Ci fa piacere condividere un articolo scritto dal nostro Presidente Claudio Pasini.
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Un articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera spiega come Goldman Sachs, annoverata tra i responsabili della crisi di cui stiamo vivendo in pieno le conseguenze, non abbia affatto assunto atteggiamenti più etici. Nonostante sia stata salvata con i soldi dello stato, la banca d’investimenti continua a fare grandi affari a beneficio di pochi, come sempre, accentrando ulteriormente il proprio oligopolio a Wall Street.
Molti aiuti di stato e poca etica, i maxi bonus sono già di ritorno
Infatti, la Goldman Sachs annuncia risultati semestrali brillanti. Se confermati a fine anno, i 29 mila dipendenti riceveranno uncompenso medio di 770 mila dollari e il gran capo, Llyod Blankfein, potrebbe ritagliarsi un bonus superiore ai 68 milioni del 2007.
Due record per la più famosa delle investement banks, onorata di 140 anni di storia. Un banco di prova per la riforma di Obama. Una beffa per il resto del mondo.
Dopo aver messo in ginocchio l’Occidente, le banche d’investimento stanno tornando lestissime al profitto.
Le imprese, che trattano beni e servizi reali, impiegheranno molto di più.
E intanto, pagano interessi e commissioni a chi ieri le inondava di finanziamenti per fare fusioni e acquisizioni spesso inutili, acquisti di azioni proprie e dividendi straordinari, e adesso organizza liquidità per quante – e sono molte – sono sottocapitalizzate o anche solo credono di esserlo.
Questo passaggio dalla droga al metadone, dove nemmeno le imprese sono innocenti, è stato possibile grazie agli interventi degli Stati che hanno ricostruito la fiducia attorno al mondo del credito. Senza tali interventi, anche la Goldman sarebbe stata travolta dai fallimenti a catena delle stelle cadenti del suo firmamento.
E dunque Blankfein & soci non sono in pari con il governo solo perché restituiscono i 10 miliardi di dollari di aiuti del rovente autunno 2008. Anzi, malignando un po’, diremo che il «debito» è anche maggiore. Non è stato forse Hank Paulson, da ministro del tesoro di Bush, a pilotare verso salvataggi al ribasso o fallimenti disastrosi 3 delle 4 rivali della Goldman da cui proveniva?
Senza Bear Stearns, Lehman e Merrill Lynch, c’è meno concorrenza a Wall Street. Il segreto dei nuovi profitti è anche l’ulteriore concentrazione dell’oligopolio che fu. Non solo la competenza.
Beffa nella beffa, proprio mentre il capo implorava il governo di investire nella banca, molti dirigenti vendevano azioni Golmdan: per 700 milioni, dice il Financial Times.
Una modesta furbizia, ancorché costoro siano pagati per lo più in azioni. E un pessimo affare, se da allora il titolo ha ripreso il 50%.
Claudio Pasini
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