Ripartono fatturati e ordini dell’industria: e le aziende in crisi?
L’ISTAT ha confermato quello che il mio personale “osservatorio” aveva notato a Luglio: i primi segnali di ripresa, come segnalavo in un precedente post.
Sarà però con ogni probabilità una ripresa che non toccherà l’occupazione, che potrebbe diminuire ulteriormente mano a mano che le situazioni di crisi (numerosissime in quasi tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali) si manifesteranno.
A questo proposito l’Italia pare avere imboccato una via poco decisa verso la rapida soluzione delle crisi: le banche più esposte – normalmente guidate dai 2 grandi gruppi – tendono a “congelare” le situazioni critiche, nel fondato timore che affrontare una vera ristrutturazione porti ad evidenziare ulteriori perdite, con pesante impatto sui propri bilanci.
Se questa tattica di “diluizione” può avere un senso per i bilanci bancari, impedisce alle aziende e ad interi settori di riorganizzarsi in modo rapido e deciso.
Non si hanno notizie di un’accelerazione delle fusioni e delle acquisizioni tra piccole e medie imprese ed i veri fondi di turnaround non hanno ancora compiuto operazioni rilevanti in imprese medio-grandi.
Ci avviamo verso una stagione di lunghe crisi, di ammortizzatori sociali prorogati di anno in anno, di un continuo generale impoverimento.
Anche l’occupazione manageriale non può che soffrirne, riducendo le possibilità di reimpiego dei colleghi in uscita dalle aziende in crisi.
Cari blogger, cosa ne pensate ?

Dagli USA si legge che il Governo è intervenuto pesantemente per sostenere le banche con tantissimi miliardi di USD.
In Italia si ripete che tutto va bene ! Che le ns banche non hanno problemi …
Mi domando: ma possibile che i ‘fondi spazzatura’ non hanno intaccato le ns banche ? solo i poveri investitori privati ? !
Ma io non ci credo; esse hanno rivalorizzato i loro asset, inclusi questi fondi ? o dobbiamo aspettare i bilanci di fine anno, quando – si presume – i revisori pretenderanno – forse – che vengano attualizzati i propri asset ?!
Quindi è a gennaio 2010 che ne vedremo delle belle ?
19 settembre 2009 alle 12:36in effetti ha ragione Mario, ci troviamo in un impasse tragico.
Le aziende, tante aziende, sono in difficoltà non hanno fondi sufficienti ad affrontare il momento, le banche non gli fanno più credito (vedi articolo di ieri su repubblica su come si ammazza un’azienda) http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/crisi-40/cancella-fabbrica/cancella-fabbrica.html, i clienti non pagano e questo peggiora ancora la situazione finanziaria e la possibilità di farcela anche in modo vincente.
Non mancano le idee, non mancano le competenze, anche manageriali, per cogliere opportunità, ma le banche non finanziano i progetti, le aziende e gli imprenditori non sono spesso capaci di cogliere opportunità mettendosi insieme e/o utilizzando al meglio competenze e cultura manageriale.
Però non è tutto così e quei pochi che operano al meglio (aziende, imprenditori e manager) vanno promossi e valorizzati per fare scuola e tracciare la via
22 settembre 2009 alle 12:12quello che Mario sottolineava e che tutti noi vediamo quotidianamente stando sul mercato è purtroppo vero e sacrosanto.
Anche Turani, ieri su La repubblica, sottolineava che i soldi mancano, ma purtroppo oltre a questo manca anche la voglia di mettersi in gioco, di rinunciare a qualche aggio guadagnato negli anni e soprattutto di metterle in gioco la propri indipendenza mettendosi insieme ad altri per ripartire verso obietivi più ambiziosi.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/quelle-aziende-senza-un-soldo.html
Una situazione che blocca ormai da tempo, ancor più in frangenti come questi, il nostro sviluppo.
Forse servirebbero interventi e incentivi tesi a innescare e favorire l’unione tra imprenditori e imprese. Forse servirebbero finanziarie, hedge found ecc. capaci e disposti ad investire per cogliere quanto c’è di buono, e di buono nell’economia nazionale ce n’è ancora parecchio, e mettere in ordine gli addendi unendo il tutto con una valida gestione manageriale per sviluppare business esistenti e/o entrare in nuovi business.
Anche qualche management buy out potrebbe fare alla bisogna.
Insomma, non vedo in giro un fervore degno di rassicurare sul futuro e sulla crescita e lo sviluppo del nostro Paese.
28 settembre 2009 alle 15:48E invece penso bisognerebbe ripartire anche e soprattutto da qui.