Bentornati a tutti!
Uno dei temi più caldi dell’inizio del 2010 è sicuramente quello della ripresa.
Ripresa sì, ripresa no? Cosa va e cosa non va?
Tutti stiamo misurando come riprende il nostro business, ma allo stesso tempo vorremmo avere una panoramica più ampia.
Come va per altre aziende e settori, quali segnali stanno cogliendo?
E allora raccontiamocelo e aggiungiamo a questo quali sono le idee e le azioni che stiamo elaborando a livello aziendale e personale per guardare con ottimismo al futuro del business e della nostra professione.
Insomma, utilizziamo il blog e le nostre esperienze quotidiane per costruirci un indicatore quotidiano della realtà che ci circonda e per trarre spunti vincenti!








Macchinari e impianti nel settore portuale: i gruppi più grandi stanno chiudendo i cantieri di ristrutturazione, hanno ridotto fatturati, costi e occupazione, preparandosi a sostenere uno o più anni di mercati asfittici. Faranno tutti un po’ di utili nel 2010. Crescono i cinesi, che si affacciano in Europa per acquisizioni.
21 gennaio 2010 alle 12:54 amCresce il peso relativo di servizi di manutenzione, fornitura di ricambi, servizi finanziari.
Una ripresa, anche limitata del traffico marittimo potrebbe riservare positive sorprese, riportando gli investimenti delle autorità portuali e degli operatori ai tassi di sostituzione pre-crisi.
Ma gli effetti stanno raggiungendo in modo pesantissimo la piccola impresa (lavorazioni meccaniche e simili, non solo riferite a questo settore): la via Emilia è un cimitero di capannoni vuoti, di aziende che chiudono per sempre. E’ la fine di un’epoca
Gli effetti negativi incidono anche sulle piccole aziende di servizi e sui professionisti: legali, commercialisti e consulenti del lavoro hanno riscontrato da settembre tassi d’insolvenza e ritardi di pagamento difficilmente sostenibili.
Ipotizzando un trend di ripresa della crescita a partire dal 2011, come si riconfigurerà il mondo di piccole imprese e professionisti: a mio parere ci saranno buone opportunità per chi ha idee e modelli organizzativi innovativi ed efficienti, per le professionalità più elevate e specifiche, per chi è in grado di operare su mercati ampi e diversificati (il contrario dei distretti cioè).
Portare p.es. modelli di service dai settori più evoluti a quelli che ancora vivono quasi esclusivamente sulle vendite di nuovi macchinari.
Per le medie aziende sarà decisiva la capacità di sourcing: acquistare cioè beni e servizi di qualità a prezzi adeguati, con ampia visibilità del mercato, uscendo un po’ dai “miti” della delocalizzazione, senza ricadere nel mito opposto della visione un po’ provinciale di distretto.
Per l’occupazione il 2010 sarà un anno pesantissimo, nel quale si dovrà passare dai sussidi alle “politiche attive”, investendo su formazione e qualificazione professionali, con risultati inevitabilmente modesti.
Ancora più dura sarà per i giovani: il mio personale consiglio è di non accettare un lavoro qualunque per rimanere nelle proprie città, ma affrontare il sacrificio personale ed economico di uno spostamento in un qualunque luogo dove appaia una concreta opportunità di acquisire professionalità, con un orizzonte di almeno 5-6 anni
E’ sotto gli occhi di tutti che il ridimensionamento della domanda, la scarsa competitività delle imprese nazionali e le scelte a livello globale dei grandi gruppi portano, in molti casi, alla chiusura o al trasferimento di impianti.
L’impatto, sia in termini sociali che per quanto riguarda il sistema economico, sarà certamente molto significativo e condizionerà il futuro di diversi settori e di intere aree territoriali.
Se è vero, ad esempio, che, come dice Marchionne, “a livello globale l’industria dell’automobile ha la capacità di produrre circa 94 milioni di auto all’anno, 30 milioni in più di quante se ne vendono” è altrettanto palese che le imprese meno competitive dovranno riconsiderare la propria struttura industriale.
Una soluzione sarà certamente quella di ridimensionare la capacità produttiva, ma sarebbe anche opportuno che, in nome delle responsabilità sociali che le imprese comunque hanno, si fornissero alternative in termini di riconversione degli impianti verso attività (e si pensa all’area della green economy) che stanno mostrando dinamiche decisamente positive.
21 gennaio 2010 alle 9:54 amIo per il lavoro che faccio e i settori che bazzico maggiormente e per quello che sento dico che:
- i grandi e i medi soffrono e se non fanno export (soprattutto verso cina, india) languono
- i piccoli dipende! Ma in linea di massima non pochi sono allo stremo, alri stanno vivacchiando e alcuni stanno riprendendo vigore rivolgendosi a nuovi mercati giografici e/o di business
- il famaceutico tira, avanza tanto green (fotovoltaico ecc.), alcune nuove idee commercali non vanno male, alcuni servizi che le imprese nella foga di riorganizzarsi hanno o stanno esternalizzando prendono piede
vedo tanti manager mettersi in proprio per cercare appunto di cogliere il vantaggio di esternalizzazioni di cose prima fatte all’interno e per provare a sfruttare le loro competenze e conoscenza rivandendole da esterni sul mercato verso i grandi, ma soprattutto i medi operatori che ne possono aver bisogno per competere
questo un primo flash ma ritornerò sul tema e sullo stimolo che trovo ottimo e interessante per darci una mano
21 gennaio 2010 alle 3:57 pmL’idea diffusa, da quello che personalmente sento tra colleghi e clienti, è che anche quest’anno sarà molto molto duro e pieno di tagli.
D’altro lato, però, vi è un pò più di serenità perchè in qualche modo se ne intravede la fine. Ciò che è quindi profondamente cambiato rispetto al devastante 2009 è la prospettiva: non certo della ripresa, dell’ottimismo, ma della fine della discesa.
Per questo forse sento tanta attesa e per questo, forse, le cose ancora non ripartono… è la visione positiva e ottimista del futuro che muove l’economia, gli investimenti e le azioni, non certo la prospettiva del meno peggio.
Sembra sentir dire: manca poco, sta passando, come se fosse un evento naturale, una lunga pioggia.
Da parte nostra, invece, occorre spinta, coraggio, speranza e certezza che le buone idee e la serietà del lavoro possano pagare in ogni momento, anche nei più brutti.
Buon Anno a tutti!!!
21 gennaio 2010 alle 10:59 pmgrazie per i pareri che spero saranno da stimolo per altri.
Da parte mia con un osservatorio privilegiato vi confermo che non c’è nessuna euforia e anche il 2010 sarà duro.
Ma chi
- lavora con l’estero e soprattutto con Asia, Africa e Medioriente senta una buona brezza
- chi ha innovato o sta sviluppando nuovi servizi trova spazi e clienti che rimangono guardinghi ma cercano l’innovazione e/o comunque il partner che gli dia una marcia in più
- il farmaceutico e tutto il suo indotto sono ben messi
- il lusso a macchie non va male
Almeno questo mi dicono manager che operano all’interno di questi settori e consulenti che ci lavorano come partner
Poi, seppure a livelli ancora deboli, le pmi stanno cominciando a capire di avere bisogno di un grosso upgrade nella capacità di gestione manageriale e quindi cominciano a cercare manager veri con varie forme di ingrsso (indeteminato, temporary, progetti ecc.)
Insomma, avanti tutta con le opinioni così il quadro diventa più completo
22 gennaio 2010 alle 4:32 pmPersonalmente vedo diversi settori e mi sembra di poter dire che:
tutta l’area industriale legata all’edilizia (piastrelle, cemento, legno, …) non vede un’uscita dalla crisi nel breve periodo,
le macchine industriali (per l’industria tessile, meccanica, alimentare, …) erano già in difficoltà prima della crisi,
la componentistica produce sul venduto e rimane in piedi se allarga l’ambito geografico d’azione,
automotive, macchine agricole e movimento terra ne usciranno profondamente ridimensionati.
I segnali di ripresa riguardano solo imprese singole che hanno azzeccato qualche scelta, ma a livello di settori industriali mi sembra azzardato nutrire eccessivo ottimismo.
23 gennaio 2010 alle 10:05 amesplorando anche l’area del mood dei colleghi, dei clienti e dei fornitori, la cosa più evidente è una certa ritrosia a parlare di come andrà. Molti, specie se lavorano per multinazionali, hanno visto la propria casa madre chiedere di ripartire e di inseguire budget di crescita, e lo hanno dovuto fare tra mille dubbi e perplessità; altri preferiscono fare “atti di fede” e cercano di evitare di parlarne.ll 2009 ha lasciato molti in una situazione di “stordimento” generale, che non è ancora completamente passata.
complessivamente il sentimento di disorientamento è diffuso.
La crisi, si diceva lo scorso anno, porterà cambiamenti strutturali. oggi però quasi nessuno ne parla più e tutti sperano “fideisticamente” in una ripresa.
come la penso io?
credo che a differenza del 2009 iniziamo l’anno con consapevolezza delle difficoltà, e questo è un modo per affrontare il 2010 che aiuterà chi lavora seriamente a portare a casa risultati incoraggianti.
credo che il 2009 ha messo in luce comportamenti competitivi spesso scorretti e azioni di dumping che hanno sostenuto il brevissimo periodo, ma che non reggeranno per un altro anno.
e che chi ce la fa potrà riportare il business su binari di maggiore etica e a prezzi più realistici.
25 gennaio 2010 alle 6:30 pmHigh quality low price: dopo il settore consumer questo sarà il leit-motiv anche per il b2b.
Sicuramente non si vede una crescita globale.
26 gennaio 2010 alle 9:20 pmCi sono però delle nicchie e dei canali che male non vanno.
Se penso al mio specifico mercato di riferimento posso dire che l’intero mercato del cosmetico venduto in Farmacia avrà un segno positivo nel 2010.
Parliamo certo di piccole crescite. Sarà un +2 o +3%. Però per i Marchi con il giusto posizionamento si potrà vedere anche la “mitica” crescita a doppia cifra.
Nonstante questo le Aziende restano estremamente guardinghe. Ormai fare un’analisi sul Quarter è impensabile. Si vive guardando mese per mese all’andamento. Un piccolo calo delle vendite porta ad un immediato sforzo per ridurre i costi.
Guardando alla mia distribuzione si vede una inconsueta attenzione allo stock (tutti vogiono ridurlo al minimo possibile) ed una esplosione di insoluti e/o ritardati pagamenti.
Pessimo segnale. Ma è così che parte il 2010.
Come Gruppo di Lavoro “Orientamento al Lavoro” di Manageritalia Roma stiamo lanciando dei workshop per i nostri Associati su alcuni temi quali:
Imprenditoria digitale: come inventarsi un nuovo lavoro, quali opportunità con quali modalità come utilizzare la tecnologia e quali sono i modelli di business che si possono percorrere.
Imprenditoria nel Terzo dettore: Un settore in crescita che necessita di competenze manageriali, quali peculiarità e quali opportunità per i Manager che si vogliono cimentare nel sociale.
Per aggiornamenti vedere il sito: http://www.manageritalia.it/menu1/associazioni/roma/gruppi_di_lavoro/orientamento_al_lavoro/orientamento_al_lavoro.htm
Saluti
Paolo Fedi
21 febbraio 2010 alle 10:26 amMi piace il suggerimento e speriamo che altri associati seguano il consiglio !
Intanto facciamo anche uso di Active Collab come piattaforma per lo scambio di
idee e pareri !
Si dovrebbe secondo me permettere un’uscita delle attività presenti nei gruppi e attivi su ActiveCollab, verso i BLOG in modo da avere news sulle attività degli associati di ManagerItalia !
Saluti
Piero Aterno
14 marzo 2010 alle 2:53 pm