Mi colpisce molto la proliferazione di instant-book, programmi radiofonici, articoli di giornale che riguardano il fenomeno noto come “downshifting” o “semplicità volontaria”: la libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (Wikipedia).

È un tema di cui i manager, vittime dello stress, parlano credo da sempre all’ora del caffè o dell’aperitivo, ma finora è sempre stato visto o come una snobistica lamentela o come una scelta molto versatile di pochi individui…

Qualcosa è cambiato, ora si scrivono libri, si popolano i blog, si fa una trasmissione su Radio24: è una moda o un segnale rivelatore che qualche cosa si sta spezzando nel meccanismo?
Secondo me ci sono tre principali elementi che hanno portato questo tema agli onori della comunicazione mediatica:

  1. la progressiva riduzione del rapporto tra intensità lavorativa e retribuzione reale netta: credo che qualunque manager viva questa sensazione che il rapporto si sia decisamente sbilanciato negli ultimi anni;
  2. la progressiva eliminazione del confine tra vita privata e vita pubblica (prima era il cellulare, poi il blackberry, poi il social networking…) con una percezione di continua perdita di controllo e potere sul proprio tempo;
  3. la crisi, e di conseguenza un’esponenziale crescita della difficoltà nell’attività manageriale quotidiana, contemporaneamente a una perdita di reputazione sociale della classe dei manager (per colpa di chi manager non è e dei media, ma questa è un’altra storia).

Ecco vorrei capire dal blog se pensate che questo fenomeno del downshifting sia solo mediatico o una moda o se evidenzi un malessere di fondo reale che porterà a dei reali e significativi cambiamenti di comportamenti nel prossimo futuro.