Salta, per fortuna, il tetto agli stipendi dei manager di banche e società quotate in borsa che equiparava la loro retribuzione massima a quella dei parlamentari.
Meno male, perché sarebbe stato un anacronistico e populistico vincolo, che in un libero mercato non ha ragion d’essere.
Però, è indubbio che negli ultimi anni e in alcuni settori e casi si è veramente andati oltre ogni limite di decenza e gli esempi sono soprattutto ma non solo oltre oceano. Tutto questo mentre la stragrandissima maggioranza dei manager guadagna buoni stipendi, ma poi in media la retribuzione annua lorda dei dirigenti italiani è di 105mila euro. Tutti se li guadagnano eccome, non hanno bonus in doppia cifra e soprattutto se non raggiungono certi risultati, ma molto più spesso indipendentemente dalle loro performance e capacità, vengono cacciati.
Allora che fare? Basterebbe legare la parte variabile:
- ai risultati dell’azienda, stando attenti che anche l’ebitda può essere gonfiato da pochi investimenti o da operazioni anomale (si vendono gli immobili e si affittano i locali);
- soprattutto o solo a quelli sul lungo termine;
- pagando (quando l’azienda è in borsa, se non c’è in cash) con azioni reali, e non opzioni, da tenere per alcuni anni o comunque sino a quando si resta in azienda.
Che ne dite?









mi sembrano soluzioni giuste, personalmente le condivido.
26 febbraio 2010 alle 10:10 amin effetti condivido al 100%.
Per pochissimi top manager, che soprattutto in USA e in modo molto più limitato in Europa e in Italia, prendono stipendi milionari si sta mettendo in croce tutti i manager.
In Italia poi, solo in limitatissimi casi ci sono esagerazioni e retribuzioni/bonus non meritati, molto spesso appannaggio di imprenditori e loro famigliari.
Invece tantissimi dirigenti lavorano, producono e creano valore eccome e hanno retribuzioni di 100 o 200mila euro.
Ma poi che Marchionne guadagni 3 milioni di euro (a patto che gran parte siano azioni vincolate dell’azienda che ha salvato ecc.), visto quello che ha fatto recentemente ci sta.
26 febbraio 2010 alle 10:23 amQuello che non ci sta è che altri di banche ecc, che magari vanno anche male o comunque non hanno fatto nulla di che lo superino e duplichino o triplichino i suoi guadagni.
In questi casi non c’è alcun senso! Anzi è un controsenso o meglio un’ingiustizia che grida vendetta.
Se guadagna molto un azionista non si capisce perché non debba accadere lo stesso per un manager. Anche il fatto che un’azienda “vada male” non è una buona ragione per non pagare i suoi manager, sempre che siano quelli adatti per difendersi ed uscire dalle difficoltà.
27 febbraio 2010 alle 1:32 amIl vero problema sono le aziende pubbliche o sovvenzionate, che dovrebbero essere commissariate invece di affidare grandi somme di denaro a manager sostanzialmente non responsabili di fronte alla collettività
Non sono d’accordo su tutto: delle due l’una: o siamo in un Paese e in un’economia che scoppiano di salute, per cui sia giusto lasciare libero spazio ad ogni forma di compenso completamente slegato da contenuti e risultati, oppure siamo in un mondo che vive una crisi difficile, dove il compito irrinunciabile di ciascuno sia quello di operare affinchè ogni anche piccola risorsa non vada sprecata e sia indirizzata alla ripresa dell’intero sistema. La risposta è evidente. Allora, pur condividendo l’anacronismo in un libero mercato di tetti imposti, mi trovo sempre più a disagio nel vedere la stridente dicotomia tra stipendi da e oltre 500mila Euro a manager di discutibile preparazione (ricordate il “trionfo” di Waterloo del giovane dirigente TIM da 850mila Euro?), tra bonus di analoga misura e risultati inesistenti o camuffati, tra buonuscite milionarie e disastri industriali compiuti. E allora, anche se il paradigma del libero mercato ci suggerisce una strada, per la necessità di concretezza, di equilibrio e di ripresa di un sistema nel suo complesso, ivi incluso il suo corretto funzionamento ed il rapporto valore apportato/compenso percepito, ben venga una deroga alle teorie. E se stipendio dei Parlamentari fosse ritenuto da fame….. possiamo raddoppiarlo, triplicarlo, magari in funzione dell’anzianità in azienda, così evitiamo i mordi e fuggi da milioni di Euro.
6 marzo 2010 alle 10:57 am