Abbiamo trovato un’intervista interessante su come Obama risolverà la crisi finanziaria.
Ci fa piacere condividerla con voi.
Obama spiega come concepisce la finanza nell’economia di domani:
[...]Sono ottimista, penso che alla fine riusciremo a rimettere in moto questa parte del settore finanziario, ma potrebbe volerci del tempo per riconquistare fiducia e sicurezza.
Leggi l’articolo.
Cosa ne pensate?

Non mi pare si tratta di una vera e propria “ricetta”, perché parla ancora dei problemi più che delle soluzioni, ma lancia alcuni messaggi importanti: quello ad esempio di non considerare la finanza come un settore a sè, isolato dal contesto economico, con regole soltanto proprie ed il proprio contributo al PIL come misura di valore.
Mi viene in mente una paradossale dichiarazione di un rappresentante dell’editoria scolastica che qualche tempo fa, commentando la proposta di bloccare per alcuni anni l’adozione di nuovi libri di testo, diceva che il Ministro “avrebbe dovuto assumersi le responsabilità delle conseguenza di questa decisione sui livelli occupazionali del settore”. Se un settore cresce in modo distorto deve ridimensionarsi.
Ma il problema vero è lo straordinario fabbisogno di liquidità della società del benessere materiale, necessario a garantirne il funzionamento ordinario.
15 maggio 2009 alle 16:54Questa ormai è una distorsione nell’uso del denaro e richiede d’inventare un nuovo paradigma economico
Siamo ormai a metà giugno e senza accorgercene le discussioni tra amici e colleghi ormai non toccano quasi più il tema della crisi.
Ci avviciniamo forse alle ferie e quindi le cose appaiono sotto una luce meno problemtica?
Anche sulla stampa, fateci caso, il tema della crisi è stato spazzato via dagli irenali discorsi di Obama, dal gossip, dalle elezioni, perfino da quelle in Iran (mai fino ad ora era stata dedicata tanta attenzione a questo evento in un paese musulmano), dallo shopping Fiat etc….
E allora? Cosa c’è sotto?
13 giugno 2009 alle 10:06A mio parere siamo in una fase storica dove l’informazione sta mutando pelle.
Ormai, il giornalismo, mediatico e cartaceo, è soffocato dal bisogno di fare business.
Per quanto io veda, non esiste più il giornalismo di “missione”, esiste solo il giornalismo-business. Per cui solo ciò che fa notizia, perchè fa audience, esiste.
E pazienza, se poi questo significa che nel frattempo le aziende fanno toilette, liberandosi di manager anche di valore, perchè si possono facilmente sostituire con giovani quadri meno costosi……
Non credete che questo sia un tema da dibattere e magari da trattare sul nostro giornale?