Quasi 1.000 manager intervistati da Manageritalia ci hanno detto che la riforma del mercato del lavoro è necessaria per modernizzare il Paese e sostenere la crescita. L’articolo 18 non è un tabù, i lavoratori si tutelano aiutandoli a sviluppare professionalità e competenze!
La maggioranza dei manager nei confronti dell’articolo 18 ha un atteggiamento laico. Infatti, dicono che non è sicuramente l’esistenza dell’articolo 18 che impedisce alle aziende di assumere e all’occupazione di aumentare (61,7%, 32,4% molto 29,3% abbastanza d’accordo). Così come pensano che comunque l’articolo 18 e le logiche sottostanti siano negative per le aziende, ma soprattutto per i lavoratori che a fronte del mantenimento del posto rischiano di avere un danno a livello professionale, fisico e psicologico (53,3%, 19,3% molto e 34% abbastanza d’accordo).
Questa visione laica dell’articolo 18 non si motiva con un disinteresse per i diritti dei singoli, ma deriva da quella che secondo i manager deve essere la moderna tutela del lavoro. Infatti, si dice che oggi sempre più spesso la competizione mette le aziende di fronte all’obsolescenza di alcune professionalità e alla rapida sostituzione con altre e questo problema va gestito a livello di sistema cioè con una riforma del lavoro complessiva (86,4%, 48,1% molto e 38,3% abbastanza d’accordo).
Proprio per questo i manager affermano che nell’attuale contesto economico bisogna difendere non il posto di lavoro, ma il lavoro e la professionalità delle persone e quindi parti sociali e politica devono ripartire da qui (88,2%, 49,8% molto e 38,6% abbastanza d’accordo).
Allora il problema e la tutela degli individui deve essere gestita a livello di sistema. Dalle aziende che hanno il compito di assicurare per quanto possibile ai propri collaboratori una continua crescita professionale con opportunità di riconversione della professionalità verso le nuove esigenze (90%, 48,1% molto e 41,9% abbastanza). Dal sindacato che deve aiutare i lavoratori a difendere non il posto di lavoro, ma la loro professionalità (76%, 41,2% molto e 34,8% abbastanza). Dagli stessi lavoratori che, aiutati da sindacati e aziende, devono curare il loro sviluppo professionale (83,4%, 42,9% molto e 40,5% abbastanza). A conferma di tutto ciò negano con forza che i singoli possano essere abbandonati a se stessi, dal sistema, dalle aziende e dai sindacati, nel difficile compito di curare il loro sviluppo professionale (60%, 42,9% poco e 17,1% per niente d’accordo).
Insomma, una visione più al passo con i tempi che si fonda sulla difesa non del posto di lavoro, ma del lavoro e della professionalità delle persone. Un cambiamento che non vuol dire meno sindacato o meno tutele, ma piuttosto più adatti al contesto.
Sulla riforma del lavoro vi segnaliamo anche l’intervista di Daniele Manca a Roger Abravanel sul Corriere.it.
Si può non essere d’accordo con l’opinione dei manager e con quella dei commentatori più onesti, in grado di osservare in modo lucido la realtà delle nostre aziende e di un mercato del lavoro che sta inesorabilmente cambiando?

Cose giustissime quelle dette ma quello che stupisce è che siano subordinate all’affermazione che la presenza dell’art.18 non sia un freno all’occupazione.
3 febbraio 2012 alle 16:53Tutta la mia esperienza aziendale mi dice il contrario.Come ho già scritto, le PMI,che, per incarico del top aziendale ,dovevo aiutare ad iniziare la loro attività,stavano ben attente a non assumere più di 15 lavoratori.Questo per non cadere nel capestro dell’art.18 e dello Statuto .
Si vede che il sondaggio non è passato dalle mie parti oppure che il mondo del lavoro,che ho lasciato da diversi anni,è cambiato totalmente……….Ma la crisi pare che arrivi da lontano…….
Non è che stiamo assumendo una posizione di comodo?
Caro Livio se leggi bene la sintesi dell’indagine al link all’inizio del post vedrai che la maggioranza dei dirigenti intervistati dice che l’art 18 frena l’occupazione.
5 febbraio 2012 alle 11:38Infatti nella sintesi si dice “In ogni caso l’articolo 18 è, per la loro esperienza, un freno. Infatti, dichiarano di conoscere aziende che pur di non superare il limite dei 15 dipendenti e quindi rientrare nell’area di applicazione dell’articolo 18 hanno rinunciato ad assumere personale ricorrendo a terzi (69,3%, 36,4% molto e 32,9% abbastanza) o hanno creato nuove aziende collaterali (61,9%, 31,9% molto e 30% abbastanza). Una situazione che può anche culminare nella perdita di opportunità di sviluppo: lo afferma il 44,4% e lo nega il 51,4%.”
Come vedi nessun atteggiamento di comodo e anzi tanto pragmatismo.
Caro Pedretti
5 febbraio 2012 alle 13:13ritiro la frase sulla posizione di comodo,che sembra averti infastidito. Se quanto affermi nel tuo commento lo avessi letto nel post,non avrei impostato il mio,di commento,in quel modo.Il fatto è che neppure ora che rileggo il tutto trovo le espressioni che dici,che ovviamente capovolgono tutto il ragionamento.Sono un inesperto io del p.c.,o hanno tagliato un pezzo?
Nessun fastidio volevo solo dare a cesare ( i manager) quello che e’ di cesare(manager). All’inizio del post c’è link all’indagine completa dive trovi anche quei dati che nel post, per ragioni di spazio, non sono state riportate. Ciao e grazie x i tuoi stimoli sempre brillanti e puntuali.
5 febbraio 2012 alle 14:50Caro Enrico,
10 febbraio 2012 alle 08:52ho capito finalmente come fare per leggere per intero l’intervista e anche il parere del nostro Presidente.Lo dico a beneficio degli altri rinco come il sottoscritto.Occorre cliccare sulla frase “indagine di Manageritalia”del primo rigo del tuo importante post.
Sarebbe stato più utile pubblicare il tutto per intero.
Sull’art.18 rimango del mio parere,nonostante la posizione democraticamente assunta dal nostro sindacato.Proclamarsi “laici”su una questione oggi dibattuta in tutte le salse dai media è un errore madornale.E’ come se Maradona(quello dei bei tempi)decidesse di rimanere in panchina in una partita di calcio tra dilettanti.
E a nulla vale suffragare la nostra posizione di concettualità tipo chiamare in causa l’azienda,il sistema,perchè corrano in aiuto del lavoratore difendendone la professionalità piuttosto che il posto di lavoro ecc.ecc.Sono affermazioni di andreottiana memoria che non servono a nessuno,tantomeno a un un Sindacato che,da un pò di tempo, ha scelto di evidenziarsi politicamente.
L’art.18 anche per autorevoli economisti,italiani e stranieri,ha frenato l’occupazione negli ultimi quaranta anni,ha incoraggiato il lavoro nero e lo sfruttamento del precariato,ha danneggiato,laddove forzatamente si applica,il clima aziendale.
Lo pensava anche l’utimo governo,lo pensa anche l’attuale che sta cercando il momento buono per eliminarlo.E lo pensa anche la maggioranza dei lavoratori onesti che non ha bisogno della sua copertuta( garantita anche da una Magistratura compiacente).
Non mi aspettavo sinceramente che il nostro sindacato,caro Enrico,preferisse la neutralità,pur se argomentata intelligentemente.E neanche che ,a dibattere su un argomento cosi importante, fossimo solo tu ed io.Si vede che la laicità è diffusa e io sono fuori dal coro.
Ti saluto. Livio