La nostra categoria non è amata, gli italiani ci vedono come privilegiati etc etc.
Vi confesso che mi stavo quasi stancando delle continue precisazioni di Manageritalia, volte a distinguerci dai pochi top manager – spesso di nomina pubblica o imprenditori – con stipendi e bonus faraonici e tanti privilegi.
Ma quando le posizioni di Lucio Stanca sulla sede dell’Expo 2015 sono di questo tenore (leggi qui l’articolo del Corriere) è proprio impossibile tacere.
Chi lo spiega agli italiani alle prese con le rate del mutuo che Palazzo Reale è l’unica sede consona e “operativa da subito”?

un esponente della casta politica disse poco tempo fa “siamo alle comiche finali”. si credo che siamo proprio alle comiche finali. oggi tutti ci confrontiamo continuamente con la riduzione dei costi e ricerche di produttività, sperando che i pochi margini aggiuntivi possano aiutare gli investimenti in innovazione (ormai al lumicino..).
Leggere questo mi lascia perplesso: quando Stanca era in IBM poteva permettersi di rinunciare a una struttura gratuita per una che costa 1 milione di euro all’anno?
quanto dobbiamo continuare a leggere queste cose?
Prestare competenze manageriali al pubblico: sono questi i risultati? amaramente dico: in natura non è dato che una mela sana in un cesto di mele marce guarisca tutte le altre, piuttosto è vero il contrario… perchè dovebbe essere diverso con le persone?
14 maggio 2009 alle 11:11sono stanco di Stanca e di tutti quei manager, che forse una volta buoni manager, invece di andare in pensione e togliersi di torno, tornano come politici e manager della politica.
Forse sarà anche stato bravo come CEO di IBM, ma poi come ministro dell’innovazione e come politico e come manager politico di innovazione non ne ha proprio fatta, se non al suo personale curriculum e portafoglio.
Forse l’Italia ha bisogno di veri manager che sappiano fare i manager e di politici che sappiano fare i politici e non di trasformisti utili alla bisogna non del Paese, ma delle caste del Paese.
Poi per favore smettiamola di indicare con la parola manager tutto e di più. Tronchetti Provera è un manager quando se ne parla male (quasi mai visto che ha le mani in pasta in tutti i principali quotidiani e media) e un imprenditore quando se ne parla bene (in verità di rado salvo interviste e articoli compiacenti da quotidiani o tv di sua pertinenza), Stanca è un manager, ma non è un politico?
Ma insomma in questo dannato paese c’è qualcuno che sa fare bene una cosa e non farne male più d’una. Purtroppo c’è, anzi ce ne sono tanti, ma fanno il loro lavoro in silenzio e non assurgono agli onori della cronaca.
Perchè alla guida dell’Expo non ci mettono un manager vero e magari giovane e lo retribuiscono sulla base die risultati veri, non quelli blindati di Stanca che vuole il premio sui risultati al netto di quello che fanno gli altri. Ma che manager è uno che non responsabile dei risultati della sua azienda e della sua squadra?
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/12/dall-ibm-al-flop-dell-innovazione-quel.html
14 maggio 2009 alle 17:21Ma Stanca è ancora un manager? da quanti anni non risponde più dei risultati delle sue decisioni?
14 maggio 2009 alle 22:48Chiamare ancora manager un parlamentare messo, part-time, a capo dell’Expo mi sembra una bizzarria.
Ma ancora di più mi sembra una tragedia per Milano.
sì, siamo tutti scandalizzati, ma non riusciamo mai ad andare alla radice dei problemi. Perchè scopriamo di continuo che siamo un Paese diverso, che va alla deriva, che non sa premiare chi merita e punire chi non lo merita? Ora c’è il caso Stanca ( nomen omen?), ma ieri ci sono stati i casi Ferrovie, Alitalia, Poste, Fiat (pensiamo a Romiti che ha venduto il brevetto del common rail per pochi spiccioli e poi è andato in pensione carico di miliardi, lasciando l’azienda in fallimento), ecc…..Io penso perchè siamo ancora un Paese borbonico, dove la Cosa Pubblica è una vacca da mungere, ostile e non un Bene di tutti, da preservare e migliorare, con il concorso di ogni cittadino. Il famoso “senso dello Stato” insomma, quello che hanno in primis i popoli scandinavi, che sono contenti di pagare il 50% del loro stipendio in tasse, che sono i Paesi dove il differenziale tra lo stipendio del top management e il resto della catena aziendale è il più piccolo in assoluto, dove però c’è il più alto numero di multinazionali per popolazione e dove il 3,4% del PIL è speso per ricerca e innovazione ( da noi siamo scesi allo 0,9!!!!)
15 maggio 2009 alle 08:13Soluzione trovata per la sede dell’Expo 2015. Sarà a Palazzo Reale come voleva Stanca ma gli spazi saranno dimezzati. E soprattutto saranno gratis: per l’Expo 2015 s’intende, perchè sono pur sempre i cittadini a pagare.
15 maggio 2009 alle 16:45Credo che i bravi manager siano quelli che fanno il massimo con risorse limitate, specie se pubbliche. Molti top manager sono invece considerati bravi perché “manager di relazioni”. E credetemi, pubblico e privato in questo sono poco diversi
direi che il mood continua con due ultimi casi:
- i manager della shell, nonostante la bocciatura dei loro stipendi da parte dell’Assemblea dei soci fanno spallucce e tirano dritto http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=352432
- un guidice di Amburgo concede un fortissimo sconto di pena a un ladro con la motivazione che a front4e di manager che causano danni di milioni di euro e che vanno in giro liberamente, non vede per quale motivo dovrebbe infierire su un poveraccio http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2009/05/20/AMLUDAbC-manager_peggio_sconto.shtml
Insomma, se non è zuppa è pan bagnato e come sempre per colpa di pochissimi manager, tutti soffrono di una caduta di immagine senza precedenti e la stampa non manca un colpo per sfruttare questa moda imperante.
La caccia al manager è diventato sport globale e, altri ben più colpevoli (autorità di vigilanza, politici, imprenditori ecc.) se la ridono in disparte e continuano a farne di cotte e di crude.
Mai nessuno che parli dei tanti manager che fanno ottime cose guidando aziende e collaboratori oltre la crisi e anzi nella crisi trovano opportunità per crescere e sviluppare il business.
Forse dovremmo fare qualcosa di più, per esempio cominciare a racconterci (e poi a far raccontare anche dai media) questi non pochi casi di eccellenza.
21 maggio 2009 alle 09:20