L’articolo di Riccardo Luna pubblicato oggi su Repubblica presenta un ritratto interessante dei giovani italiani, all’estero (la precisazione è d’obbligo).
Mentre in questi giorni imperversano da un lato il dibattito sulle riforme del lavoro – con lo spettro del precariato che aleggia – e dall’altro le critiche rivolte ai giovani del nostro paese per essere troppo bamboccioni, Luna fa luce su un fenomeno senz’altro interessante: quello delle startup guidate con successo negli Usa da trentenni italiani, in particolare quelle che sfruttano le potenzialità offerte dal web.
È il caso ad esempio di Doochoo, che offre l’opportunità di guadagni attraverso i sondaggi in rete, guidata da Paolo Privitera, un 35enne veneziano rampante, o di musiXmatch, fondata da Max Ciociola (34 anni).
Se il modello di questi giovani talenti non può che essere il geniale fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, è l’atteggiamento a colpire: “Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro”. Altro che sfigati, ci verrebbe da commentare!
Voi conoscete altri casi del genere? È mai possibile che, oltre alla fuga dei cervelli, si assista anche a quella di giovani imprenditori e che il sogno di un nuovo business per chi ha nuove idee possa sbocciare sempre lontano dall’Italia?





interessante articolo, grazie!
14 febbraio 2012 alle 14:00La cultura dello start up si basa su 2 assunti, credito e fiducia.
Quanto questi valori sono propri al nostro sistema creditizio?
Gli esseri umani sono mossi da 2 grandi emozioni, sfuggire dal dolore o inseguire il piacere.
Probabilmente se parlassimo piu’ del secondo avremmo tanti piu’ startup di successo tutte made in Italy.
In bocca al lupo a tutti quelli che, come noi, stanno investendo per il cambiamenti!
maurizio