Si celebra oggi il terzo anniversario simbolico della nascita del community manager, una figura manageriale sempre più richiesta nelle grandi e piccole aziende, grazie all’importanza crescente assunta dagli ambienti del web 2.0 (social network, blog, canali di informazione come Twitter ecc.).
Le caratteristiche migliori per ricoprire questo ruolo con efficacia? Ecco una lista che può essere presa in considerazione e alcune indicazioni sugli errori che non dovrebbero mai essere commessi.
Caratteristiche migliori
- Essere preparato sul prodotto/marchio/argomento che si sta trattando.
- Far sentire tutti benvenuti nelle community.
- Dare a tutti una seconda possibilità per replicare, creare dibattito e interagire con gli altri membri.
- Conoscere le esigenze dei membri della community e, meglio, conoscerli anche nella realtà.
- Sorridere anche nella vita reale ogni volta che pubblica un emoticon smile.
- Non nascondersi dietro a una maschera ma rivelare la propria identità dalla passione con cui modera e padroneggia determinati argomenti.
- Avere competenze legate al marketing, al supporto per la clientela, alla strategia di prodotto e alla user experience.
- Avere interesse ad approfondire nuove competenze, dall’apprendimento di nuove skill a una nuova lingua.
- Difendere il brand per cui lavora ma non spaventarsi di fronte alle scuse da rivolgere al pubblico in caso di errore/incidente.
- Trovare la soluzione migliore per uscire da un impasse nella discussione.
- Essere interessati a confrontarsi con opinioni e pensieri diversi dai propri.
- Leggere test psicologici, report e statistiche.
- Condividere informazioni e materiali.
Difetti imperdonabili
- Giudicare i membri della community, anche sul modo in cui scrivono o sulle loro abilità comunicative.
- Essere frenetici. Deve essere rapido, ma non lasciarsi prendere dalla fretta, ha pochi minuti per rispondere e dar voce al brand, deve essere calmo e ponderare con cura quel che deve dire.
- Essere permalosi. Il community manager è in costante contatto con le persone (utenti e clienti) e non deve mai perdere la calma se qualcuno lo contraddice, gli fa un appunto o lo critica.
- Non avere autonomia. Deve essere in grado di prendere decisioni e assumersi delle responsabilità sia in agenzia che in azienda.
- Essere incapaci di modificare il linguaggio e il tono specifici per ogni situazione.
E voi? Conoscete o siete dei community manager? Dal vostro punto di vista, quali sono i must e gli errori da evitare nella maniera più assoluta? Come si evolverà questa professione nei prossimi anni?

Non tutti possiamo diventare community manager e gestirci in autonomia “gli ambienti del web 2.0″ (per quanto un’ alfabetizzazione sarebbe da inserire d’obbligo!) ma segnalo questa opportunità per le aziende che ancora non siano “in regola” con questi temi o che vogliano ampliarne la portata. Sta per partire la seconda edizione della “SQcuola di Blog” (http://sqcuoladiblog.it) un master online (un percorso di 500 ore!) di specializzazione in social media marketing. Un programma davvero ben fatto e docenti qualificati. C’è l’opportunità per le aziende di finanziare una borsa di studio per un partecipante del valore di € 3.000 + iva (http://sqcuoladiblog.it/2012/01/una-grande-opportunita-per-le-imprese-borse-di-studio/) in cambio di essere seguiti da un blogger che, insieme al suo tutor, realizzerà un progetto speciale per l’azienda che ha deciso di finanziare! Mi sembra un buonissimo inizio molto abbordabile in termini di budget per iniziare a fare il grande passo verso una gestione consapevole delle opportunità della rete, no?
23 gennaio 2012 alle 14:54[...] un ulteriore spunto dal un post di Manageritalia di oggi per segnalarvi un’opportunità che ho particolarmente apprezzato, [...]
23 gennaio 2012 alle 16:18Sono community manager, blogger e altre cose da un paio d’anni ormai, e trovo che questo articolo descriva alla perfezione questa figura professionale.
23 gennaio 2012 alle 17:37Aggiungerei che per essere un Community Manager occorre una grande passione e curiosità per tutto ciò che concerne la condivisione e i social network, visto che questi sono le piazze su cui lavoriamo oggi.
Nuove applicazioni, nuovi influencer e nuove piattaforme da sperimentare, insomma, essere sempre sul pezzo!
Mi sembra di capire da profano del web che il cm debba usare al meglio tutte le P di Kotler per dare vita e significato al suo prodotto. Insomma un moderno uomo di marketing che sappia dialogare con i clienti attuali, potenziali, ma anche, e qui può stare la novità, con tutti i frequentatori del web (molto più vicini, tangibili e presenti di quelli dei mercati fisici) utilizzando al meglio il virtuale per farlo diventare reale. Insomma sono gli stakeholder (a 360 gradi) che vanno curati e attratti che comprino o meno per farne membri della comunità e solo poi eventualmente e non sempre dei clienti. Anzi qui un cliente della community potrebbe non esserlo del prodotto finale ma avere ancor più peso di questo. Sbaglio? Insomma, qui e’ l’interazione con i singoli e tra i singoli che la fa da padrone, prima e ancora più dell’esperienza con il prodotto che diventa parte del meta prodotto dato dalla comunità che intorno ad esso vive e si costruisce giorno per giorno.
24 gennaio 2012 alle 01:21Se fosse così serve un cambiamento forte in tutte le aziende (di qualsiasi natura e scopo esse siano) anche perché la comunità diventa il vero prodotto che incidentalmente (si fa per dire) serve anche per vendere, forse meglio condividere, esperienze su prodotti e servizi (a questo punto anche molteplici, anche complementari e concorrenti), ma di fatto serve per far vivere le persone nella comunità. Risbaglio?
mi dite come si fa a diventare community manager, blogger
29 gennaio 2012 alle 23:02@francesca
1 febbraio 2012 alle 12:15A breve pubblicheremo un’intervista a una community manager con molti consigli. Continua a seguirci.