Alla School of Management del Politecnico di Milano sono stati presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service. Il titolo del convegno “Una App non fa primavera” (leggi qui e qui un approfondimento sul tema) ci è parso quanto mai azzeccato perché riesce a fotografare lo stato dell’arte nel mondo mobile. Più di 200 i casi aziendali analizzati e una constatazione di fondo sempre più evidente: il telefonino che si fa smart è la seconda rivoluzione dopo l’invenzione dei cellulari nel mondo della telefonia (definizione ormai riduttiva), basti pensare che ormai è diventato l’oggetto tecnologico più utilizzato dopo la tv e nel giro di pochi anni avverrà il sorpasso; se ciò non bastasse c’è un dato lusinghiero per l’Italia: il 35% dei telefonini in circolazione è uno smartphone (negli Usa il 25%).
Quindi nuove opportunità e forte crescita (+176 % nelle App brandizzate), pur essendo lontani da mercati come la Francia (che ha un numero di aziende del settore di 15 volte maggiore), che porterà alla nascita di nuovi mercati e di nuove figure imprenditoriali, tuttavia da più parti, docenti del Politecnico in primis, è stato posto l’accento sui rischi che tutto questo entusiasmo crei una nuova bolla (ad alcuni pare di respirare l’aria di fine anni ’90) così come sulla “faciloneria” con cui ci si pone verso il consumatore (ad esempio, alcuni paradigmi con cui si segmenta la clientela sono spesso desueti) o sul potenziale effetto boomerang di nuove applicazioni, nello specifico quelle basate sulla geolocalizzazione, qualora le aziende non sappiano gestirle con intelligenza.
Altra nota dolente è il dato che il 60% dei marketing manager intervistati ammette di non aver competenze nella gestione del mobile marketing e alcuni interventi (pochissimi, per fortuna) più che analisi ci sono sembrate auto-promozioni, riguardanti oltretutto dei business model a basso tasso d’innovazione, come quello d’inviare sms promozionali a database di clienti.
Infine, permetteteci un elogio al Politecnico di Milano, non solo per la qualità e l’entusiasmo messi nel lavoro degli Osservatori , ma anche per due nuove iniziative sulla rampa di lancio come “Start Up boosting” e “Call 4 ideas”, nate per aiutare chi ha nuove idee imprenditoriali sia in termini di know how che in termini economici rivestendo un ruolo molto vicino a quello dei business angels per il reperimento di capitali.
Senza buoni (e nuovi) imprenditori non ci possono essere neanche buoni manager.
Quanti di voi utilizzano il mobile marketing nelle vostre aziende? E soprattutto, come lo utilizzate?






Le opportunità del digitale sono molteplici nel marketing, ma in altre tantissime aree del business e della vita sociale. Quindi, ottimo aver segnalato questo aspetto specifico al marketing.
A questo proposito proprio oggi è partita con una pagina a pagamento su Il Corriere della Sera una campagna di informazione volta a richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto della politica per mettere al centro dell’attenzione la necessità di avere una strategia digitale come Paese e di investire su questo per potersi avvalere anche e soprattutto di internet e della tecnologi per ripartire.
Direi che è necessario discuterne e soprattutto agire tutti, ognuno per il suo ruolo, perchè l’Italia non perda anche questo treno.
Lo possiamo fare parlandone su questo blog e anche aderendo alla campagna DIAMO ALL’ITALIA UNA STRATEGIA DIGITALE http://www.agendadigitale.org/
Anche così i manager possono e devono dare il loro contributo alla crescita economica e sociale del paese.
31 gennaio 2011 alle 11:08Da tre anni curo una ricerca quantitativa che studia il rapporto tra gli italiani, l’uso del cellulare per l’accesso a Internet e il mobile marketing. Senza entrare nel dettaglio dei risultati, confermo pienamente che i consumatori sono molto ‘più avanti’ della media dei marketing managers (ci sono, come sempre, rilevanti e positive eccezioni) quando si parla di mobile marketing: più ‘aperti’, più desiderosi di provare nuove forme di comunicazione con le aziende/i brand, meno angosciati dal tema della privacy, spesso abilissimi nell’uso del device per attività che persino non saprebbero svolgere con un computer.
4 febbraio 2011 alle 11:11Il *problema* del mobile marketing è, in estrema sintesi, che molti managers lo vedono come il futuro (e a volte non credono che in futuro avrà successo) mentre i dati (italianissimo, non certo solo US, UK, etc) dimostrano che è il presente e che la crescita difficilmente si arresterà.
Per finire: certamente nel mercato ci sono attori non qualificati e/o improvvisati. Ma non c’è da stupirsi: anche in molti altri comparti della comunicazione commerciale si trova, a fianco di un’offerta di qualità, una pletora di aziende o professionisti che farebbero meglio a svolgere altre attività…