque un solido bagaglio culturale alle spalle?

Qual è stata fino ad ora la vostra esperienza con stage e stagisti?