Un bravo manager non può fare a meno dei suoi collaboratori. Il gioco di squadra è fondamentale per raggiungere importanti traguardi sul lavoro e riflettere su come motivare il nostro team non è certamente un aspetto secondario.

Jacques Isoré scrive sul Blog du management che occorre passare dalla logica del “dovuto” a quella del “dono”. Detto altrimenti, occorre superare i diritti, i doveri e i vincoli del contratto, che se da un lato regola con chiarezza un rapporto professionale dall’altro non è sufficiente per impostare un rapporto di fiducia e stima nelle collaborazioni di lungo periodo.

Ma in cosa consiste questo dono? Isoré parte da una semplice definizione: “il dono è la trasmissione di una cosa scelta a una persona o un gruppo, stabilita per delle ragioni non direttamente economiche e senza l’attesa di un ritorno”. Il dono implica una separazione da qualche cosa, ma non si tratta di una perdita tout court.

Le ragioni che spingono un collaboratore a donare possono essere molteplici. Donare per stare insieme, donare per provare il sentimento d’esistere, d’appartenere a un gruppo, donare per essere riconosciuti. Il dono coinvolge la persona nei suo affetti, donare è uscire dal proprio ruolo, svelarsi.

Il dono come scommessa

Fare un favore, dare delle informazioni, raccogliere un segreto, sostenere qualcuno, passare del tempo con lui, riconoscere le sue competenze, trasmettere nuovi modi per gestire le attività: donare è un atto che rappresenta una scommessa sulla possibilità di creare o di rinforzare il legame con le persone con cui lavoriamo. Momento intenso, il dono rafforza la condivisione delle emozioni, poiché possiede una dimensione affettiva, cognitiva e simbolica.

Malgrado il suo forte valore simbolico, il dono non viene valorizzato all’interno di un’impresa. Numerosi manager non sono consapevoli dell’importanza dello scambio nelle relazioni professionali e non trovano sempre normale accettare il dono dei loro collaboratori e le pratiche di scambio sociale. Tollerano gli accordi, l’esistenza di reti e perfino la trasgressione delle procedure nella misura in cui tutte queste azioni producano dei risultati reali, ma tollerare non è riconoscere e ancora meno celebrare! Il vero dono si fa spesso personalmente, in una relazione non ostentata. Alcuni manager gestiscono bene solo ciò che vedono, quello che sanno misurare, e dunque ignorano il dono. Si concentrano sugli scambi che possono razionalizzare e mettere sotto contratto. Allo stesso modo, il dono diviene poco a poco un’attività clandestina, quasi illegale.

L’impresa spesso è restia a riconoscere il coinvolgimento spontaneo dei collaboratori negli scambi. Chiede paradossalmente di investire sempre più tempo, sforzi ed energia, di donare in un certo senso, ma con regole ben precise e in modo assolutamente controllato.

Donare conviene

Come fare allora? Innanzitutto, poiché il dono è contagioso, il manager dovrebbe avere interesse a praticare il dono. Donare del tempo, per ascoltare, trasmettere, spiegare… tante attività che per emulazione saranno riprodotte dagli altri. Non soltanto dai collaboratori ma allo stesso modo dai vertici, gli altri manager, i partner ecc.

In seguito, può valorizzare, “solennizzare” ogni dono dei suoi collaboratori. Si tratta di segnare il colpo: far esprimere il beneficiario del dono sulla portata, la ricchezza e la pertinenza di ciò che ha ricevuto è una forte leva di valorizzazione dell’atto del dono.

In seguito, può personalizzare il suo stile manageriale. Prestando attenzione a ciò che motiva ciascun collaboratore, sceglierà di donare l’autonomia a uno, un incarico interessante a un altro. Può allo stesso tempo sviluppare i campi di responsabilità, i margini di manovra, gli ambiti di decisione individuali e collettivi per sviluppare una relazione di fiducia.

Preparando i suoi colloqui di valutazione con ogni collaboratore, il manager si porrà questa domanda: “Che cosa gli ho donato quest’anno?”. O, meglio, “Che cosa gli donerò quest’anno che non sia un premio per i meriti passati (come vorrebbe la “logica del dovuto”)? Chiedergli di accompagnarmi a quella riunione? Trasmettergli delle informazioni strategiche? Dedicargli semplicemente del tempo?

Il manager potrà constatare in questo modo che il clima è mutato: i suoi collaboratori possono recarsi al lavoro più soddisfatti, l’assenteismo diminuisce, le iniziative sono più frequenti e pertinenti, anticipano e mettono in guardia perché si sentono responsabili di ciò che arriva, responsabili di un perimetro ben più ampio di quello solito, propongono delle soluzioni ai problemi che incontrano. Può darsi che si fermeranno ogni tanto un po’ più tardi la sera per finire un lavoro o semplicemente per il piacere di donare quel qualcosa in più ai manager e all’impresa.

E voi quanto investite negli scambi gratuiti? Cosa “donate” ai vostri collaboratori?