Condividiamo con voi un interessante post del giornalista e scrittore Marco Fratini sulla crisi e le prospettive di ripresa.
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C’è scritto su tutti i giornali: l’Italia cresce di più. Urca, che bello, adesso voglio andare a chiedere a uno qualunque di quel milione di nuovi disoccupati se finalmente è felice. Soprattutto se crede sia così matematico, così certo, che da tutte queste rosee previsioni spunti uno straccio di nuovo posto in ferriera anche per lui.
L’aspirazione alla crescita economica è importante, fondamentale. Purché non diventi un’ossessione, una sindrome cinese (cioè la rincorsa del numero senz’anima, e mi perdoni chi ha delocalizzato in Cina). Lo chiedo agli esperti del fatturato, ai maghi del margine operativo lordo (scudati e non): senza tirare in ballo il Perfido Algoritmo al quale dobbiamo le sofferenze dell’ultimo anno, vi sembra giusto quanto sta accadendo?
Forse cresciamo, magari cresceremo, ma lo faremo senza cambiare.
E’ la peggiore delle fregature che ci potessero rifilare.
E, puntualmente, ce la stanno rifilando vestita a festa.
Anzi, condiscono tutto con un sacco di convegni con i soliti barbagianni della Bocconi (più qualche consulente rimasto a secco nell’ultimo giro delle sottosegreterie).
Sogno il giorno in cui il Pil potrà essere sostituito dal Vil, Valore Interno Lordo.
Ma, appunto, è un sogno.
Per cui mi rassegno e sto tranquillo: tanto a Natale, anche quest’anno, l’agendina di Superbanka non ce la toglie nessuno!
PS: ma a quel signore rimasto senza lavoro auguro veramente che oltre il Pil ci sia di nuovo un posto anche per lui…
Marco Fratini, giornalista e scrittore
Uno degli autori di Vaffankrisi con Lorenzo Marconi.









ho letto il libro di Fratini, bello e stimolante questo vaffancrisi.
1 dicembre 2009 alle 12:17 amMa appunto, mi pare che dalla crisi non abbiamo imparato nulla. Siamo li a guadare i dati sulla crescita minuto per minuto, esultando ad ogni up e abbattendoci ad ogni down.
Tutto questo mentre la nostra economia, la sua struttura, la sua anima ecc. sono sempre li immobili come sempre da anni. Nulla è cambiato, nulla sta cambiando, nessuno vuol cambiare. Speriamo sempre di cavarcela, ma questa volta non sarà così. Questa volta o cambiamo noi profondamente o ci cambia la vita davvero.
Ma nessuno, tra escort, trans ecc. pare volerlo capire. Ma allora andate tutti a affancrisi!!!!!
Se non c’è riuscita la krisi, temo che non usciremo mai dalla logica della crescita a tutti i costi.
E’ chi ci comanda, banke, imprenditori ultramilionari che lo vogliono e quindi i ministri dell’economia di tutti i paesi insistono su questo punto.
Non bastano le proteste anche feroci di chi perde il lavoro a far comprendere che, soprattutto in certe fasi (cicliche) occorrerebbe pensare un pò anche al benessere di chi lavora, che poi sono le stesse persone che consumano e che partecipano – purtroppo sempre più passivamente – alla vita politica del paese.
In questo quadro conquistano sempre più consensi i boicottatori oppure chi urla al popolo come Beppe Grillo. Nulla contro di lui ma ricordiamoci che stiamo parlando di un comico ed è stato lui stesso a ricordarlo a chi lo ha convocato come persona informata dei fatti a proposito della vicenda Parmalat.
1 dicembre 2009 alle 6:38 pmDifficile intravedere una svolta in questo senso. Tocca tenerci il PIL…e continuare a dire Vaffanbanka e vaffankrisi.
Io ci metterei anche un bel Vaffank…
bellissimo libro! l’ho letto in pochi giorni. ha un taglio ironico ma allo stesso tempo è preciso e fa capire molti meccanismi dell’economia e delle sue degenerazioni. bravo fratini!
1 dicembre 2009 alle 6:43 pmMi collego al post e al commento di Ernesto.
Siamo in molti ad essere rassegnati, bisogna ammettere… c’è poco da esser tranquilli, però.
A noi italiani sembra sempre che proprio nella tranquillità e nell’immutato stato delle cose – anche se siamo in uno stato di depressione totale – vi siano delle opportunità. Come dire che se sono ancora vivo ci sarà un motivo, e, anzi, magari mi va di fortuna e trovo un’occasione.
A noi italiani in generale, ma anche a noi manager e imprenditori italiani, dobbiamo ammettere. Spesso in attesa del gol dell’utlimo minuto, che magari prima o poi arriva. Al massimo si pareggia e non è poi così una figuraccia.
E’ il contrario esatto dell’essere leader, di chi crede di poter essere avanti e per questo si prende le responsabilità del cambiamento, perchè nessun altro al suo posto avrà le capacità e possibilità di farlo.
Noi siamo così, in fondo è come se nascondendoci dietro i cespugli (ovvero nascondendoci dietro i fatti clamorosi economici, sociali e politici che non vogliamo vedere) magari ci sentiamo al riparo… e poi speriamo in qualcosa che ci consentirà di uscire allo scoperto.
Piccola Italia, se non sappiamo affrontare le cose e prendere il toro per le corna.
1 dicembre 2009 alle 11:34 pmPrima ci è stato detto che la crisi non sarebbe arrivata in Italia, ed invece è arrivata, poi che la crisi in Italia non c’era, e invece c’era eccome, poi che la crisi era finita, e migliaia di lavoratori perdevano il posto di lavoro, e poi ancora che è iniziata la ripresa e ancora migliaia di lavoratori continuano a perdere il posto di lavoro, ieri ci hanno detto che il PIL è in risalita dello 0,001%, oggi ci dicono che domani salirà dello 0,01% e c’è chi esulta e intanto c’è chi continua far i conti con quel poco che gli rimane per arrivare a fine mese e intanto c’è chi continua a perdere il lavoro. E BASTA! Non se ne può più!
Il PIL il PIL il PIL, quando cominceremo a valutare il nostro paese ragionando su altri indici ? ve ne riporto alcuni che a mio avviso darebbero un quadro reale del Paese, ad esempio il GPI ( Genuine Progress Indicator) vale a dire l’indicatore del progresso reale. Il GPI ha come obiettivo la misurazione dell’aumento della qualità della vita oppure il FIL ( Felicità Nazionale Lorda). E ancora l’ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare)
Tutti questi indicatori servono a valutare il progresso reale di un Paese, misurano la qualità della vita, indicano la soglia della sostenibilità, insomma tutto quello che il PIL non considera affatto e che dà di un Paese e della sua gente un visione totalmente irreale.
Malgrado tutto io voglio continuare a sognare che si, un giorno del PIL si parlerà solo nei libri di economia e di storia come di un indice che veniva applicato dagli essere umani quando questi stavano perdendo la visione dei veri valori della vita ma che è morto e sepolto quando dopo la crisi del 2008, i giovani di quel tempo si sono ribellati e hanno chiesto per sè un mondo migliore.
una giovane quasi sessantenne
2 dicembre 2009 alle 10:01 amcirca nove mesi fa, un collega blogger e manager (chiamiamolo F), stavamo parlando della crisi. ero ottimista, nel senso che speravo in una nuova via etica e sostenibile che portasse un nuovo modo di essere e di pensare il lavoro e lo sviluppo; invece F mi disse che secondo lui dalla crisi ne saremmo usciti ma senza cambiamenti significativi nel modo di fare.
bene… non siamo ancora usciti dalla crisi, ma aveva ragione F…
peccato, perdiamo un’altra occasione per noi e per il paese.
d’altra parte nella nostra costituzione mica c’è scritto che ognuno ha il diritto di perseguire e costruire la propria felicità…
w l’italia, con la i minuscola.
2 dicembre 2009 alle 12:01 pmaltro che Pil, qui stiamo andando a pikko….speriamo di non dover arrivare al crollo totale del sistema perchè chi ci comanda si accorga finalmente che per misurare lo stato di salute di un paese e dei suoi lavoratori occorre andare a vedere non solo quanto produce ma anche come produce e in quale condizioni si trovano i lavoratori-cittadini. Siamo così sicuri che un Pil alto porti più occupazione e benessere reale per tutti?
2 dicembre 2009 alle 3:30 pmNon cambia niente perché le cause della crisi sono molto più profonde, legate in estrema sintesi all’assenza di un modello economico adatto ai paesi molto sviluppati. L’attuale modello – basato sulla liquidità e sulla crescita del PIL – non si cambia con qualche ritocco.
2 dicembre 2009 alle 9:29 pmPer questa ragione sono scettico sull’utilità di nuovo sistemi di regole, su un rinforzo dei codici etici, sul controllo dei bonus et similia.
Si naviga a vista, in Italia e nel resto del mondo.
L’unico rimedio che mi pare sensato è quello di navigare in buona compagnia, invece che pensare di cavarsela da soli. In Manageritalia, mi pare, stiamo seguendo questo principio
Caro Simone
anche io ricordo di aver parlato con un giovane manager ottimista (chiamiamolo S). In realtà anche F ricordo lo fosse, però altrettanto disilluso rispetto a quanto il sistema italia potesse fare, sempre alla rincorsa e mai alla guida, sempre al traino direi…
ma a chi dovrebbe prendersi la responsabilità di guidare va bene così, ovvio.
se sei in un sistema che non premia chi ha merito ma i furbetti, se fanno soldi e successo i saltimbachi, chi sa sgattaiolare tra le situazioni… questo è il risultato.
noi siamo diversi.
molti di noi vogliono e si impegnano per un’Italia diversa. Solo che siamo costretti a farlo dal piccolo perchè altro non c’è consentito. E non parlo per vittimismo… è proprio così, in ambiti che mi interessano c’ho provato. Ma vai bene solo se sei il piccolo simpatico ragazzaccio, ma poi basta.
però magari partendo proprio dal piccolo, dalle nostre circostanti comunità si cambia qualcosina. Però non è questa l’ambizione….
2 dicembre 2009 alle 11:22 pmsì è vero siamo un paese con mille difetti e cambiare è difficilissimo, perchè troppi sono quelli che con il cambiamento rischierebbero di perdere la loro posizione (privilegi, spesso, se non meritati). Ma insomma io conosco tanta gente in gamba, giovane o no, e penso che è doveroso provarci, anche e soprattutto partendo dalle piccole cose.
D’altronde non penso che sia giusto scappare all’estero (Vaffancelli) per scappare da un paese che non ci piace (all’estero andiamoci perchè ci vogliamo andare, perchè ci serve per crescere professionalmente ecc., ma non per fuggire, magari per tornare), allora dobbiamo lottare per cambiare in Italia o all’estero.
In effetti le cose non cambiano da anni, ma sicuramente non cambiaeranno da sole. E allora diamoci da fare singolarmente e soprattutto in gruppo (anche Manageritalia certo e altro ancora). Non occorre fare un partito, ma possono esserci altri modi. Potremmo parlarne in un prossimo post.
Per quanto riguarda l’econimia, in effetti o cambiamo registro o restiamo al palo. Le capacità e i punti di forza come Paese li abbiamo (doti naturali, creatività, intraprendenza ecc.), dobbiamo sviluppare alcune capacità (managerialità, innovazione ecc.), migliorare alcuni aspetti non secondari (giustizia, evasione/fisco, burocrazia ecc.) e aggregare il tutto in un progetto a medio lungo termine con vision e mission ben definite. Nei paesi civili si chiama strategia e politica economica (industriale non, più terziario che industria direi), da noi è troppo tempo che non la fanno e quindi non so come la chiamino.
3 dicembre 2009 alle 3:26 pmPerò insomma, cominciamo nel nostro piccolo e poi via.
Ah! anch’io conosco degli F, S, M ecc. che hanno idee, voglia e capacità e penso coraggio …
Cosi’, alla buona, facendo la spesa , mi sono fatta l’idea che se si fermasse l’invasione
10 marzo 2010 alle 12:36 pmdi prodotti a infimo prezzo dai paesi asiatici ,i nostri produttori non sarebbero costretti a chiudere
e a licenziare.
Inoltre mi chiedo chi ci guadagna da questa politica delle porte aperte?
Gli industriali ,i commercianti, le banche, l’Europa o chi?
Chi mi risponde?