Ho letto sul corriere della sera del 19 luglio la traduzione di un commento di Robert Reich (già Ministro del lavoro del Governo Clinton e economista della University of California a Berkeley) sulla crisi.
In pratica dice che per tutta una serie di motivi molto seri (primo fra tutti l’indebitamento eccessivo dei consumatori americani e quindi l’impossibilità che loro o l’export facciano ripartire l’economia mondiale come nelle precedenti crisi) non vede una ripresa all’orizzonte nè crede che potremo mai tornare ai precedenti livelli di benessere.
E, definendo questa come una recessione a X, diversa da quelle a V o a U, del tutto nuova e mai vista, dice che occorre una nuova economia per uscire dalla crisi. “La X – dice – indica una strada completamente nuova. Una nuova economia. Come sarà? In questo momento non siamo in grado di immaginarlo”
Ci sono tutti gli ingredienti per aprire una discussione:
- Che recessione è e sarà questa (a giorni potrò darvi su questo il parere dei tanti manager associati a Manageritalia che stanno rispondendo ad un questionario che contempla anche questa domanda)
- c’è bisogno di una nuova economia? E se sì perché e come sarà questa nuova economia?
E allora diciamo la nostra.

Caro Enrico,
1 agosto 2009 alle 19:08Non ho mai “postato” in un blog, ma non e’ mai tardi per iniziare e credo che questo sia il posto simbolicamente ideale per iniziare questo tipo di comunicazione con la community di Manageritalia
Il tema che lanci poi, mi piace molto e voglio buttare li’ qualche riflessione.
Chiedi che crisi e’ questa e quale sara’ la nuova economia e quali nuovi livelli di benessere, e soprattutto quale concetto di benessere.
A mio parere questa non e’ solo una crisi economica innestata da devianze piu’ o meno gravi dei meccanismi di controllo del mercato, che hanno generato una profonda sfiducia verso la sicurezza del sistema finanziario. Certo, c’e’ anche questo, ma ritengo vi sia una crisi piu’ profonda di valori ed etica, un ripensamento su come abbiamo vissuto questi ultimi anni. La ricerca di una nuova visione per il futuro.
E francamente spero che non si torni al “benessere precedente” , se il benessere viene misurato con criteri in cui faccio fatica a riconoscermi e che non hanno legami con indicatori veri di sviluppo sociale e civile.
Non mi mancheranno I superbonus e le speculazioni selvagge di una finanza che ormai non aveva piu’ alcun legame alla mission per cui era nata, e cioe’ di ottimizzare la distribuzione di risorse finanziarie a supporto dello sviluppo di imprese, servizi ed infrastrutture sociali, trasformata invece in un ubriacante gioco del monopoli da persone che avevano ormai perso il contatto con il mondo e l’economia reale.
Non mi manchera’ quella ormai lunghissima catena di speculatori che faceva rimbalzare il prezzo del petrolio a livelli che non avevano ne’ logica ne’ legami con I costi di produzione o I ricavi dei produttori, mettendo in crisi periodicamente interi sistemi economici.
Non mi mancheranno economie come quella Americana che continuava a finanziare la costruzione di automobili e apparecchiature con consumi assurdi in spregio al buon senso, ad uno sviluppo ecologicamente sostenibile e agli sforzi degli altri Paesi firmatari del protocollo di Kyoto.
Non mi manchera’ il cambiare telefonini e personal computer ogni anno solo perche’ forzati da nuovi standard software sempre piu’ pesanti e complicati, gettando via apparecchiature (e relative alimentatori, cavetteria ecc) perfettamente funzionanti. Windows 7 sembra proprio andare verso questa direzione, per fortuna.
Mi piacerebbe non sentire piu’ frasi come “dato che le economie crescono “solo del 1,5%, siamo in crisi”. Ma quale logica ci deve forzare a crescere a ritmi forsennati per tenere in piedi il nostro modello economico?
Non mi fraintendere, non solo un talebano e nemmeno un moderno luddista. Non ho simpatia con I presunti ecologisti che vorrebbero stoppare gli aerie per consumare meno carburante; no, cari signori, io ringrazio I voli low cost che permettono oggi ai nostri giovani di viaggiare, conoscere culture diverse, creare un nuovo mondo in cui le persone si conoscono meglio e comunicano di piu’.
Semplicemente, basta consumare in modo responsabile, e non sprecare.
Anzi, in questo momento, chi se lo puo’ permettere e’ meglio che vada una volta in piu’ al ristorante, faccia un week end in qualche agriturismo, investa in apparecchiature a basso impatto ambientale. Spendere un po’ di piu’ per salvare posti di lavoro puo’ essere un modo di contribuire a a far si’ che la recessione non sia cosi’ dura per alcune fasce di popolazione.
Sono convinto che se misureremo il benessere in modo diverso da quello che ci viene proposto, il post crisi sara’ piu’ dolce di quello che oggi vediamo. E forse ci avvieremo a costruire un mondo con meno sprechi e piu’ ricco di buonsenso per I nostril figli e per chi verra’ dopo di loro.
Forse sono solo sogni? Forse si. Ma sui sogni e sul coraggio di sognare, ne parleremo in un prossimo post.
Luca@London
Condivido appieno quanto dice Luca.
Vi segnalo tra l’altro un interessante articolo di Giorgio Ruffolo su Repubblica di oggi 4 agosto dal titolo La fine della crisi e il capitalismo che verrà. http://www.romadomani.it/la-fine-della-crisi-e-il-capitalismo-che-verra-di-giorgio-ruffolo/
Direi che in discussione non è il capitalismo o l’economia di mercato, ma piuttosto coem diceva anche Luca Vanni la crescita.
Cioè dobbiamo per forza crescere del 3-4% all’anno e per farlo dobbiamo drogare il sistema e poi incorrere in quello che si è visto nell’ultimo anno.
Non si può passare ad una crescita diversa, più sana e controllata, magari a maggior vantaggio di chi di cescere ha ancora tanto bisogno?
E deve essere un dramma se l’economia non cresce del 3-4% e se i budget e faturato non cresce tutti gli anni a doppia cifra?
Non avremmo forse bisogno di manager capaci di gestire aziende che crescono a cifra sinfgola e bassa (1-2%) e soprattutto capaci di afrontare alcune inevitabili non crescite, cioè diminuzioni di fatturato?
Parliamone enrico
4 agosto 2009 alle 10:55