Gli sportelli stage delle università sono nel mirino della riforma del lavoro annunciata dal ministro Fornero. Ci chiediamo in effetti quale possa essere il destino di questi servizi presenti in quasi tutti gli atenei e rivolti a chi è a un passo dalla laurea ma sempre più spesso anche a chi è già laureato. In realtà gli stage, in Italia, negli ultimi anni hanno fatto comodo soprattutto alle imprese anziché ai giovani. Il motivo è semplice: invece di sobbarcarsi gli oneri e investire sulle persone si offriva “manovalanza” qualificata a costo zero.
Se una prima e breve esperienza professionale, libera da vincoli e senza retribuzione, può avere senso durante il percorso di studi, dopo, vista la cattiva prassi che si è subito diffusa nel nostro paese, è senz’altro da regolamentare.
Siete d’accordo con questa presa di posizione netta nei confronti degli stage?
Da parte vostra, con quale formula contrattuale dovrebbe avvenire l’inserimento nelle aziende di chi non può vantare grandi esperienze professionali ma che ha comunque un solido bagaglio culturale alle spalle?
Qual è stata fino ad ora la vostra esperienza con stage e stagisti?





Sull’argomento “stage post laurea” sono completamente d’accordo con la Fornero. E’ ora di smetterla con lo sfruttamento dei giovani. Se il loro lavoro serve, deve essere remunerato. Se le aziende ne possono fare a meno, che lo facciano. Con tre ragazzi in casa, tutti laureati con più di 100/110 e disposti a lavorare anche 12 ore al giorno (cosa che è stata loro richiesta puntualmente), ne ho viste di tutti i colori. Il più fortunato è stato pagato – in Inghilterra – 500 sterline, in Italia 0 (e ha lavorato come assistente di produzione – 12 ore al giorno, in agosto, mettendoci anche la benzina per fare le commissioni richieste – sul set di un film milionario). Perciò, basta.
22 marzo 2012 alle 10:25Come contratto, vanno benissimo inserimento, tempo determinato, apprendistato, che – in ogni caso – costringono il datore di lavoro ad assumersi qualche onere e qualche responsabilità formativa.
Per quanto riguarda la mia azienda, noi non abbiamo mai utilizzato – per scelta – stagisti post laurea. Abbiamo avuto stagisti curriculari, che hanno fatto la tesi con noi e quindi hanno lavorato per loro stessi, con risultati più cattivi che buoni (anche se, alla fine, li abbiamo laureati tutti tranne uno, cacciato). La preparazione è in larga parte scadente e non parliamo del modo di relazionarsi: sulla scorta di queste esperienze personali, infatti, abbiamo avuto l’idea di organizzare, in Manageritalia Torino, un corso di orientamento/formazione che consenta a questi ragazzi (ai quali anche le famiglie non hanno insegnato granché) di evitare le gaffe peggiori e di sapersi orientare nella ricerca di un lavoro e nell’ambito di un’azienda. E’ in corso di organizzazione la seconda edizione.
C’è una responsabilità congiunta scuola/famiglia: la prima dà poca formazione pratica e applicabile, la seconda non insegna -sempre in generale, ovviamente – l’educazione di base (tipo salutare senza dire solo “salve”, non arrivare con i jeans strappati, non masticare le gomme, non caricare Skype per chattare con gli amici sul computer aziendale – tutte cose successe). Per cui il “materiale umano” deve essere molto lavorato prima di diventare “risorsa umana” , però non è uno stage gratuito, e di conseguenza demotivante, che risolve queste carenze: ci vuole, anzi, un sano “do ut des”. Io ti pago e tu lavori, se no ti sbatto fuori. Sai far poco, ti pago poco, ti dimostri capace, ti premio. Un po’ di etica farà lavorare tutti meglio.
Cari saluti.
Loredana
Sinceramente non mi pare che ci si debba porre il problema di che fine faranno gli sportelli universitari. Non mi pare il caso che si debba continuare a preoccuparsi di iniziative, egregie e meritevoli, nate per sopperire a mancanze di chi dovrebbe risolvere i problemi. Sono assolutamente d’accordo con chi commente che era ora. Togliamo alle aziende gli alibi per utilizzare gratuitamente persone a fare lavori inutili alla formazione della persona, ma utili a loro perchè tappano buchi a costo zero. Sicuramente si otterrano risultati migliori se le aziende devono pagare per formare le persone e le persone vengono pagate.
5 aprile 2012 alle 10:27Anna