I piani anticrisi messi a punto dalle aziende sono troppo tradizionali, basati quasi esclusivamente sul taglio indiscriminato dei costi, da quello del lavoro a quelli di ricerca & sviluppo e di formazione.
Non sembra anche a voi un approccio semplice ad un problema complesso?
Come non pensare alle disastrose conseguenze di scelte tutte orientate a tamponare rischi immediati, ma prive di qualsiasi efficacia rispetto alle prospettive di continuità aziendale?
Una visione miope e ristretta, destinata a determinare nel tempo una diminuzione delle competenze manageriali, un impoverimento della capacità di sperimentare e, in definitiva, una perdita di futuro.
Mai come in questa crisi la perdita di posti di lavoro manageriale equivale a una perdita secca di sapere produttivo, perché a lasciare la scrivania e uscire dalle aziende sono spesso manager ancora nel pieno delle loro potenzialità lavorative e ben lontani dalla pensione. Il nostro sistema produttivo può permettersi questo spreco di risorse pregiate?
Credo proprio di no, è una strada sbagliata, perché il futuro si costruisce partendo innanzitutto dalla fiducia nelle proprie risorse e nei propri talenti, che vanno sviluppati e valorizzati.
E’ solo dagli ambienti collaborativi caratterizzati dalla qualità delle relazioni professionali e personali e da un clima di fiducia che nascono, infatti, le idee nuove, capaci di dare il via ai processi di innovazione di prodotti e servizi.
Ritrovare la fiducia, vincere la paura del peggio sono considerate da tutti i presupposti indispensabili per uscire dal tunnel della crisi.
Un’affermazione facile da condividere, ma difficile da applicare nella gestione operativa, dove si continua a tagliare, ridurre, rinviare, limitare il rischio d’impresa.
E se invece di stare sulla difensiva si cambiasse schema di gioco? Come?
Prendendosi cura delle persone in azienda, supportandole con programmi di formazione, di sviluppo e di welfare organizzativo: investimenti con sicuri ritorni in termini di aumento della motivazione e, quindi, della produttività.
Non sono provocazioni manageriali, ma piuttosto buone pratiche manageriali, oggi attuate da quelli che hanno lo sguardo meno offuscato dalla paura ed il coraggio di innovare.

il problema è ridisegnare l’impresa, obiettivi e strumenti.
i tagli avvengono soprattutto nelle imprese di maggiori dimensioni, spesso orientate ad ottica di breve e che negli ultimi anni hanno trascurato troppo i costi.
non tutti i tagli sono negativi e la tempistica è importante.
le pmi invece da sempre molto attente ai costi spesso pagano un deficit di cultura imprenditoriale che dovranno nei prossimi mesi cercare di colmare velocemente, pena l’uscita dal mkt.
23 aprile 2009 alle 16:38Vorrei agganciarmi a quanto diceva Marcella per fornire un ulteriore elemento di riflessione circa la mancanza di cultura manageriale nelle nostre PMI.
24 aprile 2009 alle 16:55La struttura imprenditoriale (97,7% delle nostre imprese è sotto i 50 addetti) da elemento caratterizzanrte la forza della nostra economia, studiato ed inviadiato da tutti, rischia di diventare una zavorra che, nei prossimi anni, potrebbe rallentare, se non addirittura affondare il nostro sistema.
La crescita dimensionale delle PMI è ormai riconosciuta come inevitabile, auspicabile e da realizzare nell’immediato. Sopratutto riflettendo sul fatto che ormai molte delle nostre PMI “pensano ed agiscono”, in termini di strategie, in grande, spesso fermandosi per carenza di competenza specifica.
Qualunque sarà la modalità con cui avverrà la crescita dimensionale delle PMI (partecipazioni, fusionie etc) la componente umana sarà la variabile vincente e l’investimento nelle competenze manageriali rappresenterà la vera sfida dei prossimi anni.
La miopia è un difetto, ma si corregge!