L’articolo di Riccardo Luna pubblicato oggi su Repubblica presenta un ritratto interessante dei giovani italiani, all’estero (la precisazione è d’obbligo).

Mentre in questi giorni imperversano da un lato il dibattito sulle riforme del lavoro – con lo spettro del precariato che aleggia – e dall’altro le critiche rivolte ai giovani del nostro paese per essere troppo bamboccioni, Luna fa luce su un fenomeno senz’altro interessante: quello delle startup guidate con successo negli Usa da trentenni italiani, in particolare quelle che sfruttano le potenzialità offerte dal web.

È il caso ad esempio di Doochoo, che offre l’opportunità di guadagni attraverso i sondaggi in rete, guidata da Paolo Privitera, un 35enne veneziano rampante, o di musiXmatch, fondata da Max Ciociola (34 anni).

Se il modello di questi giovani talenti non può che essere il geniale fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, è l’atteggiamento a colpire: “Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro”. Altro che sfigati, ci verrebbe da commentare!

Voi conoscete altri casi del genere? È mai possibile che, oltre alla fuga dei cervelli, si assista anche a quella di giovani imprenditori e che il sogno di un nuovo business per chi ha nuove idee possa sbocciare sempre lontano dall’Italia?