In Italia abbiamo un mondo e mercato del lavoro che non funziona da tempo. Le rare volte che si prova a parlare di cambiare qualcosa spunta sempre il totem dell’articolo 18 che finisce per sviare dai veri problemi e dalle possibili soluzioni.

Abbiamo un mercato del lavoro che non funziona per tanti motivi: domanda e offerta non hanno modalità di incontro efficaci ed efficienti, aziende che non trovano quello che cercano e che non sanno bene quello serve, lavoratori che non si sanno vendere, muovere sul mercato, proporre e mantenere aggiornati e in linea con le necessità contingenti del mercato e del loro progetto professionale.

Abbiamo regole arcaiche che legano come in un matrimonio indissolubile azienda e lavoratore, senza prevedere un funzionale e sano divorzio che permetta alla parte più debole, il lavoratore, di rifarsi una vita lavorativa grazie agli alimenti momentanei della parte forte. Abbiamo una difficoltà estrema a far entrare nel processo produttivo giovani e donne ecc.

Ma soprattutto abbiamo un’economia ingessata, che non cresce da 20 anni, e quindi prima colpevole di un mercato che non funziona, perché manca la domanda.

A fronte di tutto questo e di tanto altro che la cronaca e la vita di tutti i giorni ci presenta, abbiamo delle assurdità immondi:

-   lavoratori in cassaintegrazione da 7 o più anni, ormai decotti come uomini e come professionisti, senza che questo sia servito a salvare un’impresa insalvabile. Non sarebbe stato meglio investire i soldi per fare sviluppo e dare a quel/quei lavoratori un futuro in nuove aziende, settori, business?

 lavoratori che restano in azienda, anche grazie all’articolo 18, anche quando non c’è più utilità, feeling ecc. Anni nei quali il lavoratore soffre psicologicamente e fisicamente, si rovina professionalmente, diventando inutile per la stessa azienda e per i colleghi, che magari fanno anche mobbing. Non sarebbe stato meglio pagare l’uscita del lavoratore, tanto l’azienda ha comunque speso anni di stipendi e contributi per rovinare un lavoratore e se’ stessa, dandogli serie possibilità di non rovinarsi e di trovare un futuro migliore?

Allora basta ideologie, non è solo un fatto di flessibilità o flexicurity e soprattutto tuteliamo il reddito e il lavoratore e non il posto.

Insomma, cosa fare per cambiare veramente il mondo del lavoro a vantaggio di tutti, senza incagliarsi sempre gattopardicamente sull’art. 18 per far sì che nulla cambi?