Ieri sera leggendo su l’Espresso la rubrica di Monsignor Gianfranco Ravasi, ho trovato un monito forte per quanti nella vita e nel business pensano ancora che il mondo 2.0 (ormai potremmo essere a X.0) sia un gioco. Ravasi, che travalica nella qualità ogni ideologia, mi ha stupito perché ha fatto in 4.000 battute la miglior analisi di quello che dovrebbe essere il mondo 2.0 per tutti noi.
Leggere il suo commento non potrà che convincere anche i più scettici che la rete, i social ecc. non sono giochi, ma modi attuali di comunicare, vivere e avere relazioni. E quindi da tenere nel dovuto conto da tutti e ancor più da chi, manager o lavoratore, deve anche e soprattutto personalmente utilizzare questi strumenti senza se e senza ma. Interessante è anche pensare, come dice Ravasi, che scrivere qualcosa in 140 battute ci aiuta a essenzialità e chiarezza, non male come monito per la comunicazione in generale.





Anche il papa parla di internet. Leggere qui: http://notizie.libero.it/magazine/
26 gennaio 2012 alle 15:04Il clero in realtà dovrebbe temere i social network
)))) http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_26/prete-concordia-ritiro_9e4f2f88-4820-11e1-9901-97592fb91505.shtml
26 gennaio 2012 alle 16:56Ludoviko temere come li dobbiamo temere tutti! Perchè hanno alla potenza la facoltà di comunicare e diffondere notizie e, questo veramente ad una potenza infinita, di metterci direttamente in relazione buinivoca con potenzialmente tutti i presenti.
26 gennaio 2012 alle 19:03La notizia alla quale tu fai riferiemento c’è anche sulla stampa e andrà anche in tv ecc. ma con minore velocità, minore diffusione (le persone raggiugibili) finale e quasi nessuna possibilità di commentarla direttamente da parte di tantissime persone che invece sui social lo possono fare sempre e diffondendo la loro opinione su tantissimi altri. Insomma, se li conosci, non li eviti, ma tenti di gestirli al meglio.
E proprio qui sta l’intelligenza e l’innovazione di Monsignor Ravasi. Onore all’anima sua!
Se la Chiesa non si adeguerà al più presto ai tempi ultrarapidi dell’attuale modo di comunicare perderà sempre più audience. I moderni pulpiti – come dice giustamente Ravasi, assieme a pochi altri esponenti del clero – sono i nuovi media (Twitter, Facebook ecc.) Il problema è che al clero manca una formazione adeguata, che metta in grado i propri esponenti di ogni livello di comunicare i propri messaggi e di interloqcon efficacia con i credenti
27 gennaio 2012 alle 09:02Bravo Ravasi che esce dal millenario immobilismo clericale per cercare di raggiungere quell’audiuence, soprattutto giovanile, non più raggiungibile attraverso i pulpiti. Il Vaticano è come una multinazionale priva, o quasi, di corsi di formazione adeguati ai tempi. Saper comunicare in tempi brevi e in modo incisivo i propri messaggi è oggigiorno una doverosa priorità per la Chiesa. Vedrei bene anche corsi di formazione per predicatori e per confessori. Why not?
27 gennaio 2012 alle 09:11