Lo ha detto ieri il premier Monti a Matrix e questo scatenando un sacco di polemiche. Non si capisce perché visto che questa è ormai la realtà da parecchi anni (per un approfondimento, leggi questo articolo e l’indagine di Manageritalia), realtà che tanti hanno pensato di non voler vedere e contrastare con inutili casse integrazioni per svariati anni a lavoratori di aziende morte. Inutile sovvenzionare aziende morte, doveroso aiutare lavoratori senza lavoro, ma non mantenendo in vita aziende zombi, ma piuttosto dando loro reddito e formazione per rientrare in nuove aziende e business che andrebbero incentivati e non lo sono!
Tutti sappiamo, anche per esperienza diretta, che sempre più spesso gli individui sopravvivono, anche in termini di vita lavorativa, alle aziende. Soprattutto sappiamo che aziende e individui devono cambiare “pelle” sempre più spesso nell’arco della loro vita (business o professione che sia).
Allora, perché tanti si stupiscono e si indispettiscono (per non dire di peggio) di fronte a un premier che osa dire la verità, che i sindacati non vogliono vedere, capire o dire?
Bello, a questo proposito, il dialogo a distanza tra Eugenio Scalfari e Susanna Camusso, che ha come primo incomodo Luciano Lama. Un dialogo tra sordi, dove l’età non centra nulla (Lama e Scalfari sono i più anziani) e come pare chiaro è direttamente proporzionale alla capacità di leggere la realtà e alla volontà di governarla piuttosto che subirla!





Perfettamente d’accordo con Monti e con voi. Chiedere ai sindacati che serve alle persone coinvolte e al sistemaveconomico e alla società cassaintegrazione lunghissima in aziende decotte che lascia i lavoratori nell’illusione falsa che poi riavranno un lavoro (e perdono tempo senza formarsi x cercare altri lavori non posti)? E al sistema? Forse che la cassaintegrazione Alitalia ha dato un futuro a quell’azienda?
3 febbraio 2012 alle 00:06E’ necessario cambiare la mentalità e il modo di guardare al lavoro ( questo ha detto prima di tutto ieri Monti), ma questo e’ difficile, da fare per i sindacati, per gli industriali anche perché perderebbero controllo e dovrebbero dare ai loro iscritti strumenti nuovi per tutelare professionalità e competitività che non hanno e non sanno progettare e gestire.
Dire che il posto fisso non c’è più, vuol dire guardare in modo nuovo pensando che e’ per tutti (chi sta in aziende sotto o sopra i 15 dipendenti) prendere i 15 mesi di stipendio di indennità che concede oggi l’articolo 18 se si viene licenziati non per giusta causa o anche se l’azienda non ha più lavoro per te! Graduare questa indennità a seconda dei casi e mettere i soldi oggi buttati negli anni infiniti di cause giudiziarie, negli anni di inutile permanenza in azienda a subire angherie per il singolo e lo sviluppo delle aziende e settori che hanno futuro.
Nessuno ha detto, neppure Monti, che dire che non c’è più il posto fisso o togliere l’art 18 voglia dire abbandonare i singoli a se stessi, ma invece dare tutele economiche e non più moderne.
Ma qui casca l’asino, siamo un paese mentalmente arretrato in via di inviluppo e così eccoci a lottare per quello che non serve soprattutto alle persone.
si potrebbe dire: “benvenuti !” Noi sappiamo bene cosa significhi non lavorare per il posto fisso ma per valorizzare la professionalità. Questa è la via e questo dovrebbe chiedere ogni lavoratore all’azienda in cui lavorare: di formarlo, d’insegnargli un mestiere, di non abbandonarlo all’obsolescenza
10 febbraio 2012 alle 23:24