A margine del summit G20, Norenna Hertz, leader del movimento no-global di Seattle di dieci anni fa, ci ha ricordato le opinioni anticipatorie sulla crisi che allora vennero espresse e prontamente bollate come velleitarie e utopistiche.
In Italia, già nel 2002 l’economista Marco Vitale in un suo saggio analizzava le distorsioni del top management, denunciando gli eccessi retributivi spesso del tutto ingiustificati rispetto ai risultati prodotti, invocando cambiamenti del contesto sociale ed economico.
Analoga presa di coscienza – finalmente globale – chiude il summit dei potenti del mondo, in piena tempesta economica. Tanto tempo ci voleva per capire che si stava prendendo una strada ad altissimo rischio, che il marginalizzare le questioni legate all’etica avrebbe condotto al crollo della fiducia e quindi al crollo della domanda?
Le ragioni di questa crisi sono profonde e vengono da lontano, sono etiche prima che finanziarie ed economiche. E per uscirne, invertendo la rotta, occorre proprio ripartire dall’etica, parola di origine greca che significa carattere, forza interna, disposizione di una comunità.
Per ricostruire il capitalismo non sulle sabbie mobili, ma sui principi saldi della responsabilità, della competenza, della solidarietà, dell’equità.
L’individualismo ingordo e l’avidità hanno generato il blocco dello sviluppo, come è ben dimostrato dal fatto che il nostro reddito pro-capite è retrocesso a quello di dieci anni fa.
Una crisi che ci invita a scegliere nuovi modelli e nuovi paradigmi organizzativi: dall’ansia del breve termine alla prospettiva del medio-lungo termine, dall’efficientismo esasperato al coraggio dell’innovazione e della creatività, dall’individualismo sfrenato alla collaborazione e condivisione nella rete.

Come non essere d’accordo con Marcella Mallen?
15 aprile 2009 alle 16:46Ma si può dire anche qualcosa di più : chi ha rotto gli schemi (e l’etica) è stato, secondo me per primo, il mondo finanziario; quello che non fa riferimento all’economia reale ma alla “ingordigia” di cui parla Marcella.
E gli investitori, per restare con i loro capitali nella economia reale, hanno imposto alle aziende parametri di crescita e di redditività paragonabili a quelli finanziari ed è così che è iniziata una rincorsa al risultato a ….qualunque costo.
Non è stato poi difficile trovare manager senza scrupoli, capaci di fare promesse e piani di sviluppo troppo ambiziosi che, nel breve, hanno garantito i loro bonus stratosferici ma che, alla fine, si sono rivelati, sul piano sociale e della economia reale, un “bagno di sangue” .
E allora ?
E allora, che riformino pure il capitalismo, le sue regole, i suoi valori, ma non dimentichino
di inserire ogni tipo di meccanismo che, in futuro, regoli e disincentivi certe rendite finanziarie, quando non legate allo sviluppo reale ed a risultati socialmente tangibili.
Come non essere daccordo con Marcella e Luigi!?
16 aprile 2009 alle 11:14Individualismo ingordo, storture nel sistema finanziario, finanza (per parafrasare il ministro dell’economia) ispirata a principi non etici, ricadute perverse( che ben sottolinea Luigi) sul sistema produttivo… e quant’altro.
Il Comunismo proponeva di superare ciò in nome di una gestione collettiva ed ha fallito perchè tutto è stato tranne che questo.
Oggi perfino la Chiesa chiede di superare il Capitalismo, o perlomeno quello degli spiriti selvaggi.
Ma la domanda è: chi e con quali strumenti ed a fronte di quali interessi?
Certo è una prospettiva nuova che non si può pensare che si sviluppi in modo sereno e lineare. Lo sforzo dovrebbe essere indirizzato a trovare strade che evitino implosioni disastrose o interventi esterni distruttivi.
Una speranza è che Obama apra una strada verso un diverso ordine mondiale ed una diversa concezione del profitto. Apra, perchè non sarà certo lui a poterla risolvere e forse non sono ancora maturi tempo e cultura.
Noi come Associazione, nel nostro piccolo credo che possiamo aiutare a costruire una cultura del “managemet etico” ,della partecipazione diffusa alla gestione d’impresa condividendo rischi e benefici. Ma possiamo continuare ad essere sempre più nella società portatori della cultura della solidarietà e della partecipazione convinta, con il nostro patrimonio di idee e di valori.
Buon lavoro a tutti noi
Etica questa parola sconosciuta….
Dove nasce la crisi?
Quale è la causa o quali sono le cause primarie?
Cosa fare?
Quale ruolo devono avere i Manager?
Quattro domande alle quali personalmente dò una risposta ferma:
La crisi nasce dall’ingordigia dei mercati e degli investitori che trovano nel mercato azionario non più il modo per finanziare gli investimenti per lo sviluppo ma solamente un modo per “fare soldi facili”, un posto dove speculare incuranti dell’etica.
Cosa fare?
Semplice, riprendere il controllo Manageriale ed imprenditoriale delle aziende lasciando le chimere del mercato azionario che ormai ha perso il primo ed unico vero significato di fonte di finanziamento per le aziende diventando solo uno strumento speculativo per gli azionisti e per chi gioca in borsa.
Le Borse dovrebbero essere chiuse e dovrebbe essere rifondato un sistema per la corretta valorizzazione delle ziende e per il finanziamento del loro sviluppo.
Le società di rating andrebbero controllate e severamente punite per “speculazioni”.
I problemi vanno risolti alla base delle loro cause primarie e la crisi economica nasce dalla deriva del mercato azionario e degli obiettivi a brevissimo che vengono dati ai manager perdendo di vista il futuro a medio e lungo termine.
Il controllo a brevissimo del business e le richieste di risultati immediati è solo un derivato dei risultati di borsa ed i manager che vengono misurati su questo ed ai quali vengono dati riconoscimenti tramite stock option o simili non possono che “barare” per ottenere oggi quanto più possibile.
L’etica del business e delle persone è stata divorata da questa febbre ed il risultato finale se non si interviene non saranno solo i “sequestri” ma la guerra civile, che sta maturando sempre più rapidamente e che porterà ad una lotta fisica con distruzione di ville e beni di chi ha fatto i soldi “speculando” sulla vita degli altri.
Se esistono veri manager, ancora con un’Etica, allora si diano da fare, escano allo scoperto, diventino i Cavalieri difensori della qualità della vita, seminino quella cultura dell’Etica ormai in disfacimento, vadano alle radici, strappino quelle delle “saprofite” che altro non fanno che infestare ed uccidere ciò che ci potrebbe essere di buono.
Paolo Fedi
18 aprile 2009 alle 11:18