Ho appena terminato di leggere un articolo della prima pagina del Sole di oggi, 5 maggio, dal titolo “La recessione non si porta più”. Il ritorno dell’ottimismo.
La giornalista Lucy Kellaway, descrive come si stia entrando nella 5° fase del ciclo emotivo della recessione: abbiamo iniziato con la negazione per poi farci prendere dallo sgomento e dalla paura per arrivare velocemente alla rabbia e poi all’accettazione fino a buttarci, ora, nell’euforia.
I casi che vengono raccontati sono di comportamenti di manager che hanno deciso di essere stufi della crisi e a cui sono comparsi dei “germogli mentali” di ottimismo che, anche se non ancora comparsi nell’economia reale, vengono interpretati dall’euforica giornalista come segnali che le cose stanno tornando alla normalità.
Non so bene con quale emozione, ma se prendo “seriamente” l’articolo, mi vengono un paio di riflessioni:
1. che immagine della qualità del processo decisionale manageriale emerge dagli esempi citati? Come parlare di decisioni prese a seguito di budget, forecast, dati macroeconomici quando poi i “germogli mentali” (dalla negazione all’euforia) determinano la realtà che i manager decidono di vivere?
2. la speranza che l’azione moralizzatrice della crisi possa modificare nel profondo i comportamenti di alcuni manager si schianta contro il sorgere (casuale e un po’ adolescenziale, da come viene presentato) dei “germogli mentali” che riportano a comportamenti precedenti
E’ una lettura troppo pessimista e quindi già fuori moda?
La crisi sta muovendo emozioni forti, sta mettendo in dubbio prassi manageriali ed imprenditoriali considerate di successo, richiede di governare variabili con andamenti spiazzanti. L’auto-stima manageriale e le percezioni di auto-efficacia sono sotto attacco, alla luce dei cali a due cifre di molti settori.
E’ fondamentale essere consapevoli che queste emozioni impattano sul processo decisionale quotidiano, e allora, mi sono domandata: a quale fase del ciclo emotivo della recessione sono?
Io non sono passata per la negazione, i segnali c’erano e non capivo perché non venivano letti; sono entrata direttamente nello sgomento e, senza passare per la rabbia (a che serve?) ho preso atto che la situazione è questa. Ma guardandomi attorno e parlando con i manager miei clienti e miei colleghi non vedo segni di euforia, anzi.
Tutti quelli che conosco sono dentro la crisi e cercano di rimanere a galla.
Ovviamente siamo emotivamente vintage.
Nella stessa pagina si cita che il Pil europeo scenderà del 4% nel 2009 e che il Pil italiano si ridurrà del 4,4.

Laura
personalmente mi sono sempre sentito vintage, anche nei momenti della greed economy… credo dobbiamo tutti smettere di correre dietro ai giornalisti, che non colgono i segnali deboli, e quando credono di farlo prendono lucciole per lanterne.
Anche negli USA il mood manageriale è sobrio, anche se questo non vuol dire che ci si lasci travolgere dalla negatività e dal pessimismo… anzi, mai come in questo periodo si fanno riunioni di sostanza e non di proclami.
i media hanno creato i Fabrizio Corona e chiamavano “manager” Matteo Cambi, per cui lasciamoli perdere.
6 maggio 2009 alle 10:55