Nell’ambito dell’operazione FIAT – Chrysler è stata annunciata di recente la disponibilità da parte del sindacato americano dei metalmeccanici (UAW) a convertire in azioni la metà dei 10,6 miliardi di dollari vantati come “obblighi sanitari” verso Chrysler stessa e oggi dovrebbe arrivare la firma dell’accordo.
Vi proponiamo un’indagine di Manageritalia sul salvataggio di Chrisler con l’ingresso nel capitale dei lavoratori e dei sindacati e l’ipotesi di passare anche in Italia ad un sistema più partecipativo.
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TAG: Fiat-Chrysler, indagine

Ad una prima lettura delle agenzie sembra un buon accordo. Il passaggio attraverso il Chapter 11 mi è sempre parso fondamentale per garantire una ripartenza rapida e non logorarsi in cause e contenziosi con innumerevoli creditori.
1 maggio 2009 alle 00:05Il socio di maggioranza sarà VEBA, il fondo sanitario dei lavoratori pensionati, che convertirà crediti per quote non versate in azioni: una buona soluzione, mi pare, perché il Fondo dovrebbe assicurare nel breve periodo le prestazioni sanitarie e disinvestire gradualmente, recuperando così la liquidità necessaria a garantire le prestazioni nel lungo periodo.
Ora inizia la sfida industriale e, soprattutto, commerciale di Fiat Chrysler.
certo che c’è una bella differenza tra quanto sta accadendo in USA con Chrysler Fiat (Fondosanitario dipendenti nell’azionariato e in cda) e quello che succede in Germania (dove non c’è azionariato, ma solo presenza di rappresentanti lavoratori nel comitato di sorveglianza). Pensiamo poi alla fine ingloriosa che fece il tentativo di Alitalia, doce i dipendenti entrarono come azionisti.
2 maggio 2009 alle 11:23In ogni caso, vedo in giro da parte del sindacato nostrano (Cgil in primis) poca voglia di mettersi in gioco. E per un modello più partecipativo c’è bisogno di mettersi parecchio in gioco e di cambiare atteggiamento ecc.