Vediamo se riusciamo a raccogliere e raccontarci storie di manager virtuosi, capaci di creare valore, guidare al meglio aziende e collaboratori verso lo sviluppo. Che lo stanno facendo oggi, che l’hanno fatto sempre e comunque.
Ce ne sono tanti, ma non fanno clamore e hanno poco seguito sui media e nell’opinione pubblica.
Un modo per dar voce alla parte buona, che è ampiamente maggioritaria, del management italiano, un modo per parlare di strategie, piani e di tutto quanto serve e è utile per fare business creando valore e superando non solo la crisi attuale, ma le immancabili difficoltà e minacce che il mercato ci presenta sempre e comunque.
Insomma, segnali deboli e/o forti, minacce e opportunità e modi per andare oltre le difficoltà.
Del resto se un manager non sa cogliere le opportunità e schivare le minacce che manager è?
Allora aspetto le vostre segnalazioni, quelle che vorrete e riterrete, non voglio nomi altisonanti, vanno bene e forse meglio signori Rossi qualsiasi, ma soprattutto non voglio nomi, ma piuttosto casi e fatti che ci diano modo di cogliere le best practice per fare management by value, per avere delle idee e dei segnali per il nostro lavoro di tutti i giorni e per poter promuovere il management, quello vero e sano.
Enrico Pedretti

Stamattina ho partecipato a Roma alla prima edizione del Premio all’Imprenditoria Immigrata in Italia, promosso da un manager- di cui non dico il nome come chiede Enrico- responsabile della MoneyGram, società leader nei trasferimenti internazionali di denaro.
Un’interessante iniziativa che ha posto al centro del dibattito il tema del valore per la nostra economia delle imprese gestite dagli stranieri, aziende giovani, con basso capitale investito, che danno occupazione, creano ponti con i mercati dei paesi emergenti, come la Cina e l’India, e secondo le ultime stime rappresentano oltre il 9% del PIL.
Belle e intense le storie degli imprenditori premiati, un vero esempio di slancio, determinazione e passione anche per molti nati in questo Paese da tempo alle prese con una crisi stagnante.
Grazie quindi al bravo manager per questa scelta coraggiosa e controccorente, che ci fa riflettere su come la multiculturalità sia una risorsa anzichè una minaccia, e su come sia importante la contaminazione tra culture diverse per generare ricchezza.
22 maggio 2009 alle 20:14come dici tu, le storie di virtù sono assai diffuse e rappresentano per la maggior parte di noi la quotidianità, che se scritta e raccontata appare ovvia e banale.
un paio di settimane fa mi ha chiamato un collega che ha avuto un incarico europeo e lascerà la consociata italiana. lui sostiene che all’estero su 100 manager 95 fanno un lavoro assolutamente standard, 5 sanno gettare il cuore al di là dell’ostacolo. In Italia invece esiste una situazione molto diversa: 80 sono manager che fanno un lavoro eccezionale e overperformante, e ce ne sono 20 che sono “fannulloni”.
questi 20 sono quelli che ci sputtanano all’estero e non ci fanno progredire. a me la sua ipotesi appare assai plausibile.
…per tornare alla tua richiesta quindi mi pare difficile segnalare piccole continue e numerose cose che la grande maggioranza di noi fa quotidianamente.
26 maggio 2009 alle 13:03ringrazio Marcella per aver dato il via a una bella raccolta di casi. A Simone dico: eh no è proprio questo che ci manca per fare la storia!
Prendiamo per esempio un bel manager, noto e bravissimo, ma non frequentatore di salotti e di media in chiave gossipara. Di lui si parla poco, perchè lavora bene e nell’ombra, ma tanti dei più importanti risanamenti di aziende italiane negli ultimi 20 anni sono merito suo. E si badi bene ha etica e non si presta a essere strumento ne degli imprenditori, ne dei politici di turno, ne tanto meno dei media, salotti ecc. Forse proprio per questo è poco notiziato.
27 maggio 2009 alle 11:51Chi è? E’ Enrico Bondi, che dopo aver risantato Montedison, Telecomo (sino a che non è entrato un certo Tronchetti Provera che non a caso lo ha messo alla porta, perchè lui era molto più bravo), il Gruppo Ligresti e Lucchini ha fatto il miracolo in Parmalat.
E lì oggi senza nessun padrone sta dando a 75 anni il meglio di sè. Anche la stampa ogni tanto si accorge di lui (vedi Affari&Finanza di La Repubblica di lunedì 25 maggio http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/05/25/personaggio/009kondi.html) e allora capita che ne parli bene, ma non in prima pagina perchè questo potrebbe dare fastidio.
Ecco mi piace cominciare da lui a raccogliere storie di manager veri, che hanno le competenze, il cervello, il coraggio e tutto quanto serve per essere dei veri manager. E poi prendono stipendi normali (500mila euro oggi in Parmalat) facendo cose straordinarie, a differenza di quei pochissimi, ma sono poi quelli che ci rovinano l’immagine, che prendono stipendi fuori dalla grazia di dio per fare cose pessime.
Insomma, partiamo da Enrico Bondi che è un bel viatico per valorizzare i manager veri e di valore. E avanti tutta …
Tre storie esemplari e diverse, dal mondo della finanza e del financial advisory.
1) 40 anni, un decennio di successi, carriera e guadagni nella finanza, lavorando per in Germania, Inghilterra, Italia, per grandi nomi e piccole realtà. Managing director in una delle big crollate sotto i colpi della crisi finanziaria. E’ ripartito, anzi non si è mai fermato, come mai? Ha trascorso poco tempo a tramare nei corridoi, molto negli uffici dei sui clienti. Ha realizzato operazioni di successo, per la sua banca e per i clienti. Oggi cercano lui, non un “marchio”
2) Meno di 40 anni, ha lavorato nel financial advisory, nel settore pubblico ed in quello fieristico. E’ stato assunto da una merchant bank pochi mesi prima della crisi. Oggi è uno dei produttori di maggior successo. Il segreto? Capacità tecniche, onestà, sincerità, comprensione profonda delle esigenze dei clienti. Un neofita intelligente, non condizionato da miti e riti della finanza
3) Parente di nomi noti della finanza / industria italiana. Porte aperte nelle società in cui ha lavorato, alle quali portava in doti “le relazioni”. Poi gli altri dovevano lavorare, senza particolari gratificazioni, con risultati dei quali non si è mai sentito responsabile. Un po’ alla volta sta sopraggiungendo il declino, ormai gli sono rimasti soltanto un paio di fidi “scudieri” che lo seguono, ma i mandati sono sempre meno e gli incarichi sempre meno prestigiosi
Avanti tutta …
29 maggio 2009 alle 00:57Io sono quello che il sig. Enrico Pedretti definirebbe il Sig. Rossi della situazione, ovvero un manager che lavora nell’ombra solo ed esclusivamente per il bene dell’Azienda che lo stipendia; vorrei portare a conoscenza di tutti la mia piccola ma significativa esperienza di lavoro.
Ho iniziato venti anni fa in una grande azienda Tessile del nord, che all’epoca annoverava circa 2400 dipendenti dislocati in dieci sedi ed un fatturato di 400 mld/anno; ho iniziato dal livello più basso, ovvero dall’ufficio Tempi e Metodi e dopo circa dieci anni di lavoro intenso e di gratificazioni sono finalemente arrivato al ruolo di Dirigente e di Responsabile di uno dei dieci stabiliemnti della ditta; la realizzazione di un sogno per un lavoratore dipendente.
Purtroppo il settore Tessile ha passato un periodo tragico tale che, mio malgrado, ho dovuto cambiare azienda e ricollocarmi nella medesima posizione in una piccola Filatura sempre nel nord Italia, gestita da due ragazzi giovani (li considero tali in quanto non ancora quarant’enni ed io ne ho 45 oggi) che mi davano l’impressione di essere in grado di attraversare questo periodo tragico per il tessile con il mio aiuto ed i mie consigli.
Invece mi trovo davanti due persone presuntuose ed incompetenti (come spesso accade per le seconde generazioni di imprenditori che nulla hanno a che fare con i genitori) con le quali devo discutere delle più semplici regole comportamentali aziendali e dove spesso devo sottostare al volere del Padrone.
Alla fine dò cinque lunghi anni di lotta e dopo aver dedicato, come sempre noi manager facciamo, tutto il mio tempo all’Azienda (famiglia e salute passano sempre in secondo piano rispetto al lavoro) mi trovo licenziato per il solo fatto di aver osato alzare la testa e aver difeso a spada tratta, la mia dignità professionale e di uomo.
Venti anni di lavoro nel settore, esperienza maturata anche all’estero, riconosimenti da parte di tutte le persone con cui ho lavorato e collaborato non sono serviti a nulla di fronte all’arroganza ed ignoranza di certi presunti imprenditori cui è indirizzata tutta la mia disistima.
Questa piccola storia per ricordare a tutti i colleghi che dobbiamo essere anche e soprattutto imprenditori di noi stessi e non solo mezzi di arricchimento dei nostri datori di lavoro che comunque si libereranno di noi nel momento in cui lo riterranno opportuno senza ricordarsi di quanto di buono abbiamo fatto per le loro aziende.
Speriamo che in futuro la legislazione riesca a tutelare in modo più efficace la nostra categoria.
Un saluto ed un “in bocca al lupo” a tutti i colleghi
8 giugno 2009 alle 09:57seganalo il bel commento che Francesco Alberoni ha fatto oggi su Il Corriere della sera nella sua rubrica Pubblico&Privato che compare in prima pagina con il titolo Le doti dei bravi manager (non tutti superpagati).
8 giugno 2009 alle 12:25Insomma, cominiciamo ad avere buone sponde per continare l’azione di valorizzazione del management.
Bravo Alberoni …
ringrazio Alessandro Allocchio per la sua testimonianza.
8 giugno 2009 alle 13:10ha colto in pieno lo spirito di questo post e di quello che vogliamo e dobbiamo fare. Devo dire che lo ha colto come dicevo sopra anche Francesco Alberoni che in chiusura del suo commento dice: <>.
http://www.corriere.it/editoriali/alberoni/09_giugno_08/alberoni080609_4507732a-53dd-11de-b645-00144f02aabc.shtml
Quindi, avanti tutta siamo sulla buona strada e non siamo più soli.
L’idea di Enrico è ottima: servono storie di uomini e donne che non si arrendono, che si rimboccano le maniche in questo periodo molto difficile. Dietro a grandi aziende, anche italiane, ci sono manager efficienti. E non è un caso che proprio le imprese che si affidano a una gestione manageriale hanno le performance migliori. Penso ad esempio a Giovanni Rana, che ho ascoltato con interesse nel corso della presentazione del servizio di Job Placement lanciato da Manageritalia Verona. Il “re dei tortellini” è sbarcato in Francia e in Germania e la sua azienda è cresciuta nell’ultimo anno del 14%. Il segreto del suo successo? L’ha dichiarato lui stesso: correre i rischi e affidarsi a dei manager di valore.
9 giugno 2009 alle 15:07Sono pienamente d’accordo, anche perchè sostengo da sempre che il “bravo” manager e colui che deve ottenie risultati attraverso altre persone; quindi deve saper programmare organizzare guidare e controllare.
Sono convinto che la concezione di managerialità sia scarsamente sviluppata nelle nostre aziende che in confronto ai mercati internazionali sono in maggioranza da classicirae “piccole”
Credo che valga la pena di incrementarne la figura del manager sotto l’aspetto professionale , culturale, formativa per rendere un gran servizo all’impresa ed al mercato in cui si colloca sia esso di acquisizione che di sbocco.
Lupi Pietro Paolo
14 giugno 2009 alle 18:04Inizio subito con la frase : LE RELAZIONI SONO IMPORTANTISSIME!
Un manager che ha relazioni può essere per la sua azienda un eccellente
risolutore di problemi , meglio rispetto ad un manipolo di giovani laureati (e non) volenterosi e
pieni di entusiasmo!
Le relazioni nella maggior parte dei casi, costituiscono un legame di garanzia e un rapporto di fiducia forte tra le persone.
Nel mio presente lavorativo mi trovo a risolvere situazioni ingarbugliate create da altri e a risolverle, grazie alle relazioni che ho e che coltivo da anni.Infatti partecipo ai seminari
conviviali ma non solo per il piacere di partecipare , ma anche perchè sono occasioni
preziosissime di incontri e di relazione. I giovani devono frequentare questi ambienti
per fare relazioni , crescere e migliorarsi e poi usare i vari network sociali per consolidare
quelle relazioni e tenerle sempre vive e accese!
In questo senso oltre a ManagerItalia , il network che consiglio è Connecting Managers dell’amico presidente Luigi Fusco.
Questa secondo me è la medicina OGGI per i manager e le aziende : coltivare
le relazioni tra i manager , tra le aziende e con i clienti.
Saluti
PA
3389404248
2 luglio 2009 alle 08:15Ritengo che l’amministratore delegato della azienza Aprile Project SpA , al quale riporto direttamente ed esclusivamente, ha saputo anticipare le problematiche della crisi avendo informazioni reali grazie al network aziendale internazionale . La sua capacità è stata quella di analizzare alla radice i segnali, pur labili, che altri avrebbero sottovalutato e la sua managerialità l’ha materializzato precettando i suoi diretti collaboratori accettando anche interpretazioni diverse e da lui non condivise inizialmente , ha dato fiducia ed autonomie
nell’ambito di programmi concordati.
Condivide ed approva la mia partecipazione attiva a ManagerItalia e non ha alcuna remora alla partecipazione degli altri dirigenti (pigri purtroppo)
Cordialmente
Raoul
23 luglio 2009 alle 18:29ottimo Raul vedo che hai colto nel segno fare il manager e bene vuol dire condividere e coinvolgere tutti nel proprio progetto, disegno ecc. E questo non tanto e non solo per spirito altruistico o bontà, ma proprio perchè solo più occhi, orecchie e menti possono garantire di leggere al meglio lo scenario e le sue molteplici sfaccettature. Certo poi al momento di decidere, della decisione finale si è spesso soli e ci si assume in toto la responsabilità – almeno questo dovrebbero fare i bravi manager – ma sempre grazie all’apporto di tutti.
Ciao a presto enrico
4 agosto 2009 alle 10:35I vostri contributi sono ottimi e vale la pena di continuare e insistere nel segnalare e evidenziare manager e esperienze manageriali di eccellenza.
Intanto vi segnalo due iniziative che vanno in questo filone:
- il Premio Eccelenza Manageritalia, per il quale si stanno raccogliendo le candidature e che a novembre premierà a Milano i manager scelti tra i candidati dall’autorevole giuria
- l’interessante articolo comparso, all’interno delle serie professioni, quest’estate su Il sole 24 Ore
quindi avanti tutta e conto su tutti per rispondere al nostro appello
Enrico
8 settembre 2009 alle 18:00Mi fa molto piacere questa iniziativa di Enrico Pedretti perchè mi da la possibilità di parlare di un dirigente “molto riservato” che ha salvato, anche lui, un certo numero di aziende, anche se non delle dimmensioni di Montedison e Parmalat, facendolo con una competenza, professionalità e uno stile che ho visti in pochissime occasioni. Sì, ripeto stile, perchè in questi momenti è un qualcosa che è molto difficile da trovare. Credo che tra le caratteristiche principali che ho avuto modo di apprezzare negli anni durante i quali ho avuto la fortuna di lavorare con questo dirigente sono anche la lucidità e l’immediatezza con le quali ha sempre preso le decisioni pianificando e realizzando immediatamente gli interventi che hanno salvato molte situazioni. Decisioni in cui però a rischio ha messo sempre soltanto se stesso.
23 settembre 2009 alle 20:28Adesso purtroppo gravi problemi di salute gli hanno tolto la possibilità di continuare a contribuire con la sua professionalità in un momento in cui queste persone possono aiutare a risollevarci dalla crisi. Ha insegnato a lavorare a me e a molti altri a nome dei quali ho voluto fare questo intervento. Vorrei però aggiungere: perchè non cerchiamo di fare in modo di far lavorare insieme la vecchia e la nuova generazione? La vecchia generazione corre meno “rischi”: potrebbe mettere a disposizione il proprio cerevello, allenato da anni di lavoro, per contribuire a studiare una serie di iniziative che ci consentano di uscire dal tunnel.