E’ il bel titolo del nuovo libro di Mario Calabresi, che racconta le storie vere di uomini e donne- incontrate nel suo lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti durante le elezioni presidenziali- che hanno avuto il coraggio di rialzarsi dopo una caduta, non dandosi per vinti.

Personalmente mi ha sempre infastidito il commento “sei fortunata” pronunciato a proposito di qualche avvenimento positivo o situazione favorevole. E’ stato così  quando, ad esempio, con i figli piccoli mi invidiavano la fedeltà della tata, rimasta con noi per oltre dieci anni, o quando si stupivano della particolare generosità dimostrata da un’amica, o, ancora, erano sorpresi della puntualità nella consegna di un lavoro da parte di un collaboratore o del riconoscimento da parte di un capo di qualche merito.

Non ho mai creduto che fosse appropriato in tutti questi casi parlare di fortuna; le cose funzionano se riesci a farle funzionare, creando le condizioni perché accadano nel miglior modo possibile.

Nulla avviene solo per fortuna, molto, invece, dipende dal nostro atteggiamento, da come gestiamo le relazioni con gli altri e prepariamo il terreno per l’evoluzione della realtà in una certa direzione.

“La fortuna non esiste” si riferisce alla nostra capacità di influenzare il corso degli eventi, anche in  presenza di oggettive difficoltà, scommettendo comunque con fiducia sul proprio futuro.

“Avere fortuna” allora significa prepararsi costantemente a riconoscere e cogliere le opportunità, essere pronti a rimettersi in gioco e correre nuovi rischi, dedicare tempo ed investire su  di sé e sugli altri.

Non significa stare fermi ad aspettare di essere baciati dalla fortuna, nell’attesa di un evento che possa  trasformare la realtà ed invertire un ciclo negativo.

“Avere fortuna” è quella molla che ciascuno deve trovare dentro di sé anche dopo un fallimento, un insuccesso, una perdita  e che fa trovare la forza di risollevarsi e ripartire.