È la domanda che mi pongo in questi giorni, tra gli scritti e gli orali dell’esame di maturità di mio figlio.
Nelle survey sul clima interno aziendale spesso si inserisce una domanda analoga:”consiglieresti ad un amico di lavorare in questa azienda? “, per verificare il senso di appartenenza e la motivazione del personale.

La risposta non mi viene di getto, non sceglierei  comunque un si o un no netti. Andrei su un ”dipende“, un  si, ma a certe condizioni e con particolari raccomandazioni.
Sono convinta che un manager sia per definizione un aziendalista , nel senso che deve  avere a cuore l’interesse dell’azienda in cui lavora  e sentire la responsabilità di portare a casa i risultati nella convinzione  di agire per la crescita dell’azienda. Dallo sviluppo dei collaboratori e dalla continuità dell’azienda deriva infatti la sua soddisfazione professionale, non solo dal corrispettivo legato alla sua prestazione e performance.

Detto questo, direi a mio figlio che è importante, prima di  buttarsi a capofitto in questo impegno, saper  leggere e interpretare il contesto organizzativo in cui  andrà ad operare, anche facendo caso a segnali apparentemente minori: il linguaggio, la presenza di donne in posizioni di vertice, il lay out e gli arredi degli uffici, in poche parole tutti quegli  artefatti e  simboli che contribuiscono a costruire la cultura di un’organizzazione.

Perché, se non  si dovesse sentire  in sintonia con il contesto, se  in qualche modo avvertisse  una distanza tra  i propri valori ed  aspirazioni e l’ambiente, sarebbe meglio  che lasciasse perdere.

In poche parole, gli consiglierei di stare alla larga da ambienti di lavoro tossici e inquinati, dove c’è poca trasparenza e rispetto per le persone, poco spazio per il confronto delle idee, dove l’errore  è uno scandalo, in cui non sono valorizzate le differenze e riconosciuto il contributo unico che ciascuno può dare all’azienda.

Ecco, solo a queste condizioni,  in ambienti competitivamente sani, gli direi che fare il manager è uno dei mestieri più belli, è l’arte più alta perché consiste nel gestire non solo il proprio talento, ma i talenti di altre persone.
Se poi mi chiedesse: “ma si trovano ambienti di lavoro di questo tipo?” , gli risponderei di avere fiducia, di insistere, di andarli comunque a cercare, senza porsi confini.
E gli farei tanti auguri per un futuro professionale ricco di sfide e soddisfazioni.