Il social media manager è realmente una nuova figura manageriale o è soltanto un ruolo inventato dai (new) media, sconosciuto alle aziende o affidato a stagisti ?
Se ne parla sul blog The Good Ones. Osservo l’aumento costante di interesse e di concrete attività sui social media, e il crescente coinvolgimento di risorse finanziarie e umane, almeno in alcuni settori: beni di largo consumo, luxury goods, arredamento, gaming, recruiting ed editoria su tutti, ma anche nel retail e nel turismo.
Tipicamente le attività nascono da un piano d’investimenti pubblicitari, che destina risorse sempre crescenti ai nuovi media, non sempre con un piano articolato. È normale quindi che le attività connesse (correttamente definite in questo articolo) siano affidate a professionisti dell’area marketing, con l’ausilio di consulenti, spesso vero e proprio motore dell’evoluzione aziendale e portatori di idee innovative.
Ma fino a quando la presenza sui social media rimane a livello sperimentale, non pare necessitare di un forte contributo “manageriale”. L’esigenza si pone quando la rilevanza delle azioni richiede un forte coinvolgimento di molti settori aziendali.
Qualche esempio:
- uno dei fattori-chiave per il successo della presenza sui social media è il forte utilizzo di questi strumenti, in modo diretto e non mediato, da un numero elevato dei suoi dipendenti/collaboratori. Possono essere più efficace una centralinista o un responsabile amministrativo entusiasti e ben inseriti nel network “target” dei servizi/prodotti dell’azienda di un guru pubblicitario;
- è necessario che azioni, presenza e “lanci” siano fortemente coordinati (o meglio gestiti) dalla forza commerciale tradizionalmente operante sul territorio;
- è necessario conoscere le principali implicazioni legali delle attività sui social media.
Per dialogare efficacemente con la Pianificazione strategica, le risorse umane, il commerciale e i corporate legal services è indubbiamente necessaria una figura manageriale, in grado di definire gli obiettivi delle azioni e della presenza, di coordinare le attività con approccio interfunzionale e di relazionare sui risultati.
Con l’aumento della complessità e della rilevanza dei budget il social media manager esce dalla fase pionieristica e sperimentale e non può più dipendere soltanto da un giovane consulente creativo (pure utile a mantenere vivo lo spirito innovativo).
Sul blog citato si esprimono dubbi sull’utilità e sul possibile sviluppo di questa figura nelle piccole imprese: non credo sia un fatto di dimensione, ma di esposizione sui media (social e non) e soprattutto di propensione alla crescita. Come per gli essere umani, essere “piccoli” è una condizione della gioventù.
E voi cosa ne pensate? Si diffonderà questa figura nelle aziende o si ricorrerà a consulenti esterni? Di certo mi sembra una nuova opportunità professionale.


Da “consulente esterno” credo che il mondo aziendale debba ancora crescere e aquisire risorse e competenze interne per capire come approcciarsi correttamente ai vari social network più adatti per i propri contenuti.
20 luglio 2010 alle 15:55La crescita sarà ovviamente graduale, ma arriverà il momento in cui sarà possibile per le aziende “fare tutto in casa” e alla fine la scelta finale sarà come al solito sulla maggiore convenienza tra esternalizzare questo particolare ramo della comunicazione/marketing o se internalizzarla assumendo a tempo pieno delle risorse dedicate all’interno dell’azienda.
Sono molto d’accordo con te Mario… e, sull’esperienza, affrontare i social media implica innanzitutto un cambiamento culturale del management nel modello di comunicazione e poi la rassicurazione di un approccio strategico e una metodologia professionale.
20 luglio 2010 alle 16:34Se non si tratta semplicemente di aprire una pagina su facebook (fase pioneristica), ma di sviluppare attività di comunicazione e di marketing articolate, allora interveniamo con un programma di social marketing che il social media manager svolge così come descritto della job… TheGoodOnes è una società di comunicazione, esterna, che affianca e accompagna l’azienda a interagire con le persone negli spazi sociali (dentro e fuori dal web); è una competenza a sé, fatta analisi e strategia, di creatività e contenuti… raro ed oneroso avere queste competenze interne. Seppur lavoriamo a 4 mani.
Buongiorno,
Ho iniziato ad occuparmi di social media marketing attraverso uno stage in una piccola azienda di moda nel Sud Italia. L’attività non era prevista ma è stata la conseguenza di una reazione personale alla non possibilità/o reticenza dell’azienda ad investire in un progetto di comunicazione ed un sito internet adeguato.
I pochi dipendenti dell’impresa sono flessibili e hanno apprezzato il mio modo di agire. In tre mesi ci sono stati anche dei risultati concreti (interviste con giornaliste di moda, richieste di negozianti). Nonostante ciò, ritengo che sia un servizio ancora poco diffuso (soprattutto al sud) e la figura del social media manager per ora non è sicuramente vista come possibile risorsa interna, almeno per una PMI. Ma sarebbe bello educare i piccoli imprenditori all’importanza di questa professione
20 luglio 2010 alle 18:00gli imprenditori dell ePMI potrebbero con l’aiuto del social media network ovvero con la rete di contatti scegliere i propri fornitori più sicuri ed efficienti, i propri consulenti o cercare nuovi clienti oppure nuovi mercati inesplorati !
Il network può rivelarsi un nuovo mercato e …allora perchè non aumentare il business ?
26 luglio 2010 alle 23:33Oppure siete ancorati a vecchi modelli e nopn volete scoprire altre succose sorprese ?
Altri imprenditori lo hanno già fatto e hanno avuto successo : provate a chiedere …!
Saluti