Ospitiamo un post del guest-blogger Paolo Fedi – Manageritalia Roma.

Oggi per un manager per sviluppare un adeguato percorso professionale, cercare nuove sfide e ricollocarsi dopo le sempre più frequenti uscite dalle aziende è sempre più importante  rivolgere le proprie attenzioni e gli sforzi di ricerca all’estero o comunque verso soluzioni nelle quali le aziende estere sono principalmente coinvolte.

Su questo filone Manageritalia Roma ha organizzato un primo workshop in collaborazione con Career Counseling sul tema dell’internazionalizzazione dei manager.

Già il mondo della globalizzazione richiede una forte apertura mentale e culturale a un mercato globale, ma la necessità che si presenta è di cominciare a pensare su due fronti:

  • cercare lavoro all’estero, nei mercati emergenti;
  • cercare aziende estere che vogliono aprire attività in Italia.

In entrambi i casi è necessario essere predisposti a imparare e vivere e lavorare sviluppando relazioni con ambienti e culture molto diverse.

Un altro punto molto caldo è la disponibilità dei manager e delle relative famiglie a voler affrontare spostamenti e trasferimenti all’estero. In questo caso le scuse che si adducono all’impossibilità di perseguire tale strada sono molteplici, dall’impossibilità di sradicare i propri figli dal loro mondo di amici, alla necessità di dover stare vicino ai propri genitori ormai anziani alla difficoltà di affrontare diversità di lingue, usi e costumi o meglio alla difficoltà di accettare di dover rispondere a persone di altre nazioni magari considerate “inferiori” mentre in realtà la loro crescita (vedi India e Corea del Sud che hanno superato l’Italia) ne fa delle opportunità significative per un reimpiego di lungo periodo.

Queste tematiche sono emerse durante un workshop incentrato su come muoversi per “r”accogliere la sfida di aziende di nuove economie che si affacciano in Italia o come sviluppare la propria capacità a cogliere lavori all’estero. Si è parlato di quali ostacoli culturali ci limitano e ci confinano nel nostro paese, dei paesi “locomotiva” (Cina, Brasile, America Latina e paesi dell’Est) e paesi della “speranza” (Sud Africa, Emirati Arabi, Oman, Turchia).

Le domande poste riguardano la capacità imprenditoriale dei manager usciti dalle aziende, la loro capacità non più di passare al ruolo di “consulente” ma di diventare imprenditore e guardando più avanti di passare a ruoli di plurimandatari di imprese estere sviluppando l’integrazione internazionale di filiere produttive attraverso una rete che unisca capitali, produttività, logistica e sviluppo mercato; in sintesi come evolvere  verso una managerialità di reti di piccole imprese?

Il passo successivo, per poter dare delle risposte operative a chi volesse o dovesse affrontare questi percorsi, ci porta ad approfondire tematiche quali la valutazione della propensione e degli ostacoli ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione (come fare un assessment sulla propria situazione personale e familiare e come superare i più frequenti ostacoli), a quali iniziative per prepararsi a possibili percorsi di internazionalizzazione (sul tema della lingua, delle usanze e culture straniere, delle esperienze da fare come “allenamento”…) per affrontare poi le tematiche correlate col la scelta dei canali da utilizzare e come utilizzarli per ricercare e promuovere opportunità di lavoro all’estero (analisi dei livelli di “redditività” dei canali, linee guida per una loro più efficiente ed efficace utilizzazione) completando il quadro con lo scenario sulle opportunità esistenti realmente, sulle loro  caratteristiche salienti (panoramica sulle possibili forme di imprenditoria o impiego manageriale, loro caratteristiche –vincoli-rischi-benefici-problemi-competenze-…..livello di perseguibilità/difficoltà).

Cosa ne pensate di queste opportunità? Per chi le ha vissute o valutate, quali sono i pro e i contro?

Insomma, parliamone insieme e con l’esperienza e le opinioni di tutti potremo intavolare una discussione utile per fare di questo filone un’opportunità sempre più a portata di mano.