Come noto i periodi di crisi provocano un riposizionamento dei consumi, dei quali alcune aziende approfittano. Sono infatti relativamente ridotti i casi di azzeramento di determinate voci di spesa e quella per le vacanze è divenuta da alcuni anni una voce alla quale si rinuncia con difficoltà crescente.
Per il turismo italiano possono quindi presentarsi opportunità in una fascia di clientela italiana che negli scorsi anni si era orientata a viaggi e vacanze e all’estero ed ora è costretta a fare i conti con budget più ridotti.
Ma i potenziali win-back sono tutt’altro che facili:
-la destinazione italiana non deve essere vissuta come un ripiego: si può veicolare il concetto di una sorta di anno sabbatico, di riposo rispetto a grandi ed intensi viaggi degli anni scorsi. Scenario adatto per la riscoperta di angoli meno noti della penisola, per percorsi legati al benessere e alla tranquillità, alla vita semplice;
-le classiche località di mare devono comunque offrire qualche attrazione o iniziativa in più, proprio per non dare l’idea di una scelta di ripiego;
-occorre puntare sui c.d. periodi “di spalla” nei quali i prezzi sono molto più bassi e la disponibilità molto elevata. Quest’anno le imprese dovrebbero vedere con piacere la distribuzione dei periodi di ferie su un arco temporale più lungo, che le aiuterebbe a mantenere bassi livelli di produzione senza costi aggiuntivi. Andrebbe lanciato una sorta di programma con questi obiettivi in collaborazione con le Associazioni imprenditoriali, facilitando la concomitanza dei periodi feriali delle famiglie;
-grande attenzione al rapporto qualità/prezzo, quest’anno più che mai;
-con meno giorni a disposizione la pianificazione dei trasporti (es.voli verso il sud Italia) dovrà essere estremamente accurata;
-crescerà ulteriormente il mercato dei “week-end lunghi”, da stimolare con iniziative ed incentivi.
Quanto alla clientela straniera, mancherà probabilmente all’appello una fascia medio-alta, proveniente anche da paesi emergenti, che negli ultimi anni ha dato buone soddisfazioni, specialmente agli operatori specializzati.
Sarebbe però l’occasione giusta per arricchire l’offerta, puntando anche su nuove destinazioni, meno conosciute o ingiustamente accantonate.
La sfida è interessante e richiede molta professionalità. Gli operatori più collaudati ed esperti sapranno trarne beneficio, le organizzazioni più grandi dovranno passare attraverso un’ennesima cura riorganizzativa. Con un auspicio: investano maggiormente sulla professionalità di dirigenti e quadri e sulla cultura del servizio e non si sentano troppo orfani della frenesia del mattone, che negli ultimi ha causato più danni che benefici a questo settore fondamentale dell’economia italiana.

A Mario
23 aprile 2009 alle 08:36condivido pienamente quanto dici.
Per fortuna in Italia abbiamo un immendo patrimonio e vantaggio competitivo che nessuno ci può rubare: storia, cultura ecc.
Purtroppo però quello che i nostri avi hanno costruito in millenni, noi non lo riusciamo a valorizzare adeguatamente, anzi quasi per niente. Storia vecchia trita e ritrita.
Penso che ci voglia un coordinamento centrale serio da parte dello stato, che è il maggior azionista di questo patrimonio, e poi si professionalità manageriali, imprenditoriali ecc. in grado di sviluppare un offerta adeguata ad un mkercato mondiale che ha sete di storia, cultura e stimoli. Ma se manca il manico e i privati non trovano quel minimo comun denominatore il progetto non decolla.
Pensare che il turismo potrebbe anche essere il nostro unico business, pensare che potremmo divantare la patria di tantissime alte professionalità che da noi potrebbero vivere, venire a passare periodi di lavoro o sabbatici proprio per vivere in mezzo a questi indispensabili stimoli di ieri e di oggi (pensiamo a design, moda ecc.) utili alla loro mente e professione.
Bisogna di certo sviluppare e dare incentivi all’iniziativo imprenditoriale, manageriale e professionale privata, ma bisogna anche mettere il turismo al centro.
Perchè facciamo tanto per la Fiat (forse anche giustamente) e nulla per il turismo.
Allora cominciamo a chiedere alla politica che invece di perdersi in mille rivoli e distretti metta la centro dello sviluppo il turismo e tutto quello che ne consegue.