Dando seguito all’interesse suscitato nei media dal film Tra le nuvole nel quale George Clooney interpreta un “tagliatore di teste”, nei giorni scorsi abbiamo contribuito ad un servizio sul tema comparso mercoledì 3 febbraio a Costume & Società, alle 13,30 su Rai2.
L’intento è quello di fare chiarezza e dare le giuste dimensioni ad un fenomeno che è più romanzato che reale (visto che tra l’altro Clooney nel film interpreta non chi taglia le teste, decide i tagli, ma chi comunica questo insieme al pacchetto di incentivi)…
Insomma, anche quando capita che i manager debbano tagliare delle persone, per ristrutturare e rilanciare un’azienda in crisi, la funzione dei manager non è mai quella di fare tagli tout court, ma quella di mantenere in vita e rilanciare un’azienda e un business in difficoltà, tagliando nel caso alcune persone per però salvarne molte altre.
Ma insomma, i tagli sono solo propedeutici a salvare il paziente e il compito vero del manager è quello di rilanciare e sviluppare l’attività. I tagli si fanno perché non c’è altra scelta e per ridare possibilità di stare sul mercato e vivere meglio al resto dell’azienda.
Questo è il compito dei manager, non pensate?


è folle credere che un manager si diverta a fare tagli del personale come se potasse una pianta in giardino. sono compiti ingrati, è la parte sporca del lavoro. spesso si affrontano veri e propri drammi con conseguenze pesanti non solo sulla persona da licenziare ma sulla sua famiglia. il manager che taglia non va in giro per il mondo come fa il personaggio interpretato da clooney ma uno che per salvare l’azienda fa quello quello che il titolare gli chiede, col cuore in gola.
8 febbraio 2010 alle 14:49complimenti per il servizio, riesce molto bene a dare una dimensione veritiera della realtà e del ruolo dei manager.
Io ho dovuto più volte fare tagli e nei tagli sono finito anche io. Ma vi assicuro non sono mai stato felice di farlo, ne ho mai visto nessuno esserlo. Felici si è quando, così facendo si assicura un futuro all’azienda (a quello che rimane che spesso è una gran parte del valore, delle persone ecc.) e poi si tenta di aiutare che si ne deve andare a ricollocarsi sul mercato.
Quante volte ho offerto a colleghi collaboratori in gamba che avevo dovuto lasciare a casa.
Insomma, quando e se è necessario, è come il lavoro del chirurgo, si taglia qualcosa per mantenere in vita l’azienda e salvare tanti posti e dare loro un futuro.
8 febbraio 2010 alle 15:08Consiglio davvero di dedicare qualche minuto al servizio di Costume&società, interessante e ben fatto!
9 febbraio 2010 alle 13:28Vi segnalo anche due pezzi interessanti usciti sul Sole 24 Ore di oggi, a pagina 23. Il primo è sul piano industriale di Carlo Giannuzzi (ceo Limoni) in seguito alla crisi della società, mentre il secondo presenta i risultati dell’indagine “Leadership e crisi d’impresa” di SpencerStuart. Fatto il piano industriale, i fattori vincenti messi in campo dal manager del risanamento sono l’execution, seguita dalla coesione della squadra di vertice e dalla leadership. Se non esistono manager e leader validi per tuttte le stagioni, una ristrutturazione di successo non può comunque prescindere da un management che sappia svolgere con efficacia l’esecuzione delle operation, guidare il team e le cosiddettte “soft skill” come la comunicazione e la gestione del cambiamento.
10 febbraio 2010 alle 13:14Quando un’azienda chiede al proprio management di tagliare posti di lavoro o si tratta di un’azienda lungimirante che sta riprogettando il suo futuro o di una che sta cercando disperatamente di sopravvivere.
17 febbraio 2010 alle 11:40Ho avuto l’occasione professionale di vivere le due esperienze nella stessa azienda dove ora non lavoro più.
Nel 2007, appena assunto come Direttore Vendite, vengo coinvolto in un piano di ristrutturazione poiché, nonostante la congiuntura economica fosse decisamente buona, l’azienda stava pagando errori su errori fatti nei decenni precedenti.Sono uscito di mia iniziativa dall’azienda l’anno scorso.
A fine mese ci sarà un ulteriore taglio dettato dal fatto che in questi tre anni la casa madre nulla ha fatto per permettere alla branch italiana di tornare ad essere competitiva.
Nel primo caso facemmo un piano ben organizzato.Ci affidammo ad un professionista esterno poiché mancavano le competenze internamente per gestire la relazione sindacale. Tutti i collaboratori videro il processo come un necessario “svecchiamento ed alleggerimento” della struttura. In questo caso più recente la reale necessità è di comprimere i costi più di quanto si sono ridotti i profitti in un ottica di breve periodo.
Oggi, ascoltando i miei ex colleghi, comprendo che il fardello della responsabilità sociale è molto maggiore di quello che provammo tre anni fa.
A nessuno fa piacere dover comunicare ai colleghi che l’azienda terminerà il loro rapporto di lavoro specialmente quando le aziende non sono equipaggiate per navigare in queste acque burrascose.
per la prima volta nella mia carriera sono chiamato dalla mia azienda a andare a valutare la situazione in un altro ufficio europeo (leggi riorganizzazione e tagli). anche se mi troverò a essere un “esterno” (un po’ come nel caso di Clooney) vivo con stress l’idea di dover procedere a soluzioni non popolari. per restare nel filone cinematografico, nel film Master & Commander (che consiglio a tutti i manager) il comandante deve sacrificare un uomo a mare e lasciarlo morire per salvare tutto l’equipaggio.
17 febbraio 2010 alle 12:27ebbene è LUI a tagliare la cima, a prendere sulle proprie spalle la responsabilità di quella morte. che ci piaccia o no, credo che sia il manager che deve prendere su di sè le responsabilità di decisioni amare. è l’altra faccia della medaglia dei meriti e dei bonus.
A parte il triste tentativo di giustificare delle pratiche barbine che sono purtroppo di quotidiana routine nel mercato del lavoro odierno, la mia impressione è che stiate cercando più che altro di convincere voi stessi per sentirvi a posto con la coscienza.
28 febbraio 2010 alle 03:19Volano paroloni tecnici come “leadership”, “soft skill”, “esecuzione operation”, “gestione cambiamento”, “svecchiamento e alleggerimento”……….e già questo fa capire fino a che punto siete immersi con la testa nel vostro “mondo aziendale”, al punto da aver perso di vista l’umanità e i diritti fondamentali dell’uomo. La vostra etica sono le leggi di mercato, quello è il vostro “testo sacro” no?
Si, è vero, avete provato a cercare uno straccio di etica affermando che “vengono licenziate delle persone per salvarne delle altre”, ma è un discorso che fa ridere, oltre che ipocrita, visto che tutti sappiamo come le aziende tagliano per incrementare il proprio guadagno. Sappiamo anche che moltissime aziende cavalcano la crisi e la utilizzano come escamotage per eliminare chi vogliono.
Gente che fino al giorno prima veniva magari fatta lavorare con contratti atipici, con straordinari non pagati, dipendenti a cui viene fatto un contratto a progetto e a cui vengono però richieste prestazioni da dipendente; quando invece il lavoratore ha delle tutele allora si passa a tecniche “alternative” per persuaderlo ad andarsene. I lavoratori sono solo oggetti da utilizzare e buttare quando diventano “inutili”, compresi gli addetti ai tagli che a loro volta vengono utilizzati e poi eliminati se non servono. Non è un caso che quando un’azienda fallisce i proprietari e i ranghi alti cadono sempre in piedi…..un vero “miracolo” no?
E’ tutto il sistema che è marcio cari miei e più si sale e più il marcio aumenta.
E’ chiaro che il manager che viene pagato per tagliare delle teste accetta, viene pagato molto bene per farlo (se poi volete chiamarla “riorganizzazione aziendale” per sentirvi meglio……è un problema vostro…..come vostra è la coscienza. Potete soffocare la vocina che dentro di voi cerca di farsi sentire, ma non potrete soffocarla in eterno e pù la soffocate più un giorno griderà forte, fino a rompervi i timpani).
Io più che a master e commander preferisco il paragone con i killer che vengono assoldati per “far fuori” la gente (anche perchè un comandante sacrifica prima sè stesso, non gli altri).
Chi si presta a questo meccanismo malato può nascondersi dietro tutte le alibi che vuole, inganna solo se stesso e la propria coscienza. Un meccanismo malato prima o poi crolla assieme a tutti i suoi pezzi.
Caro Muwahid,
1 marzo 2010 alle 16:41capisco gran parte di quello che dici, ma non mi adeguo.
Capisco perché per i media e per la gente è facile trovare facili bersagli per addossargli tutte le colpe, e in questo senso penso che a volte imprenditori e anche top manager o manager ai vertici di colpe ne abbiano. A volte di colpe ne hanno anche i manager di più basso livello quando non riescono a gestire al meglio gli uomini (uomini e donne) e farli partecipi del progetto aziendale.
Ma qui stiamo parlando, prendendo spunto da un film dove peraltro Clooney più che tagliare teste comunica il licenziamento, di qualcosa di diverso.
L’economia di mercato vive di competizione, si basa sulla logica che perseguire l’interesse personale/aziendale in un sistema libero, ma con alcune minime regole, possa condurre ad un maggior e miglior benessere per il numero più elevato di persone.
Certo bisogna che le regole ci siano, siano fatte rispettare, siano individuati e sanzionati i comportamenti non legali e se vogliamo anche non morali ecc.
Vive anche sulla logica che se un business, un prodotto/servizio, un’offerta non hanno più ragion d’essere sul mercato, per i clienti – perché non più economica (vedi il caso del carbone estratto in Sardegna), perché non più attuale (vedi il caso delle macchine da scrivere e/o dei fax oggi) – è indispensabile o riuscire a renderla nuovamente competitiva o dimettere quel business e trovare altre opportunità.
Purtroppo quando questo succede e quando ci se ne rende conto, e dovrebbe succedere prima e più spesso, per il bene di tutti è doveroso chiudere quello che non funziona più e guardare altrove per ridare a quelle persone, a quei luoghi, ecc. un futuro.
Ecco purtroppo in Italia questo lo abbiamo fatto troppo poco e per colpa di molti abbiamo ritenuto e/o riteniamo che basti aspettare, dare un poco di cassa integrazione e arriverà il momento che tutto tornerà come prima. Invece no! Il carbone nel Sulcis non ha più senso estrarlo, le auto in Sicilia non ha più senso assemblarle ecc. in un mercato globale dove altri, molto meno benestanti di noi, lottano per la loro fetta di ricchezza e di benessere. Allora, salvo voler tarpire le ali alla più che lecità voglia di far parte della partita degli altri, dobbiamo ritagliarci un nuovo spazio e valutare come restare tra quelli che producono maggior valore aggiunto e benessere.
Queste sono le situazioni nelle quali un imprenditore e un manager devono intervenire sia nella fase di taglio di quello che non funziona più, sia in quella di introduzione del nuovo. Qui stanno le colpe nel caso, non nel vedere subito dove non c’è futuro e quindi operare di conseguenza facendo si tagli, ma anche creando alternative e nuovi posti.
Nessuno taglia rami d’azienda, persone ecc. per dileto. Forse c’è qualcuno che lo fa per interessi personali e per incapacità, ma molto spesso lo si fa perché indispensabile.
Quindi arrabbiamoci pure con quei manager che tagliano se non ci sono condizioni serie, ma soprattutto arrabbiamoci con tutti quelli (manager, ma soprattutto imprenditori, sindacalisti, politici ecc.) che non capiscono o meglio non vogliono capire che questo non funziona più e ci illudono per mesi e anni che la barca vada comunque. Salvo poi trovarci un giorno tutti in strada senza alcuna valida alternativa e senza un ben che minimo progetto strategico capace di ridare slancio a territori, persone ecc.
E non credere che anche quando è necessario i manager taglino a cuor leggero, che essi stessi non siano oggetto dei tagli, che non si adoperino per dare una mano a colleghi e collaboratori in difficoltà. Ho conosciuto manager che hanno perso il posto per non fare tagli e licenziamenti ingiusti.
Ma più che combattere su questo dovremmo combattere perché al nostro paese, ai nostri territori, persone venissero non evitati i tagli, ma offerte le possibilità di avere un futuro e possibilmente migliore.
E poi, ce ne fossero di manager in questo paese che di manager ne ha troppo pochi, forse saremmo messi meglio almeno dal punto di vista economico!
A parte il fatto che non sono i media che trovano bersagli facili per addossargli le colpe, infatti se i media facessero veramente un lavoro onesto invece di essere al soldo di politici e imprenditori che troppo spesso vengono coperti, forse le cose non andrebbero così.
E’ vero che il film di Clooney parla di una figura che più che tagliare teste, comunica il licenziamento e questo è ancora più grave. Dimostra chiaramente come le aziende considerano i propri dipendenti, non si prendono neanche il disturbo di comunicarlo ma lo fanno fare a un esterno, forse per mancanza di coraggio o forse per disinteresse totale.
L’economia di mercato vive di competizione, ma quando la competizione diventa selvaggia, quando non vi è più etica, quando i valori e i diritti umani vengono calpestati per il guadagno di pochi allora non ci siamo più. La “Grande America” che si fondava sul libero mercato ha dato vita a una crisi economica spaventosa e neanche lo strozzinaggio che fa ai paesi del terzo mondo l’ha salvata da una crisi che è stata generata da una classe imprenditoriale corrotta. Il capitalismo selvaggio è destinato a crollare. Prendiamo un tema caro agli italiani, il calcio, quand’è che è stato rovinato? Quando le aziende e i media vi hanno messo le grinfie.
Le regole non verranno mai fatte rispettare perché è interesse delle aziende che restino tali. Quale azienda vorrebbe eliminare i contratti a progetto (che vengono usati per camuffare rapporti di lavoro da dipendente), quale azienda rinuncerebbe al mobbing per eliminare dipendenti scomodi o inutili?
L’ ecoomia in Italia è basata principalmente da piccole – medie imprese e da alcune grandi aziende, è ovvio che è nel loro interesse mantenere questa situazione, spesso con l’appoggio della politica e di alcuni sindacati. Perché ad esempio nessuno dice che se un “dipendente” va da un giudice del lavoro con il contratto a progetto l’azienda viene sanzionata (l’ho visto con i miei occhi). Nessuno sa queste cose. Perché invece di fare tutte queste tribune politiche non si fa un bel programma su queste tematiche? Sono scomode?
Non ha più senso assemblare auto in Sicilia? O semplicemente non è più conveniente per l’azienda?
Vogliamo parlare delle imprese che vanno all’estero a produrre perché costa meno? Sfruttando il lavoro sottopagato?
Finchè le imprese baderanno solo ai propri guadagni, finchè continueranno a usare metodi sporchi, finchè continueranno a portare lavoro all’estero per sfruttare gente anche là non ci sarà mai un futuro, a breve termine per i lavoratori, ma a lungo temine anche per loro perché nonc i sarà più nessuno che potrà usufruire dei loro beni. Questo lo sanno benissimo e infatti cosa fanno? Arraffano il più possibile e subito. E’ inutile perdersi in discorsi complicati, il succo è molto semplice.
Vi cito una parte di un discorso sulla degenerazione dell’uomo che segue questo tipo di meccaniche di Abu L’Ala Maudoodi, teologo musulmano e politico pakistano del ‘900 che aveva “stranamente” previsto questo:”La sua vita morale, civile, sociale, familiare e la sua e la sua lotta per assicurarsi un’esistenza dignitosa, ogni aspetto del suo essere e del suo fare sarà contaminato da questo atteggiamento negativo. Egli non provocherà altro che disordine e confusione sulla terra. Egli, senza l’ombra di un rimorso, farà scorrere il sangue, calpesterà i diritti dei suoi simili, sarà spietato nei loro confronti, susciterà nel mondo disordine e distruzione. I suoi pensieri perversi, le sue ambizioni, la sua mancanza di discernimento, i falsi valori in cui confida, le sue malefiche attività saranno nefasti non solamente per lui stesso, ma anche per il suo ambiente. Un uomo siffatto può rovinare la pace e l’equilibrio della vita sulla terra” (Risala e diniyat).
5 marzo 2010 alle 21:49Tutto questo lo possiamo vedere sia a marco-livello che a micro-livello.
Le famiglie vengono spaccate, distrutte da “valori” come la carriera, le esigenze aziendali, l’ambizione estrema. I figli vengono lasciati a se stessi.
Si fa di tutto per avere più soldi e più potere, si fa di tutto per mantenerlo, poi a volte capita che dei trans vengono misteriosamente trovati morti, che dei professori universitari vengono uccisi prima che riescano a regolare delle leggi per rendere il mercato flessibile ma non selvaggio,
Si fanno guerre per poi mandare in loco società per la ricostruzione….e giù altri guadagni di pochi a discapito di tanti.
Si gioisce quando ci sono terremoti e catastrofi perché così c’è più lavoro.
Nelle aziende si fanno schifezze come contratti farsa, mobbing, introiti di ogni tipo…e i vertici cadono sempre in piedi. Società di ricerca e selezione che usano mezzi scorretti per “piazzare”.
Le religioni hanno da sempre predicato l’etica e hanno dato una gerarchia di valori ben precisa, gerarchia che è stata stravolta, rovesciata, non si lavora più per vivere ma si vive per lavorare. Il lavoro non è più un diritto ma un dovere. In certi casi si è anche arrivato a dover pagare per poter lavorare (vedi manager sulla cinquantina).
Un meccanismo marcio prima o poi cade.
penso che questocapitalismo abbia tanti difetti, ma come diceva qualcuno della democrazia sia anche il miliore dei mondi possibili. Pensiamo a mitigare e migliorare quello che non va e così potremmo trovare un futuro migliore. Ma io qui sono e voglio stare.
Le tue idee condivisibili e per nulla nuove (da tempo, secoli e filosofi e pensatori campanella marx ecc se ne parla anche in occidente guarda che scrive anche una giovane pensatrice italiana ora filosofa in francia http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2009/luglio/filosofa-20072009.php?uuid=a2a3a3f4-74fe-11de-9d99-54433044c7f1&DocRulesView=Libero).
io al paese dei balocchi dove tutti si vogliono bene e vivono felici e contani senza un ben che minimo spirito di competizione o meglio di scoperta e conquista del nuovo, bello ecc. non credo
7 marzo 2010 alle 21:51http://careernews.laureain.it/cacciatori-di-teste-svelano-come-trovare-lavoro/
Se andate sul link sopraindicato e scendete alla sest’ultima riga troverete qualcosa di raccapricciante: “la tradizionale meditazione manageriale”…………
9 marzo 2010 alle 00:23La meditazione è una pratica spirituale o religiosa che si ritrova in quasi tutti i credi, nello Zen si chiama “Zazen”, nell’Ebraismo “Kavanah”, nell’Induismo “Dhyana”, nell’Islam “Dhikr”.
Si tratta di una pratica molto seria strettamente legata al concetto del “Sacro”, una pratica che richiede costanza e un forte sentimento spirituale. Ci sono mistici che hanno sacrificato la propria vita per difendere le loro pratiche ascetiche, perseguitate dalle istituzioni (al-Hallaj ad esempio).
Il mondo manageriale-aziendale è arrivato a una presunzione tale da “appropriarsi” del nome di questa pratica, in modo anche ridicolo, per scopi tutt’altro che spirituali. Per millenni l’uomo ha cercato un contatto con il Creatore attraverso la meditazione….Buddha, Shankarakarya, Abramo, Maometto e tanti altri….. poi arrivano i “manager”, con il loro tipico atteggiamento irrispettoso verso tutto e tutti, con la loro noncuranza si appropriano di terminologia che non li rappresenta per scopi che non hanno assolutamente niente di etico.
Come dissacrare millenni di sacralità.
In più usano anche la parola “tradizionale”……….pretendono anche di appropriarsi della “tradizione”………Alcuni forse diranno che si tratta di qualcosa di scherzoso, di ironico, ma questo non farà altro che peggiorare ancora di più le cose e confermare il loro relativismo selvaggio……oggi si scherza su tutto, su Dio, sulla famiglia, sulla vita umana, sui diritti fondamentali. Non ci sono veramente parole……
La mia analisi non si riferiva al generico discorso di “capitalismo”…..E’ una vera e propria degenerazione etica, tant’è che ho parlato di “competizione selvaggia”, senza regole, nel pieno interesse delle aziende, che chiaramente non vogliono una regolamentazione contrattualistica.Vi sono dei limiti, quando questi limiti vengono superati iniziano i problemi, problemi che in molti rifiutano di vedere per comodità.
11 marzo 2010 alle 21:34Il discorso di democrazia non l’ho proprio toccato perché può avere molteplici significati e contesti (come ad esempio “esportare la democrazia in Iraq per poi piazzarci le aziende petrolifere”…….il termine esatto è colonialismo in questo caso).
Paragonare le idee di Marx a quelle di Ala Maudoodi è un po’ inappropriato visto che Maudoodi non ha mai fatto una critica al capitalismo in sé ma all’assenza di etica e regole; egli era poi un teologo musulmano, quanto di più lontano dal Comunismo e dal Marxismo. Qui il discorso non è ideologico ma etico, basta leggere un qualunque testo sacro per ritrovarne i principi. E’chiaro che al mondo manageriale fa comodo additare come comunista o anti-democratica qualunque espressione che mette in discussione gli introiti. Non mi sembra di aver fatto riferimento al paese dei balocchi, mi sembrava invece di aver fatto un’analisi con esempi chiari; ridurla a “marxismo” e “paese dei balocchi” è inappropriato. Oltretutto tu stai parlando di “minimo spirito di competizione”, io di “competizione selvaggia”…insomma, non ci capiamo?
Sono d’accordo con molti punti della Marzano, in particolare con la sua critica al termine “Risorse Umane”. Quando l’uomo è ridotto a risorsa da una classe dirigente incapace e ingorda non cis i può che aspettare il peggio.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/04/01/visualizza_new.html_1758789644.html
“(ANSA) – ROMA, 1 APR – Un enorme giro di evasione fiscale internazionale, tra Svizzera e Lussemburgo, e’ stato scoperto dalla guardia di finanza di Roma. Le fiamme gialle hanno sequestrato 3 milioni di euro riciclati e denunciato 14 persone per riciclaggio ed evasione fiscale internazionale. A capo dell’organizzazione alcuni dirigenti di una banca italiana. Tra gli evasori individuati ci sono una famosa clinica della capitale, imprenditori, antiquari, agenzie di viaggi e anche un sacerdote”.
Poi però licenziano la gente perchè “c’è crisi”…………….Non ci sono parole
1 aprile 2010 alle 13:05