Il più prestigioso premio giornalistico USA ha decretato che internet è, non il futuro, ma il presente per il giornalismo. I campioni del giornalismo internet premiati con il Pulitzer sono stati più d’uno: il blog ProPubblica.org, per un’inchiesta su quanto accaduto negli ospedali di New Orleans durante il passaggio dell’uragano Katrina, il vignettista Mark Fiore che pubblica solo online, il giornale cartaceo Seattle Times, premiato per l’utilizzo di Twitter.

Insomma, tutto questo sembra dire che un altro giornalismo è possibile. Non è morto il giornalismo, dovrà invece cambiare il modello di business di chi vive con l’informazione e il giornalismo!
Allora, come valutiamo da lettori questi cambiamenti?
E poi, quali implicazioni seguendo questa stessa logica per i nostri business? Abbiamo colto le opportunità di internet per il nostro mercato, stiamo ripensando il modello di business?





era ora che ci si accogesse dell’importanza di internet anche nel giornalismo. E è ora che lo si sfrutti al meglio anche per il business.
14 aprile 2010 alle 14:57Avanti c’è posto per idee e applicazioni utili per coinvolgere clienti, fornitori … per essere più competitivi.
L’informazione via internet, soprattutto quella quotidiana, rappresenta già il presente. I quotidiani cartacei spariranno, i magazine e le riviste specializzate probabilmente no. Ma non vedo alcuna catastrofe per il mercato editoriale, quanto piuttosto nuove opportunità. Internet è un mezzo straordinariamente versatile e il numero crescente dei navigatori ne decreta, ogni giorno, il suo successo.
15 aprile 2010 alle 10:35Anche per fare business ormai il web è imprescindibile. Io mi occupo di pianificazione pubblicitaria e quest’anno le risorse allocate negli spazi su internet in relazione al lancio di un nuovo prodotto sta raggiungendo quello sui media tradizionali.
Vi rimando a una ricerca interessante fatta dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia in collaborazione con Astra Ricerche: http://www.odg.mi.it/ilfuturodelgiornalismo
15 aprile 2010 alle 10:38L’informazione online è una realtà che sta trasformando le aziende editoriali, ma non spariranno né i giornalisti, né gli editori. La frontiera dell’informazione in rete è rappresentata dall’aggregazione, dal filtro e dal rilancio dei micro contenuti / opinioni che circolano su blog / twitter etc, fino ad oggi confinati entro comunità abbastanza ridotte. Un po’ come facciamo in Manageritalia con i sondaggi vedrei con favore la possibilità di effettuare “interviste” rapide ad un numero elevato di persone e di raccogliere informazioni puntuali, fresche ed immediate direttamente da chi si trova in un luogo in cui accade un evento, in una zona oggetto d’inchiesta etc. Questi contenuti andrebbero però associati a quelli “tradizionali” riportati in rete.
15 aprile 2010 alle 23:30L’ultima a cambiare sarà probabilmente sarà l’informazione economica, ma vi immaginate cosa potrebbe accadere se i dipendenti di un’azienda, in forma anonima, “parlassero” di cosa accade nella loro azienda? Immaginate un esercito d’insider?
trovo salutare che si sia dato il pulitzer al giornalismo online. Finalmente il riconoscimento che non è morto il giornalismo, ci mancherebbe, ma piuttosto che il giornalismo cambia gli strumenti con i quali crea e sviluppa il suo valore aggiunto. Pensiamo alle innovazioni di qualità introdotte sul lato della produzione dei contenuti da invio di testi e immagini on line, dall’utilizzo non solo di inviati ma anche di professionisti e non (citizen giournalist in loco), dell’erogazione del servizio via internet che fonisce notizie in real time e quindi dalla fruizione del servizio in real time con possibilità di interagire, commentare dire la propria.
16 aprile 2010 alle 10:01Passando al business, pensiamo solo agli upgrade più banali: l’home banking, la prenotazione e acquisto di biglietti online, e andando sul più sofisticato il dialogo con fornitori e clienti online per avere informazioni, dare risposte e servizi post vendita, ma anche per costruire insieme i nuovi prodotti/servizi. Quanto hanno risparmiato, quanto fanno di fatturato e qusnto hanno migliorato il servizio le banche che fanno homebanking e oltre, le aziende che vendono servizi on line (biglietti, musica, immagini, consulenze ecc.).
C’è solo il bisogno che aziende e manager abbiano il coraggio di innovare e presto, ma lo possimao già fafre, potremmo visitare i Luovre o una specifica mostra in giro per il mondo stando comodamente seduti a casa e seguendo una guida che ci spiega il tutto.
Possiamo anche comprare al supermercato online e avere la merce comodamente consegnata a casa, con tanto di ricette e consigli su come preparare i cibi ecc.
COme dicevo non ci sono limiti alle applicazioni, i limiti gli abbiamo solo nelle nostre teste e nella nostra poca voglia di innovare e rischiare sino a quando il nostro business non va a rortoli. Ma a quel punto è tardi, altri hanno già fatto l’innovazione, ci hanno preceduto e rubato la scena.
Neglu USA il giornalismo è sempre stato molto avanti rispetto agli altri. Se escludiamo il caso Le Monde in Francia, non esistono realtà simili al diffuso modernismo statunitense.
16 aprile 2010 alle 11:03Inutile dire che rispetto all’Italia c’è una differenza enorme. La differenza riguarda un pò tutto:
dall’approccio alla notizia da parte dei giornalisti, alla capacità di arrivare e trovare le notiziie, fino al tema principale della discussione che è l’utilizzo del web per fare informazione.
Qualcosa si muove per carità. I numeri di alcune testate come repubblica.it e corriere.it sono buoni e da tempo ci stanno lavorando anche i giornalisti della carta stampata. Il recente rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti aiuta questo travaso, questa osmosi tra carta stampata e web, ma i pezzi migliori sono ancora sulla carta, che già sconta un evidente problema di qualità generazionale.
Va detto infatti che tra i nostri cronisti, in passato, ci sono state figure di assoluto rispetto e che oggi mancano.
Per commentare in maniera più specifica le domande, penso che in Italia il messaggio sia ormai stato colto da molte testate e da tempo. Il modello di business sta cambiando ma il processo avviene con troppa lentezza. Mi rendo conto che non è facile trovare il coraggio imprenditoriale del salto da carta stampata a internet, in un momento di crisi. Altrove però l’hanno fatto con successo e ci sono modelli da seguire.
A difesa dell’editoria italiana si potrebbe dire che noi non siamo un popolo di lettori di giornali (e di lettori in genere). Le nostre cifre di lettori (e tantomeno abbonati) sono sempre state tra le più basse in Europa e nel mondo.
Ma non sarà forse dipeso anche da una non eccellente performance proprio degli editori?
Da una mancanza o incapacità di avvicinare il prodotto “giornale” alla gente?
Come spiegare il grande successo delle free press?
Chissà, forse potremo rifarci proprio con Internet, quando il modello sarà veramente decollato